Le radici storiche della cultura ambientalista

18 Marzo 2009 | Categoria: provocazioni_da_alchimista

Le radici storiche della

cultura ambientalista


Lettera del capo indiano Seattle al presidente Usa Franklin Pierce

Nel 1854 il "Grande Bianco" di Washington (il presidente degli Stati Uniti) si offri' di acquistare una parte del territorio indiano e promise di istituirvi una "riserva" per il popolo indiano. Ecco la risposta del "capo Seattle", considerata ancora oggi la piu' bella, la piu' profonda dichiarazione mai fatta sull'ambiente.
"Come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra? L'idea ci sembra strana. Se noi non possediamo la freschezza dell'aria, lo scintillio dell'acqua sotto il sole come e' che voi potete acquistarli? Ogni parco di questa terra e' sacro per il mio popolo. Ogni lucente ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura ogni ronzio di insetti e' sacro nel ricordo e nell'esperienza del mio popolo. La linfa che cola negli alberi porta con se' il ricordo
dell'uomo rosso. Noi siamo una parte della terra, e la terra fa parte di noi. I fiori profumati sono i nostri fratelli, il cavallo, la grande aquila sono i nostri fratelli, la cresta rocciosa, il verde dei prati, il calore dei pony e l'uomo appartengono tutti alla stessa famiglia. Quest'acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non e' solamente acqua, per noi e' qualcosa di immensamente significativo: e' il sangue dei nostri padri.
I fiumi sono nostri fratelli, ci dissetano quando abbiamo sete. I fiumi sostengono le nostre canoe, sfamano i nostri figli. Se vi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordarvi, e insegnarlo ai vostri figli, che i fiumi sono i nostri e i vostri fratelli e dovrete dimostrare per fiumi lo stesso affetto che dimostrerete ad un fratello. Sappiamo che l'uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte di terra e' uguale all'altra, perche' e' come uno straniero che arriva di notte e alloggia nel posto che piu' gli conviene. La terra non e' suo fratello, anzi e' suo nemico e quando l'ha conquistata va oltre, piu' lontano.
Tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come se fossero semplicemente delle cose da acquistare, prendere e vendere come si fa con i montoni o con le pietre preziose. Il suo appetito divorera' tutta la terra e a lui non restera' che il deserto.
Non esiste un posto accessibile nelle citta' dell'uomo bianco. Non esiste un posto per vedere le foglie e i fiori sbocciare in primavera, o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse e' perche' io sono un selvaggio e non posso capire. Il baccano sembra insultare le orecchie. E quale interesse puo' avere l'uomo a vivere senza ascoltare il rumore delle capre che succhiano l'erba o il chiacchierio delle rane, la notte, attorno ad uno stagno?
Io sono un uomo rosso e non capisco. L'indiano preferisce il dolce suono del vento che slanciandosi come una freccia accarezza la faccia dello stagno, e preferisce l'odore del vento bagnato dalla pioggia mattutina, o profumato dal pino pieno di pigne. L'aria e' preziosa per l'uomo rosso, giacche' tutte le cose respirano con la stessa aria: le bestie, gli alberi, gli uomini tutti respirano la stesa aria. L'uomo bianco non sembra far caso all'aria che respira. Come un uomo che impiega parecchi giorni a morire resta insensibile alle punture.
Ma se noi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordare che l'aria per noi e' preziosa, che l'aria divide il suo spirito con tutti quelli che fa vivere.
Il vento che ha dato il primo alito al Nostro Grande Padre e' lo stesso che ha raccolto il suo ultimo respiro. E se noi vi vendiamo le nostre terre voi dovrete guardarle in modo diverso, tenerle per sacre e considerarle un posto in cui anche l'uomo bianco possa andare a gustare il vento reso dolce dai fiori del prato. Considereremo l'offerta di acquistare le nostre terre.
Ma se decidiamo di accettare la proposta io porro' una condizione: l'uomo bianco dovra' rispettare le bestie che vivono su questa terra come se fossero suoi fratelli. Che cos'e' l'uomo senza le bestie?
Se tutte le bestie sparissero, l'uomo morirebbe di una grande solitudine nello spirito. Poiche' cio' che accade alle bestie prima o poi accade anche all' uomo. Tutte le cose sono legate tra loro. Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che essi calpestano e' fatto dalle ceneri dei nostri padri. Affinche' i vostri figli rispettino questa terra, dite loro che essa e' arricchita dalle vite della nostra gente. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri: la terra e' la madre di tutti
noi. Tutto cio' che di buono arriva dalla terra arriva anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi. Noi almeno sappiamo questo: la terra non appartiene all'uomo, bensi' e' l'uomo che appartiene alla terra. Questo noi lo sappiamo. Tutte le cose sono legate fra loro come il sangue che unisce i membri della stessa famiglia. Tutte le cose sono legate fra loro. Tutto cio' che si fa per la terra lo si fa per i suoi figli. Non e' l'uomo che ha tessuto le trame della vita: egli ne e' soltanto un filo. Tutto cio' che egli fa alla trama lo fa a se stesso. C'e' una cosa che noi sappiamo e che forse l'uomo bianco scoprira' presto: il nostro Dio e' lo stesso vostro Dio. Voi forse pensate che adesso lo possedete come volete possedere le nostre terre ma non lo potete. Egli e' il Dio dell'uomo e la sua pieta' e' uguale per tutti: tanto per l'uomo bianco quanto per l'uomo rosso. Questa terra per lui e' preziosa. Dov'e' finito il bosco? E' scomparso. Dov'e' finita l'aquila? E' scomparsa. E' la fine della vita e l'inizio della sopravvivenza".

