La crisi idrica prossima ventura

12 Settembre 2008 | Categoria: provocazioni_da_alchimista

La crisi idrica prossima ventura

di Maurizio Galasso (l'Alchimista)

 

Il riscaldamento globale e le sue conseguenze climatiche sono oramai patrimonio comune anche delle pubblica opinione con la stragrande maggioranza dei politici, degli scienziati e dei mass media che battono sulle cause antropogeniche di questi fenomeni contraddetti da una sparuta minoranza che optano per un cambiamento climatico non atropogenico come ce ne sono stati tanti nella storia della terra.(cfr il club Galileo di Battaglia , Veronesi ed altri).
Sia esso dovuto a cause antropogeniche o meno un dato è certo ed è che il clima sta cambiando e ciò comporterà dei problemi che vanno affrontati seriamente , senza isterismi ma con la consapevolezza che nel mondo della globalizzazione con oltre sette miliardi di abitanti sulla terra ogni azione sbagliata può avere pesanti e gravi ripercussioni sull' umanità.
I problemi più gravi che si troverà ad affrontare l' umanità sono sicuramente legati alla disponibilità di energia e materie prime ed in particolare alla disponibilità di acqua.
Su scala planetaria le risorse idriche sono immense e superiori a qualunque necessità umana ma occorre ricordare che la quasi totalità è acqua salata e quella dolce è distribuita in maniera del tutto ineguale sulla terra.(cfr Ingegneria ambientale e Le scienze vari numeri)
Si potrebbe dire che con le moderne tecniche è facile dissalare l' acqua di mare ma anche se ciò è in parte vero occorre disporre di fonti energetiche sufficienti e si ricade nel problema legato all' inscindibile binomio materia energia che alla fine è il nodo cruciale da affrontare.
Le acque poi possono non essere disponibili perché inquinate o troppo lontane dal punto di utilizzo per cui non siamo di fronte ad una carenza in assoluto ma ad una carenza relativa che finisce per affliggere una larga parte dell' umanità per i vari motivi elencati.
Ma senza voler analizzare il problema globale è utile dare uno sguardo in casa nostra.


La situazione italiana

L' Italia si trova in quella fascia mediterranea che ha fatto e fa da cerniera tra l' Europa continentale e l' Africa settentrionale e come tutte le fasce di transizione sono quelle che maggiormente risentono dei fenomeni di cambiamento.
In particolare il Sud Italia già in passato sofferente per gravi carenze idriche estive , oggi solo in parte mitigate, corre seri rischi di rivivere quello che la generazione attuale ha solo come ricordo dei propri genitori.
Nello spazio tra le due guerre mondiali le file per l' acqua presso le poche fonti di approvvigionamento che, specie nelle estati torride, rimanevano attive sono un racconto che i miei coetanei hanno sentito dai loro padri e dai loro nonni e che ha avuto un lungo strascico anche nel secondo dopoguerra.
Nel Sud della penisola in particolare tali immagini sono rimaste presenti fino alla fine dello scorso secolo mentre ancora oggi ampie zone del Sud e soprattutto della Sicilia soffrono nelle estati più calde per effetto di gravi penurie idriche.
Con le dovute differenze tra Nord e Sud Italia le perdite delle reti idriche e la cattiva gestione del sistema non fanno che aumentare i disagi già esistenti legati ai fenomeni naturali.


