La mitica frase di De Crescenzo ha un risvolto di verità e finisce per dare ragione al catalizzatore di greenopoli, quel prof. Ramadori che ho avuto la fortuna di rincontrare a Perugia dove ci siamo dilungati sulla "intellighentia" italiana e sulle sue responsabilità. Appena tornato da Perugia un articolo di stampa prima e la lettura del documento originale poi mi ha costretto a dare ragione (non che fossi in disaccordo) al buon Roberto su quanto ha scritto sulle pagine di greenopoli. Nel coro dei contestatori della discarica di Andretta non potevano mancare esponenti istituzionali che oltre al loro ruolo sono da considerarsi tecnici di settore. Stiamo parlando di Presidenti di enti di Servizio. Mentre l' on. Arturo Iannaccone , sia pure con qualche errore di percorso, contrasta la discarica di Andretta con argomentazioni di tipo più politico, qualcuno si cimenta in impossibili difese tecniche lanciando moniti sui pericoli di inquinamento della discarica. Tralascio le argomentazioni presentate, richiederebbero commenti troppo lunghi ed articolati, ma mi viene da riflettere soprattutto su di un punto. Nel documento antidiscarica viene evidenziato, tra l'altro, il pericolo di inquinamento dell' invaso di Conza della Campania da cui occorrerà derivare anche acqua ad uso potabile. Ad un esame della stessa cartografia allegata al documento si evince infatti che la discarica si trova all'origine del Torrente Orata affluente di sinistra del Fiume Ofanto. Ora a parte il fatto che la discarica dista circa 9 Km dall'Ofanto per cui un inquinamento del fiume richiederebbe sversamenti consistenti e del tutto improbabili per l'entità, la cosa che salta agli occhi è un'altra. La cartografia allegata al documento che vorrebbe dimostrare il possibile inquinamento dell'invaso di Conza dimostra invece che il Torrente Orata sfocia nell'Ofanto ad almeno 2 km a valle dell'invaso. Ora è sbagliata la cartografia o vi è un impianto di ripompaggio che invia le acque dell'Orata a monte dell' invaso di Conza? Roberto aiutami tu! Con questa classe intellettuale che è chiamata ad avere compiti di responsabilità nella gestione degli enti dove possiamo andare? Io la risposta non la voglio dare!
Maurizio Galasso
Commenti
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alchimista | 23/10/08 21.45
Cara Lina il discorso è lo stesso per tutto (Acqua , scuola, sanità,ecc).
I servizi pubblici dovendo produrre un servizio alla collettività devono essere gestiti dalle persone più adatte (non voglio dire i migliori ma quelli più adatti a quel ruolo).
Come si scelgono le persone più adatte? per confronto!Quindi ovunque bisogna confrontare persone per adattarle al ruolo più adatto.
Fino a che si sceglierà solo in base alle amicizie ed alle clientele politiche vi sono poche speranze di progresso.
I furbi ci saranno sempre ma è importante che il loro numero rientri in quello fisiologico. Oggi gestiscono solo i furbi.
gidìeffe | 23/10/08 17.58
Caro Maurizio,
complimenti per il tuo post!
Giovanni
Lina | 23/10/08 16.35
Che dici Alchimista, il discorso sull'acqua..possiamo accostarlo al momento che vive la scuola?
Anche per il buon funzionamento della scuola ci vorrebbe la sana competizione?
Che ne pensi?
alchimista | 22/10/08 20.53
L‘ Acqua è un bene pubblico!
In questo paese sempre più si confondono le realtà dietro gli slogan. La confusione è tale che alla fine è difficile distinguere il carnefice dalla vittima, il giusto dall’ ingiusto.
Chi pronuncia questa frase intende opporsi , sicuramente in buona fede, alla privatizzazione dei sistemi di gestione idrica.
Ora sono sicuro di sollevare un vespaio e molti si scandalizzeranno ma per mantenere fede alla coerenza che ho sempre cercato di esprimere in tutta la mia vita sento la necessità di parlare.
Una sola premessa , ho lavorato per 23 anni all’ interno dell’ Alto Calore di Avellino(prima Consorzio poi Spa interamente pubblica) prima di decidere di andare via a 53 anni rimettendo in gioco non tanto me quanto la mia famiglia per mantenere fede a quella coerenza di cui sopra.
Fatta questa premessa passiamo ai fatti.
In Italia l’ acqua è da sempre un patrimonio pubblico.
L’ art 822 del codice civile inserisce il patrimonio idrico nel demanio pubblico che in nessun modo può essere alienato.
Già con il testo unico sulle acque del 1933 , rivisitato nel 1993, si stabilisce che chi intende sfruttare delle risorse idriche debba avere una concessione dello Stato che è temporanea e per la quale paga un canone.