 

Maurizio Galasso
Commenti Pagina

   Il viaggiatore | 25/03/09 20.57
Un interessante libro sullo stato dell'ambiente in Italia è quello di Cederna, "la distruzione dell'ambiente in Italia". Sebbene sia ambientato negli anni 60, le dinamiche urbanistiche e il comportamento tipico di gran parte dei nostri amministratori, è tuttora attuale. Interessantissima è la raccolta di lettere (pubblicate su giornali dell'epoca) che descrivono l'evoluzione storica di tutti i più importanti parchi sul territorio nazionale, dal Trentino al Parco del Circeo. Sarebbe interessante, per il futuro, poter descrivere qualche articolo ed evidenziare il corretto concetto di parco.

   Lupo Grigio | 22/03/09 19.34
Dire che cosa è che muove il sentimento di appartenenza alla terra delle tribù pellerossa è forse impossibile.
da ragazzino , quando si "tifava" epr cow boy ed indiani io ero dalla parte degli indiani e divoravo tutti i libri in materia e vedevo anche i films sul tema.
Roberta dice che l' amore per la propria terra è maggiore di quello per una terra dove ci si trasferisce, ed è vero.
ma gli indiani erano nomadi e si spostavano continuamente in ampi territori.
Luca dice che sono gli ambienti antropizzati ed artificiali, ma non tutte le popolazioni primitive erano rispettose della natura.
Il Madagascar ad esempio è stato deforestato dalla pratica di incendiare i boschi per ottenere pascolo e nella forsta amazzonica ci sono abbastanza vicine tra loro due popolazioni indigene di cui una per ricavare il miele delle api abbatte l' intero albero mentre l' altra non solo lascia una parte del miele alle api ma richiude anche il buco aperto nel tronco per evitare che le api vadano via.
Allora come mai gli indiani d' america (ed anche altre popolazioni) hanno avuto una tale capacità di armonizzare la propria vita con l' ambiente.
io vedo in queste popolazioni un atteggiamento "religioso" nei confronti della terra ed uno stile di vita basato su regole che oggi possiamo non condividere ma efficacissime per la loro sopravvivenza.
Si pensi al fatto che i prima a mangiare(specie in periodi di carestia ) erano i guerrieri , si pensi anche alla poligamia vissuta come necessità di sopravvivenza, solo per fare qualche esempio.
Pensando di dire una sciocchezza io ipotizzo che sia comunque una questione genetica!