La situazione in Campania ed in Irpinia

Sicuramente la Campania e l' Irpinia non sono esenti dal problema ed anzi per molti versi sono lo specchio emblematico della situazione legata alla crisi idrica , alle sue cause ed alle sue conseguenze.
La Campania è una delle regioni più popolose del paese ma nonostante ciò, anche in conseguenza dei trasferimenti idrici , non dovrebbe avere particolari problemi, ed a maggior ragione non dovrebbe avere problemi l' Irpinia, in questo caso nonostante i trasferimenti idrici.
La Campania ha grosse riserve idriche nei rilievi carbonatici ( Matese , Picentini , Alburni , ecc) ed in varie vallate fluviali (Volturno , Sele , ecc).
Oltre a ciò nel mentre trasferisce risorse verso la Puglia tramite l' Acquedotto Pugliese (dalle sorgenti di Cassano e Caposele) e l' Ente irrigazione (diga di Conza) riceve dal Molise e dal Lazio cospicue integrazioni idriche.
Nel complesso la regione potrebbe vivere con una certa tranquillità i problemi connessi con la gestione del patrimonio idrico anche se questo in realtà non sembra avvenire probabilmente per le carenze gestionali connesse.
Lo stesso può dirsi per l' Irpinia anche se in questo caso il saldo appare ampiamente negativo.
L' acqua ceduta all' esterno del territorio irpino è di gran lunga superiore a quella ricevuta e sicuramente una rivisitazione del sistema è d' obbligo.
In Irpinia , dove per Irpinia non si intende il territorio racchiuso nei precisi limiti amministrativi ma anche i territori contermini che condividono con la provincia di Avellino i sistemi idrici,nonostante il saldo negativo e ribadendo la necessità di una revisione dei trasferimenti all' esterno si ritiene che una corretta gestione dei sistemi idrici possa evitarci gravi problemi di carenza idrica.
Nonostante ciò chi scrive è particolarmente pessimista non per i dati oggettivi del problema ma per la dimostrata incapacità gestionale non solo dei gestori veri e propri ma anche delle amministrazioni e delle autorità coinvolte nel discorso.
Solo qualche esempio servirà a chiarire lo scenario in atto.
Il principale gestore idrico dell' ATO 1 (Ambito Territoriale Ottimale) Calore Irpino ( che comprende le province di Avellino e Benevento) è l' Alto Calore Servizi Spa (con il suo doppione (!) Alto Calore Reti ed Infrastrutture Spa) e gestisce una portata molto vicina ai 2500 lt/sec.
Per stessa ammissione della società le perdite idriche sono all' incirca il 45% (dati del Piano d' Ambito).
Tenendo conto che un 10% di perdite è fisiologico la disponibilità teorica per gli utenti è di 2250 lt/sec mentre quella effettiva è di 1350 lt/sec circa di fatto si sciupano circa 900 lt/sec senza che il gestore operi una serie programmazione nel recupero di questa risorsa, al contrario le iniziative in essere riguardano sostanzialmente solo nuove captazioni.
Si pensi , infatti , che con una dotazione idrica di 200 lt/ab * g(dotazione media italiana) si dovrebbero poter rifornire con una simile portata più di 1.000.000 di persone mentre con una utenza di circa la metà si va periodicamente in crisi ogni estate.
Al contrario l' unica attività del gestore è quella di raschiare sempre di più il fondo del barile come nel 2003 quando per fronteggiare la crisi idrica che causò il fermo di alcuni pozzi per eccessiva depressione della falda non si trovò di meglio da fare che approfondire i pozzi per "succhiare" altra acqua da bacini già ampiamente depauperati.
Vale poi la pena di riportate le idee di un illustre professore universitario con importanti incarichi amministrativi nel settore.
Secondo tale professore , a quanto mi si dice da varie parti, si potrebbe combattere la crisi idrica eliminando le attività maggiormente idroesigenti quali l' agricoltura (in particolare la coltivazione dei pomodori) in quanto non produttiva ed assistita, importando dall' estero (anche a prezzi più bassi) quanto ci occorre.
La visione del problema ci appare limitata in quanto , anche a poter dire ad agricoltori, trasportatori e conservieri che da domani dovranno inventarsi una nuova esistenza (non si sa quale) e sperando di importare (dalla Cina probabilmente) prodotti decenti, non ci sembra corretto che per eliminare le criticità di una gestione fallimentare si vanno a dilapidare nuove risorse,sia pure distolte da altri usi, invece di correggere gli sprechi del sistema.
Ma non sono solo gli sprechi palesi a ad inficiare la gestione del sistema idrico ed a volte anche iniziative che sembrano essere volte al risparmio ed al riuso delle acque alla fine costituiscono un vero e proprio attentato ad una corretta gestione delle acque.
L' esempio è dato dal Commissariato di Governo per l' Emergenza Sarno che da tempo ha nei suoi programmi un progetto teso a trattare le acque del depuratore di Mercato S. Severino per poter poi sollevare a monte quanto trattato e fornirlo alle concerie come acqua depurata da riutilizzare.
A tal fine sta operando affinché le concerie non trattino in proprio ma forniscano la maggior quantità di acqua al sistema comprensoriale.
Se ad un esame superficiale l' iniziativa può apparire lodevole andando più nel dettaglio appare in tutta la sua problematicità e palese inefficienza.
Soprattutto nei cicli conciari un corretto riuso può essere effettuato solo all' interno dell' azienda e questo andrebbe incentivato al contrario di quanto succede oggi.
Si avrebbe immediatamente un minor prelievo dalla falda profonda dell' area con benefici evidenti e rapidi.
Quando le varie acque delle concerie sono tra loro mescolate la depurazione è sempre più complessa e costosa.
Depurare poi le acque a valle del secondo stadio di trattamento genera costi esorbitanti che aggiunti a quelli del sollevamento rendono le acque inutilizzabili dal punto di vista economico.
Le concerie non possono far fronte ad un importante incremento dei costi anche per l' approvvigionamento di una materia base come l' acqua, né si può ipotizzare che le istituzioni pubbliche possano fornire un bene alle industrie senza ottenere il ripiano dei costi di esercizio (se non anche quelli di ammortamento degli impianti).
A giudizio del sottoscritto un simile progetto è un fallimento fin dall' inizio, generato dalla solita smania dell' appalto che comporterà solo spreco di risorse le quali verranno sottratte ad altri interventi che altrimenti potrebbero avere una loro logica e corretta attuazione.


