L’‪‎Acqua‬ ‪Augusta‬ di ‪Serino‬: una ‪fonte‬ di ‪‎meraviglie

Sabato 16 Gennaio 2016, dalle 10.30, presso il Ristorante Scintilla Eventi di Via Terminio, a Serino, si terrà il Convegno “L’Acqua Augusta di Serino: una fonte di meraviglie”.

L’evento è organizzato dalla Sezione di Serino della F.I.D.A.P.A (FEDERAZIONE ITALIANA DONNE ARTI PROFESSIONI AFFARI, International Federation of Business and Professional Women).
I lavori saranno presieduti da Giuseppina Cirino, Presidente FIDAPA di Serino. Al convegno interverranno Giovanni De Feo dell’Università degli Studi di Salerno, lo storico locale Ottaviano De Biase, l’esperto di centuriazioni romane Giacinto Libertini, il dirigente quadro dell’ABC di Napoli Bruno Miccio, e lo scrittore Nino Leone.
L’Aqua Augusta di Serino è considerato uno dei più imponenti e complessi sistemi acquedottistici di epoca romana a livello mondiale. L’acquedotto, infatti, è eccezionale per dimensioni (il tronco principale era lungo circa 103 km e le diramazioni circa 60 km) e complessità tecnica. Esso portava abbondante acqua di grande qualità da sorgenti della zona di Serino, a sud di Abellinum, a una serie di città attestate in una iscrizione relativa ad un restauro effettuato in epoca costantiniana (324/326 d.C.): Puteoli, Neapolis, Nola, Atella, Cumae, Acerrae, Baia and Misenum. Evidenze archeologiche dimostrano che erano servite anche città della costa vesuviana (Pompei, Herculaneum) distrutte nell’eruzione del 79 d.C.
L’obiettivo principale era fornire acqua a due principali porti dell’Impero, quello civile di Puteoli e quello militare di Misenum. Importantissimi ulteriori obiettivi erano quelli di fornire acqua a colonie e comunità legate al potere augusteo e a molte numerose illustrissime residenze nella zona servita.
L’acquedotto, forse realizzato tra il 33 e il 12 a.C. quando Marcus Vipsanius Agrippa era curator aquarum a Roma, subì gravi danni, almeno per quanto riguarda la diramazione che interessava Pompei e centri vicini, con l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Successivamente dovette subire danni conseguenti a periodi di insufficiente manutenzione tali da giustificare i grossi interventi testimoniati dalla iscrizione di epoca costantiniana.
Non vi sono testimonianze dirette a riguardo del periodo in cui l’acquedotto cessò di funzionare. Tuttavia è noto che Alarico, nel 410 d.C., dopo aver saccheggiato Roma devastò la Campania, attaccando in particolare Neapolis e Nola e danneggiando gravemente le aree circostanti. È probabile che in tali eventi l’acquedotto fu gravemente danneggiato in alcuni punti fondamentali e che la gravità delle crisi generale, sia da un punto di vista organizzativo che economico, ne impedì la riattivazione.
A partire dal 456 d.C. la Campania patì molteplici incursioni da parte dei Vandali che arrivavano via mare e ciò testimonia che oramai la flotta romana non aveva più la capacità di contrastare invasioni via mare. Pertanto era venuta meno la principale motivazione per l’esistenza dell’acquedotto augusteo, ovvero la necessità di approvvigionamento idrico del porto militare di Misenum.
L’eruzione vesuviana del 472 d.C., detta eruzione di Pollena, danneggiò pesantemente l’area nolana e la porzione intermedia dell’acquedotto e ne avrebbe bloccato la funzione, laddove fosse stato ancora in attività. Infine, la testimonianza storica di Procopius Caesarensis a riguardo del taglio di un acquedotto che consentì a Belisarius di penetrare in Neapolis nel 536 D.C., interpretabile come testimonianza della persistenza della funzione dell’acquedotto augusteo, si può spiegare meglio come il taglio di un acquedotto inattivo da molti decenni e che perciò non destò alcun allarme fra i napoletani, serviti da un più antico acquedotto, vale a dire il cosiddetto Bolla/Volla.
Lo studio di antiche infrastrutture idrauliche è in genere affrontato in base alle caratteristiche tecniche e alle testimonianze ricavate dai testi classici o dalle testimonianze archeologiche. Al contrario, poca attenzione è dedicata all’inquadramento delle strutture nel contesto sociale, economico e politico del territorio attraversato, o delle città e attività servite. Metodo che i relatori hanno adottato nel condurre gli studi che saranno presentati al Convegno.
Saranno evidenziati quali civitates o insediamenti erano serviti e perché alcune civitates, benché nella stessa area regionale, erano invece escluse. Saranno inoltre accennate le strade principali e le centuriationes delle zone attraversate. Ciò permette di osservare nettamente come grandiose opere, quale fu l’acquedotto augusteo di Serino, non erano monumenti isolati ma integrati in un contesto di governo e organizzazione del territorio assai capillare, esteso e programmato.

1 Commento

  1. Massimo Marchitto

    Mio Nonno fu l’ing. Nicola Marchitto che, intorno al 1885, ebbe l’incarico di progettare, e quindi seguire, il neo acquedotto del Serino, sulle ceneri di quello romano.
    Purtroppo non so altro!
    Se esistono documenti, o quant’altro, sul lavoro progettuale di mio Nonno, mi farebbe molto piacere saperlo.
    Grazie.
    Avv. Massimo Marchitto

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