La legge Galli (legge n36/94) dichiara poi che tutte le acque sono pubbliche anche quelle non ancora estratte dal sottosuolo e ribadisce il criterio di pubblicità delle acque affidandone la tutela all’ ATO (Ambito Territoriale Ottimale) che è un ente pubblico che stabilisce tutto quanto necessario per la gestione delle acque.
L’ ATO individua il gestore , fissa i criteri di gestione , fissa la tariffa. Non si può gestire nulla se l’ ATO non approva.
Ora l’ acqua deve essere trasportata agli utenti , controllata, sollevata a mezzo pompe ecc. cioè per far arrivare nelle case l’ acqua occorre gestire il sistema idrico (ora anche le condotte sono beni demaniali pubblici).
Quindi quello che costa è far arrivare l’ acqua nelle case, manutenzionare le condotte e così via.
Chi può fare questo?
Oggi non lo possono fare i comuni che non hanno le strutture necessarie e quindi le possibilità sono le seguenti :
a) Società interamente pubblica
b) Società mista pubblico privata
c) Società interamente privata
Tutti e tre i tipi di gestori sono soggetti di diritto privato e quindi devono caricare sulla tariffa tutti i costi di gestione e l’ utile di impresa.(Tutti anche le società pubbliche).
Che cosa può succedere ? che le società pubbliche per motivi politici tengano basse le tariffe(non chiedendo adeguamenti) per cui possono andare in rosso.
A questo punto , i soci (che nello specifico sono i comuni) devono ricapitalizzare fornendo il denaro necessario o trovano finanziamenti vari per sanare il deficit.
Allora la tariffa è bassa solo per finta visto che l’ eccedenza comunque viene pagata tramite altre tasse.(anche i comuni facevano in passato così mantenendo basse le tariffe e caricando i deficit sul bilancio comunale).Altro motivo che può mantenere bassa la tariffa è l’ inefficienza non sanzionata per mancanza di controlli(sempre nel pubblico!)
Questo le società private non possono farlo e quindi la tariffa è quella dovuta per la copertura di tutti i costi come prevede la legge ( Ribadisco la tariffa è decisa non dal privato ma dall’ ente pubblico).
Ma che cosa ha significato la gestione pubblica, almeno da queste parti ?
Un deficit di 10 milioni di euro su un fatturato di 30!Altri fondi vari svaniti come per incanto ed è di questi giorni la richiesta di rinvio a giudizio di 101 persone per falso in bilancio.
Assunzioni e carriere ampiamente clientelari ove si privilegia l’ amicizia e l’ appartenenza politica alla professionalità con danni che è meglio sottacere.
Il tutto senza alcun controllo o confronto in quanto l’ affidamento del servizio avviene in via diretta senza gara ed il controllore è lo stesso soggetto politico del controllato.
Oggi per la prima volta si tenta di mettere un minimo di ordine e si grida allo scandalo.
Ma ci si accorge che questo paese governato per 40 anni in questo modo è allo stremo più degli altri in una crisi di paurose dimensioni?
Ma ritenete veramente che continuando a gestire i servizi e le strutture con la maniera clientelare e corrotta di tutto questo tempo i nostri giovani abbiano una qualche speranza di emergere per le proprie qualità professionali?
Chi emergerà saranno i portaborse ed alcune signore di cui si è già detto!
Ed alla fine di tutto si scopre che le tariffe più alte d’ Italia le ha la soc. HERA interamente pubblica(acqua bene pubblico!) e che certi trucchi per aumentare le tariffe (nolo contatore e consumo presunto) sono appannaggio delle aziende pubbliche che non hanno controllo.
Oggi con la nuova normativa chi vuole gestire sistemi idrici deve partecipare a gara (società pubblica o privata che sia) per cui si ha almeno un confronto ed anche le società pubbliche che funzionano bene potranno gestire dimostrando di essere in grado di farlo tramite una gara.
Tutti saranno costretti a migliorarsi ed a non dormire sugli allori delle amicizie politiche.
Chi tutela i deboli? Gli enti pubblici! Gli ATO possono prevedere nella tariffa una fascia a basso costo di consumi sociali ed i comuni possono accollarsi i costi di alcune categorie deboli e così via e questo è già previsto nella legge.
La cosa è più che certa il costo dell’ acqua aumenta ed aumenterà ancora sia con la gestione pubblica che con quella privata perchè l’ acqua è un bene scarso e per gestirlo occorrono impegni seri (rileggete la crisi idrica prossima ventura).
E’ ora di finire di utilizzare i servizi pubblici per le campagne elettorali e per garantire lauti compensi a chi si è dimostrato un “fedelissimo” celandosi dietro un falso populismo.
Chiediamo che gestisca il migliore e che si valutino i meriti sia esso un privato o una struttura pubblica , l’ acqua è e rimarrà un bene pubblico gestito da enti pubblici.
Se le strutture pubbliche si fanno corrompere e fanno male il loro mestiere non si può esorcizzare il problema gridando “l’ acqua è un bene pubblico”.