I dati del problema

L' Irpinia dispone di ingenti risorse idriche grazie alla propria conformazione geologica ed ad altre caratteristiche legati agli aspetti meteorologici e vegetazionali.
La catena dei Monti Picentini che si estende a cavallo col salernitano costituisce uno dei più importanti serbatoi idrici del Meridione con una disponibilità idrica di vari metri cubi al secondo.
Il Massiccio del Partendo pur avendo una struttura simile non genera importanti emergenze idriche ma alimenta falde che emergono al di fuori della provincia.
Oltre al serbatoio principale ed al Partendo l' irpinia ha ancora due aree con una sia pur modesta disponibilità idrica che sono la Baronia e l' area di Casalbore.
Ancora utili ai fini dell' approvvigionamento idrico sono le aree dell' Alto Sarno (Solofra e Montoro) con falde captate a mezzo pozzi , l' area dell' Ufita ,la valle Caudina ed il vallo di Lauro Baianese.
Se si eccettua il nucleo industriale di S. Mango in Irpinia non si fa ricorso ad acque superficiali in quanto gli unici invasi esistenti (diga di Conza e di Monteverde) sono a servizio degli schemi irrigui lucano-pugliesi.
Soltanto un 10-15% circa delle risorse idriche descritte sono utilizzate per la provincia irpina mentre la restante parte viene inviata fuori provincia o fuori regione.
Nonostante ciò da alcuni anni a questa parte non vi sono fenomeni di grave carenza idrica almeno per gli aspetti potabili e civili.
I fenomeni di crisi idrica appaiono in tutta la loro ampiezza generalmente a carico dei corsi d' acqua che nelle estati siccitose ed anche quelle meno siccitose diventano asciutti per ampi tratti a causa dei prelievi autorizzati ed abusivi.
Le prime avvisaglie di quello che può invece succedere in un futuro non troppo lontano si sono avute nel 2002 e nel 2003.
Con modalità diverse si sono avute crisi idriche che per una serie di circostanze fortuite non sono sfociate in vere e proprie emergenze.
In un caso una serie di inverni troppo miti hanno provocato la turnazione idrica addirittura nella città di Avellino e nel mese di Giugno mentre nel secondo caso una estate torrida e lunghissima ha messo a dura prova l' intero sistema.
Nel primo caso la crisi fu scongiurata da una estate piovosa a dispetto delle premesse mentre nel secondo caso si è avuta una lunga attività di tamponamento dell' emergenza.
Dopo di allora tre inverni lunghi e nevosi hanno allontanato il problema che si è ripresentato con i miti inverni del 2007 e 2008.
Ci si aspetterebbe una pianificazione di largo respiro per avviare un programma di tutela delle risorse ma la risposta è stata tutt' altra.
Con la scusa che gli invasi fanno male e ci vogliono decenni per realizzarli si è proceduto solo ad una ulteriore rapina delle ultime risorse disponibili captando falde sempre più profonde e sempre più a rischio.
Nessun cenno neanche ad una programmazione tesa a recuperare i famosi 900 lt/sec che vanno persi se non qualche timido segnale di buona volontà da parte di qualche singolo negli ultimi tempi.
Sul piano industriale nessun tentativo di favorire l' epicresi e per l' agricoltura nessun tentativo di riuso delle acque depurate.
Molti anni fa , allora giovane professionista , dalle colonne di Economia Irpina il sottoscritto propugnava già il sistema a cascata per il riuso delle acque.
Oggi molto di quanto scritto va rivisto alla luce delle attuali conoscenze ma il principio di fondo rimane talmente attuale che oggi il riuso delle acque sia pure dopo più di venti anni è addirittura normato anche nel DLGS 152/06.
Si pensi che sul piano industriale una attenta politica di incentivi potrebbe ridurre il consumo idrico del nucleo di Solofra anche del 50%, ma subito qualcuno chiederebbe cosa fare dell' impianto di località Carpisano e soprattutto come gestirlo visto che già oggi è in difficoltà.
Anche in questo caso occorrerebbero scelte coraggiose e soprattutto competenti cosa che l' attuale establishment non credo possa fare.
Anche per l' agricoltura nessun tentativo di favorire l' uso di sistemi di irrigazione meno spreconi, l' uso di colture meno idroesigenti (ove è possibile una riconversione colturale) , nessun tentativo di riuso.
D' altro canto come si può pensare di riutilizzare un acqua proveniente da un depuratore , che grazie alla depenalizzazione ed all' assenza di controlli ARPAC, funziona una settimana si e tre no, un depuratore praticamente abbandonato ove il gestore non si preoccupa non dico della manutenzione programmata ma neanche di quella ordinaria, un depuratore spesso sepolto da rovi dove le opere metalliche realizzate in acciaio verniciato (spesso scadente) e mai manutenzionate sono ridotte ad un ammasso di ruggine.


