Un primo iniziale scopo è raggiunto. Provocare una reazione ad una affermazione quella sui biocarburanti, che non sono né buoni e né cattivi come la maggior parte delle cose dell' uomo. Provocare una reazione per un alchimista è il pane quotidiano e favorirla in termine tecnico si dice " catalizzarla". Una delle mie ambizioni ( ne ho tante, forse troppe) è quella di fare il catalizzatore! Molti anni fa un prezioso insegnante di disegno(e non solo) al Liceo scientifico PS Mancini di Avellino , il prof. Troncone , soleva dire : " Non è il che ma il come!". Frase che ad un branco di sbarbatelli poco più che quindicenni diceva poco ma col passare del tempo si appalesava sempre più come uno spicchio di quella saggezza che solo una profonda cultura ed ,ahinoi, una notevole esperienza può portare. I biocarburanti(il che) possono essere infatti una parte(si badi bene una parte) della risoluzione del problema energetico, che comunque ci impone di far sempre meno uso di risorse non rinnovabili, o può essere una tragica scelta di fame per i più poveri. La differenza la farà la modalità di attuazione della politica sui biocarburanti a livello mondiale (il come). Se non si governano i problemi la scelta sarà sempre quella più facile da perseguire ma quella più facile non è sempre quella più corretta. Ed allora Amido ( i cereali) o Cellulosa (i sottoprodotti agricoli ed i rifiuti) per produrre il bioetanolo. Se si lascia scegliere al singolo la risposta è l' amido perché oggi è più facile e meno costoso produrre il bioetanolo dall' amido ma l' effetto collaterale è dato dall' aumento del costo del pane e del mais che se in Europa è un problema in Africa è una tragedia. Se si prende il mais od il frumento basta un po' di acido e di calore per ottenere il glucosio che fermentato dà il bioetanolo. Se si prendono gli scarti agricoli occorre solubilizzare l' emicellulosa , separare la lignina ed idrolizzare la cellulosa (cosa più difficile dell' amido) . Alla fine si arriva sempre al glucosio che produce il bioetanolo(ma costa di più). Allora? Il bilancio di un ecosistema va fatto tenendo conto di tutti i livelli dell' ecosistema stesso non solo di una parte (produttori o consumatori che siano ) altrimenti i conti non tornano. Pensate ad un campo di mais. Si può coltivare il mais raccogliere le spighe , produrre bioetanolo ed eliminare come rifiuto (casomai in discarica) tutto il resto! Si può coltivare lo stesso campo raccogliere le spighe per fare la polenta (buona con la salsiccia), utilizzare gli stocchi per produrre il bioetanolo ed i tutuli per produrre metanolo con la pirolisi. Se poi a qualcuno piace di più gli stocchi possono dare anche biogas e compost!. Costa di più? Oggi certamente si per il produttore! Ma costa di meno per l' ambiente e la collettività. Come si pareggia il conto? Con gli incentivi per la cellulosa ed i disincentivi per l' amido! Con la ricerca per abbassare i costi di produzione da cellulosa e con la condivisione delle idee con tutti gli uomini di buona volontà! Non si tratta di demonizzare chi vuol produrre ma si tratta di armonizzare la produzione con interessi più generali. Il problema non sono i biocarburanti (il che ) ma il loro uso (il come). Meditate gente, meditate! L' Alchimista (catalizzatore!)
Commenti
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fulvio | 19/05/08 10.16
Ciao a tutti, veramente interessante questo intervento, come al solito greenopoli fa capire i problemi di cui molti parlano ma senza cognizione di causa.
dario | 17/05/08 11.23
OTTIMO il riferimento alla biodiversità nelle attività umana, la biodiversità nei gesti quotidiani non solo non aumenta l'entropia del sistema, ma la stabilizza. cos' anche per la biomassa. senza biodivesità la biomassa non può esistere.
Così come gli aspetti della biodiversificazione dovranno essere affrontati dalla moderna agricoltura allo stesso modo è improponibile ed impensabile (da un punto di viste scientifico e quindi tecnico) l’ottenimento di energia da biomasse da sistemi a bassa biodiversità.
Ciò equivale a dire:
Le “aziende” per la produzione di energia da biomasse dovranno essere fondate su sistemi complessizzati, cioè su sistemi agricoli che emulino al massimo la vegetazione potenziale del sito;
Le macchine per la trasformazione energetica di queste produzioni dovranno essere polifunzionali, cioè poter utilizzare al meglio produzioni e scarto di produzioni o lavorazioni;
Il bilancio energetico deve tenere conto di due aspetti:
Quello tradizionale, cioè di rendimento della trasformazione della biomassa di partenza in altre forme di energie;
Quello patrimoniale, cioè di un coefficiente energetico tra biodiversità potenziale ed attuale del sito.
(purtroppo oggi gli incentivi in italia si danno ad inceneritori in gergo termovalorizzatori, al carbone "pulito" (poveri noi!) e soprattutto alle centrali termoelettriche da 800 kw sbloccate alla fine della legislatura del 2006 dall'allora ministro marzano e nessuno disse nulla!)
cordiali slauti a tutti...
gidìeffe | 16/05/08 16.22
Complimenti all'alchimista catalizzatore per le sue profonde considerazioni su un tema così importante e delicato come quello energetico e, in particolare, i biocarburanti, per i risvolti che reca con se. E' importante dare contenuto, e rigore tecnico alle affermazioni che si fanno e l'alchimista, da questo punto di vista (e non solo) è un valore aggiunto per la Comunità di Greenopoli. Lo ringrazio personalmente per aver aderito con tanto slancio all'Idea "Greenopoli".
Grazie Maurizio