   roberta | 22/03/09 18.33
Leggendo questa lettera mi sono ritornate sensazioni provate in alcuni luoghi a me cari in cui è stato per me importante il contatto con la natura. Riprendo una frase di Luca "Secondo me l'educazione ambientale deve mirare a risvegliare questo senso di appartenenza anche attraverso l'aspetto più emozionale (es. riscoprire il piacere di una passeggiata in un bosco)" mi vengono delle riflessioni.
Credo che questo aspetto emozionale e questo senso di appartenenza alla terra è ciò che manca ed è quello che sta alla base del rispetto dell'ambiente. Molto spesso ho notato in alcune persone l'amore forte per la proria terra di origine, di cui sono stata stupita tanto era sentito, da sacrificarsi quasi per essa, diversa dalla terra "di adozione" in cui sono stati costretti ad emigrare per la quale il rispetto è minimo. Infatti rivedo in questo quello che prova l'uomo rosso legato alla propria terra e l'uomo bianco che la vede come una sorta di luogo da sfruttare, senza alcun legame. Per lo stesso motivo mi è sembrato di notare che paesi antichi siano più amati dai propri cittadini rispetto a cittadine più giovani caratterizzate da abitanti provenienti da altri paesi.
Forse la base sarebbe far scoprire a tutti, partendo dai più piccoli, le sensazioni che può portare la passeggiata nel bosco e evidenziare l'appartenenza che si ha tra l'uomo e l'ambiente. Mi viene in mente quello che è stato detto ieri a Pellezzano nell'intervento sul Parco dell'Irno prima della lezione sull'acqua: i bambini che sono stati portati al Parco improvvisamente sono rimasti in silenzio presi dal contatto e dall'ascolto della natura. Credo che basti una sensazione per legarsi ad un luogo...io stessa sono legata ai luoghi e alle "terre" dalle sensazioni, come il pungente odore dei pini vicino casa mia nei giorni dopo la pioggia, o l'odore dei sassolini della spiaggia del paese di mio nonno in Sicilia, o ancora tanti altri. Su questo mi sento fortemento un uomo rosso:
"
Io sono un uomo rosso e non capisco. L'indiano preferisce il dolce suono del vento che slanciandosi come una freccia accarezza la faccia dello stagno, e preferisce l'odore del vento bagnato dalla pioggia mattutina, o profumato dal pino pieno di pigne."

   lina | 20/03/09 10.44
Voglio riallacciarmi alla riflessione di Luca ripetendo ciò che ho scritto nella recensione del libro "Fenomeni...di Giovanni De Feo
"Mi sento di poter consigliare la lettura del libro anche ai più piccoli perché possono trovarvi numerosi spunti per la loro incredibile curiosità e far nascere in loro quel sentimento di amore per la natura che, specie nel periodo infantile, può svilupparsi correttamente se viene insegnato loro il giusto rispetto per gli altri esseri viventi e per il mondo in cui viviamo".
Ingegneri e studenti in ingegneria per l'Ambiente e il Territorio..siete d'accordo con me?
Lo so che è ritornata la neve.....Sveglia,svegliatevi dal torpore invernale..
domani 21 marzo ingresso ufficiale della Primavera...



   luc@ | 18/03/09 18.19
Molto significativa questa lettera. Il grande sviluppo tecnico-scientifico degli ultimi due secoli e mezzo e il vivere in ambienti sempre più antropicizzati e "artificiali" ha avuto su di noi due effetti diversi ma collegati: la tecologia ha illuso alcuni di noi di essere "onnipotenti" mentre il vivere in ambienti sempre meno naturali ha fatto sì che perdessimo quel senso di apartenenza alla natura che invece contraddistingue popoli "primitivi" e, come in questo caso, gli Indiani d'America (cito una frase emblematica :"Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che essi calpestano e' fatto dalle ceneri dei nostri padri").
Secondo me l'educazione ambientale deve mirare a risvegliare questo senso di appartenenza anche attraverso l'aspetto più emozionale (es. riscoprire il piacere di una passeggiata in un bosco) e non solo quello razionale che comunque resta ineliminabile se si vogliono ottenere dei risultati concreti: per raggiungere qualunque obbiettivo servono passione e intelligenza.

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