Cosa fare?

L' azione per una corretta gestione del sistema idrico dovrebbe essere articolata su più punti con interventi di breve , medio e lungo periodo.
Sul breve periodo occorrerebbe rinegoziare il trasferimento di acque , non per mettere in discussione la titolarità delle gestioni esistenti , come da alcune parti oggi in Irpinia si tenta di fare sbagliando, ma per ottenere una revisione delle ripartizioni idriche su di un concetto che se ben spiegato sarà sicuramente condiviso anche dalle altre gestioni come quella pugliese.
L' Irpinia ha un patrimonio che è a servizio di milioni di utenti in almeno due regioni e tale patrimonio va assolutamente preservato nell' interesse di tutti.
Se in Irpinia dovesse continuare il prelievo eccessivo che oggi è in corso una congiuntura sfavorevole potrebbe provocare un abbassamento delle falde abnorme con gravi contraccolpi ambientali che nuocerebbero non solo agli irpini ma anche a chi dall' Irpinia dipende.
Ora poiché in prima battuta l' Irpinia non ha alternative mentre gli altri gestori hanno una maggiore capacità di diversificare l' approvvigionamento basterebbe che si rivedesse l' aliquota da lasciare ad uso locale di un 5-6% per garantire una certa tranquillità.
Si tratta di una portata di 3-400 lt/sec che verrebbero sottratti all' acquedotto pugliese (200-300 lt/sec) che ha una disponibilità di almeno 20.000 lt/sec ed una quota di 100-150 lt/sec sottratta al napoletano.
In entrambi i casi la disponibilità di diverse fonti di approvvigionamento farebbe assorbire senza conseguenze il nuovo riparto.
La nuova disponibilità idrica dovrebbe consentire un minor prelievo dalle sovrasfruttate falde ed il rilascio di una sia pur modesta portata idrica nei fiumi, almeno nelle aree protette.
Sul medio periodo il secondo passo dovrebbe poi consistere nella attuazione di una programmata politica di recupero delle perdite e diminuzione dei consumi.
Sarebbero necessari interventi strutturali sulle reti e sui depuratori nonché una politica di incentivi alle imprese per il riciclo interno e la riduzione dei consumi.
In agricoltura l' impiego di colture meno idroesigenti e sistemi di irrigazione più parsimoniosi dovrebbero essere altresì incentivati.
Sul lungo periodo occorrerebbe infine valutare seriamente la risorsa idrica disponibile procedendo alla realizzazione di invasi a fini multipli , compatibili , per dimensioni e tipologia , con l' ambiente ed in grado di razionalizzare i flussi idrici fornendo altresì quella portata minima vitale a fiumi oramai esausti.
Per fare tutto questo esiste anche il quadro normativo con la legge 36/94(legge Galli ) e tutte le sue successive modifiche ed occorrerebbe trovare due cose fondamentali : le intelligenze adatte e le risorse economiche.
Oggi scarseggiano soprattutto le prime.
Anche se migliore appare la situazione in altre aree del paese le problematiche illustrate sono abbastanza comuni anche altrove anche se certe tipicità sono appannaggio del Sud e della Campania in particolare.


Cosa succederà?

La disputa sul trasferimento extraprovinciale delle acque appare in Irpinia un dibattito di potere per nulla tecnico.
Si vuol gestire l' acqua per gestire fondi e risorse non per razionalizzare un sistema e su queste basi difficili appaiono gli accordi.
Anche se si dovesse ottenere qualcosa poi non si penserebbe certo ad un risparmio della risorsa ma il nuovo surplus andrebbe in quel pozzo senza fondo che è l' attuale gestione del sistema idrico.
Meno che mai si penserebbe ad investire in un sistema di risparmio della risorsa troppo legato alla quotidiana gestione fatta di piccoli e diffusi interventi di rifunzionalizzazione perché quelli che interessano sono i grandi appalti da gestire con gli amici.
Dove si recuperebbero poi le risorse in un sistema, che per dimostrare la negatività della liberalizzazione-privatizzazione della gestione idrica, tenta di mantenere artificialmente basse le tariffe(senza riuscirvi visto che HERA società emiliano-romagnola interamente pubblica ha le tariffe più alte d' Italia nettamente superiori a quelle delle consorelle private!) per poi sciupare risorse con assunzioni clientelari , incarichi e spese mal gestite.
Se si aggiunge che le persone chiamate ad amministrare il sistema sono scelte con la stessa logica clientelare delle assunzioni e che l' unico interesse del sistema è quello di autosostentarsi con nuovi incarichi e nuove assunzioni non si vede come possa essere attuata una seria politica di intervento nella gestione delle acque.
Come si andrà avanti?
Alla giornata come si è fatto fino ad oggi!
Nuove captazioni ovunque sia possibile andando a captare falde sempre più profonde e sempre meno idonee , tanto da richiedere sempre nuovi impianti di trattamento con aumento dei costi di gestione.
L' unica risposta alle crisi passate quando alcuni pozzi si prosciugarono per una forte depressione dei livelli di falda è stata la realizzazione di nuovi pozzi sempre più profondi in modo da andare a raschiare sempre più il fondo del barile fin nelle riserve geologiche.
E le reti? Sarà il solito tappabuchi con qualche occasionale ricerca perdite e sostituzione di quei tratti ormai non più riparabili, nessuna pianificata attività di sostituzione delle reti , neanche le più vecchie.
E gli invasi?
Fanno male alle coste(ne aumentano l' erosione dice sempre il solito professore universitario) non servono ed occorrono tempi lunghi per la loro realizzazione.
Poco male se città come Firenze , Genova , Forlì e molte altre sarebbero oggi senza acqua potabile se non vi fossero il Bilancino , l' invaso di Ridracoli e quelli di Genova.
In Campania , ed in Irpinia in particolare , gli invasi non si devono fare anche se possono costituire una importante risorsa anche naturale (basta guardare che cosa è oggi l' Oasi di Conza della Campania).
Ed allora , avanti così fino alla crisi idrica prossima ventura.

Maurizio Galasso

Commenti Pagina

   Lina | 19/09/08 8.59
Caro Sabino,
mi fa piacere che l'Alchimista sia incasinato in questo periodo....Starà portando avanti una delle sue battaglie che farà "tanto bene" all'ambiente.
Buon lavoro Alchimista!

   Sabino | 19/09/08 8.52
Cara Lina l'alchimista è molto incasinato in questo periodo!

   Lina | 18/09/08 19.47
Ragazzi,se entro stasera l'Alchimista non si farà sentire...mi rivolgerò a chi l'ha visto...

   Lina | 17/09/08 21.15
Caro Alchimista,
sei andato di nuovo in vacanza?
Ci mancano le tue lezioni...Ricordati che ho il "libro" da ...arricchire con le tue perle di saggezza.
Speriamo di risentirti al più presto
Ciao

   Lina | 14/09/08 20.41
Bene euGenio,
inizia subito.. il nostro territorio merita.
Cosa bisogna fare?
Alchimista è tutta "opera tua"

   euGenio | 14/09/08 20.20
Cari tutti,
Caro Maurizio,
ho letto con attenzione l'articolo e sebbene abbiamo affrontato diverse volte l'argomento resto senza parole. La precisione e i dettagli forniti sono la dimostrazione di una attenta conoscenza del territorio ed una preparazione corredata da anni di esperienza nel settore. Ahimè purtroppo e proprio così la storia ne è testimone i "posti" importanti quelli strategi nella maggior parte dei casi sono occupati da persone che non hanno le competenze "adeguate" per non dire altro e in ogni caso da persone che non hanno il coraggio di fare delle "scelte" concrete reali e tempestive. Ad oggi la provincia di avellino poteva e doveva essere fiore all'occhiello di una regione in caduta libera per via di una serie di problemi, primo su tutti quello dell'immondizia. Purtroppo questo è legato alla fragilità di una classe politica che sempre meno viene tenuta in considerazione a tutti i livelli. A fronte di tutto ciò mi sento di dire che qualcosa sta cambiando o almeno lo spero!!!! Mi sento pronto ad avviare qualsiasi attività di informazione e perchè no se dovesse servire, ad avviare una delle mille rivoluzioni che porterebbero alla salvezza un territorio che merita di più.

   Lina | 14/09/08 11.20
Mio caro Alchimista,
bene sapere queste "Realtà" e il messaggio deve arrivare forte ai nostri giovani: mai tirarsi indietro per far posto...a questo punto anche a qualcuno di famiglia.
Hai ragione quando dici che tu puoi capire le mie "sofferenze" perchè a quanto pare sembriamo due fratelli-gemelli.
Le tue esperienze aiuteranno i nostri giovani a prendersi quello che spetta loro di diritto.
Anch'io ho sempre lasciato "il passo" agli altri per poi rimanerci......abbiamo capito.
Sai ,a volte penso che i miei figli se sono sempre (uno in particolare)disponibili al massimo mettendo in secondo piano quelle ch sono le proprie priorità......è perchè "hanno seguito l'esempio dei genitori".Che dici?
Piano ,piano spero che le cose cambieranno e anche grazie a te ,per le tue "lezioni di vita".
Diamo delle "oneste" dritte ai nostri giovani.
Tu e Gidìeffe ci state già riuscendo alla grande.
Buona domenica

   Alchimista | 14/09/08 9.36
Cara Lina
non ho nessuna intenzione di ritirarmi in campagna ma se dovesse presentarsi veramente una crisi idrica le città avrebbero seri problemi di approvvigionamento (vedi cosa è successo in Sicilia con le file di persone davanti alle autobotti) per cui io mi sto solo attrezzando in proprio.
Quanto alla tua domanda devo aggiungere qualcosa.
Quando fu costituito il CdA dell' ATO a rappresentare il Comune di Avellino fu designato il sottoscritto.
Poi per far posto al Dott. De Stefano il Sindaco di allora mi chiese di dimettermi in cambio avrei dovuto essere nominato (dal Dott. De Stefano)Direttore Tecnico nello stesso Ente una volta diventato presidente.
Nonostante molti mi scongiurassero di non dimettermi avendo dato la mia parola al Sindaco le dimissioni arrivarono puntuali ( non sono mai venuto meno ad una parola data).
La nomina a Direttore non è mai arrivata ed io ho visto altre persone occupare quel posto.E' stata solo una delle tante cadute da cavallo.

   Lina | 13/09/08 22.59
Caro Alchimista,
ma queste persone con quale coraggio sono pronte ad occupare un posto senza specifica competenza...
Qui si pensa solo ad occupare poltrone"comode".
Vergogna!
Tu parli di ritirarti in campagna etc etc.....no ..tu sei l'invincibile, non ti sei mai tirato indietro e non lo farai adesso..ne sono sicura.
Se la persona che occuperà il "posto" sarà incompetente....non mi stancherò di mandare tante mail...e non solo.
Lo so che è poca cosa, ma noi vogliamo spegnere la Speranza ?

   alchimista | 13/09/08 21.38
Nel toto candidati si fa il nome della On. Alberta De Simone come presidente dell' ATO (Ambito territoriale ottimale per la gestione delle risorse idriche) andrebbe a succedere ad altri presidenti.
Prima il Dott. Lello De Stefano , poi l' on. Pasquale Giuditta oggi l' on. De Simone (anche se mi dicono che è solo una notizia giornalistica).
Senza voler offendere nessuno ritengo che sono tutte persone inadeguate al ruolo da svolgere.
Se le cose stanno così quanto scritto nell' articolo è sempre più valido.
Non ci resta che aspettare la crisi idrica prossima ventura.Io mi sto attrezzando, in campagna ho un pozzo, mi costruisco un impiantino di trattamento ed in estate mi trasferisco lì.

   gidìeffe | 13/09/08 9.10
Cara Lina,
hai posto il problema dei problemi: come fare per far andare i giusti ed i sapienti al posto dei truffaldini e degli ignoranti (nel senso spregiativo del termine!)? Se trovassimo oure una risposta valida (e possiamo pure trovarla) il problema è metterla in pratica... 1000 rivoluzioni non basterebbero, perché è dall'origine dei tempi che le cose tendono ad andare così... non sempre... non in tutti i luoghi... la Storia ci insegna!
L'idea? C'è: Greenopoli.
Gli accessi al sito stanno progresivamente crescendo: dalle 5 (sigh) di stamattina a qualche attimo fa già 30 (wow) persone hanno pensato bene di collegarsi a Greenopoli per leggere, per approfondire, per farsi un'idea... ieri (eccezionale per un venerdì) abbiamo fatto quasi 100 contatti e questa settimana siamo arrivati a quasi 130 contatti lunedì...
Ancora, ieri mi ha contattato un laureato in Scienze e Tecnologie per l'Ambiente e il Territorio ed avendo "dato un'occhiata al vostro sito e ho ammirato la vostra interessantissima attività". Si agura di conoscerci al più presto... questa è condivisione.
Noi non puntiamo ad arrivare a migliaia di contatti al giorno, altrimenti dovremmo cambiare mestiere, ma siamo certi che a ben ragionare e a credere in cio che si fa, a lungo andare, ripaga sempre.
Questo secondo me il modo migliore per non vanificare le nostre risorse e tra queste, in particolare, il nostro super Alchimista! Continuiamo a credere nell'idea della condivisione, sui temi della sostenibilità e della solidarietà, e continuamo a procedere con il nostro modo di ragionare ordinato e inesorabile: fatti non fummo a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza... con trasperenza e competenza... con pazienza e perseveranza... ad libitum!

   Lina | 12/09/08 22.55
Cari amici,
ho letto con molta attenione la dettagliata analisi della situazione idrica in Italia ,e in particolare della nostra Irpinia.
Dall'analisi ,il nostro esperto è passato ad un accurato approfondimento su cosa fare per prevenire.
Vi chiedo,ma secondo voi i"grandi Signori" del Potere vogliono risolvere i problemi?
Le persone "in gamba"ci sono e noi di Greenopoli siamo fortunati a conoscerne "UNO" .....ma non occupa il posto giusto..
E' abitudine far occupare posti........a persone incompetenti,tanto lo scopo non è risolvere i problemi.I problemi possono rimanere irrisolti,anzi
se peggiorano a chi importa ....a noi miseri mortali...? Sì
COLUI CHE OCCUPA IL POSTO ...che ne vuol ....fare.......a lui interessa solo denaro,denaro e sempre e solamente denaro e potere.
E' un peccato non sapere a chi mandare "l'articolo"
...come vorrei che il nostro Alchimista ,insieme ad altri compagni di viaggio preparati e "PULITI" come lui
potesse occupare "QUEL POSTO GIUSTO"

Caro Alchimista..tu sei il "nostro invincibile"
Qui ci vuole un'idea.....

   antonella | 12/09/08 17.08
la parolina che può cambiare il mondo è il "COME!"
Tutto si può, ciascuno cerchi la forza che ha dentro e...INSIEME TUTTO E' POSSIBILE.
Al momento di condivisione regalatomi l'8 settembre mi è rimasta una frase: Dio ha dato a ciascuno dei doni e dei limiti, perché è attraverso il limite che cerchiamo l'altro per completarci!
Greenopoli sta facendo questo, fa da collante fra tutti noi. Grazie

   ANDREA | 12/09/08 14.34
É STATO DOVEROSO INCOLLARE TUTTO SU WORD.
APPENA LEGGO VI SIRO' LA MIA.
SALUTI.

   Il puntualizzatore | 12/09/08 12.27
Quelli "del mulo" son un caratteristico salame insaccato in budelli naturali ovali, con impasto fine e lardelli e con spezie e vino

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