Cosa ne pensi delle "classi di inserimento"?

15 Ottobre 2008 | Categoria: ragionamenti

 La Camera,

 premesso che:

  • il crescente fenomeno dell'immigrazione ha modificato sensibilmente il modello organizzativo del sistema scolastico italiano;
  • l'elevata presenza di alunni stranieri nelle singole classi scolastiche della scuola dell'obbligo determina difficoltà oggettive d'insegnamento per i docenti e di apprendimento per gli studenti;
    il diverso grado di alfabetizzazione linguistica si rivela, quindi, un ostacolo per gli studenti stranieri che devono affrontare lo studio e gli insegnamenti previsti nei programmi scolastici, e per gli alunni italiani che assistono a una «penalizzante riduzione dell'offerta didattica» a causa dei rallentamenti degli insegnamenti dovuti alle specifiche esigenze di apprendimento degli studenti stranieri;
  • tale situazione è ancora più evidente nelle classi che vedono la presenza di studenti provenienti da diversi Paesi, le cui specifiche esigenze personali sono anche caratterizzate dalle diversità culturali del Paese di origine, tanto da indurre gli insegnanti ad essere più tolleranti e meno rigorosi in merito alle valutazioni volte a stabilire i livelli di competenza acquisiti dagli alunni stranieri e italiani sulle singole discipline;
  • dai dati forniti dal ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca la crescita di alunni stranieri, registrata nell'anno scolastico 2007-2008, è pari a 574.133 unità, con un incidenza del 6,4 per cento rispetto alla popolazione scolastica complessiva;
  • tale situazione è determinata dalla crescita degli alunni stranieri nel triennio 2003-2005 intensificatasi anche per effetto dei provvedimenti di regolarizzazione (legge n. 189 del 2002 e legge n. 222 del 2002);
  • rispetto alle nazionalità si confermano ai primi posti i gruppi di studenti provenienti dai Paesi dell'Est europeo, in particolare la Romania che, nell'arco di due anni, è passata dal 12,4 per cento (52.821 alunni), al 16,15 per cento (92.734 alunni), superando la numerosità degli alunni provenienti dall'Albania (85.195 pari al 14,84 per cento), e dal Marocco (76.217 presenze, pari al 13,28 per cento);
  • la disomogenea distribuzione territoriale di alunni con cittadinanza non italiana, molto concentrata al Centro-Nord e scarsa al Sud e nelle Isole, interessa circa 37.000 punti di erogazione del servizio scolastico, rispetto ai 57.000 presenti in ambito nazionale. È evidente il divario esistente tra i primi e i secondi, determinato dalla necessità per i primi di adeguare gli aspetti organizzativi e didattici all'attività di integrazione degli alunni stranieri;
  • la più elevata consistenza di alunni stranieri si trova nella scuola primaria e secondaria di I grado (il 7,7 per cento frequenta la primaria, il 7,3 per cento la secondaria di I grado, il 6,7 per cento le scuole dell'infanzia). Gli istituti di istruzione secondaria di II grado, pur non raggiungendo complessivamente i valori delle presenze registrate nella scuola primaria e secondaria di I grado, registrano l'8,7 per cento del totale degli studenti. Tra questi ultimi la maggior parte è concentrata nei professionali, dove rappresentano l'8,7 per cento del totale degli studenti, mentre nei tecnici raggiungono il 4,8 per cento e nei licei sono appena l'1,4 per cento;
  • l'osservazione a livello territoriale evidenzia che l'incidenza degli alunni con cittadinanza non italiana è particolarmente significativa in Emilia-Romagna,Umbria, Lombardia e Veneto dove essi rappresentano più del 10 per cento della popolazione scolastica regionale;
  • la presenza di studenti stranieri nel Centro-Nord è quindi superiore alla media italiana fino a raggiungere i 12 studenti stranieri ogni 100 in Emilia-Romagna, mentre nel Mezzogiorno l'incidenza percentuale varia tra l'1,3 e il 2,3 per cento ad eccezione dell'Abruzzo con il 5 per cento;
  • di grande attualità risultano i dati sulla presenza di alunni nomadi, essi raggiungono le 12.342 unità e pertanto rappresentano il 2,1 per cento degli alunni stranieri. Più della metà degli alunni nomadi frequenta la scuola primaria;
    relativamente al rapporto tra la frequenza delle scuole statali e non statali e le loro suddivisioni tra i diversi gradi della scuola, si registra la presenza del 90,3 per cento di alunni stranieri in scuole statali, mentre il restante 9,7 per cento risulta iscritto in istituzioni scolastiche non statali;
  • i Paesi di provenienza degli alunni stranieri, sui 194 censiti dall'Istituto nazionale di statistica, sono ben 191. Nelle scuole della provincia di Bergamo, ad esempio, i dati del 2005 registravano la rappresentanza di 118 cittadinanze, a Perugia 109, a Pesaro 90, a Siena 80, a Latina 78;
  • l'osservazione sull'esito scolastico degli alunni italiani a confronto con quello degli alunni stranieri rivela che nelle scuole dove sono presenti alunni con cittadinanza non italiana si riscontra una maggiore selezione nei loro riguardi che finisce per incidere sui livelli generali di promozione: il divario dei tassi di promozione degli allievi stranieri e di quelli italiani è -3,36 per cento nella scuola primaria, -7,06 per cento nella secondaria di I grado, -12,56 per cento nella secondaria di II grado, in cui più di un alunno straniero su quattro non consegue la promozione;
  • la presenza di minori stranieri nella scuola si inserisce come fenomeno dinamico in una situazione in forte trasformazione a livello sociale, culturale, di organizzazione scolastica: globalizzazione, europeizzazione e allargamento dell'Unione europea, processi di trasformazione nelle competenze territoriali (decentramento, autonomia ed altro), trasformazione dei linguaggi e dei media della comunicazione, trasformazione dei saperi e delle connessioni tra i saperi, processi di riforma della scuola;
  • il fenomeno migratorio sta assumendo caratteri di stabilizzazione sia per le caratteristiche dei progetti migratori delle famiglie, sia per la quota crescente di minori di origine immigrata che nascono in Italia o comunque frequentano l'intero percorso scolastico;
  • la Convenzione internazionale dei diritti dell'infanzia sancisce che tutti devono poter contare su pari opportunità in materia di accesso alla scuola, nonché di riuscita scolastica e di orientamento;
    la scuola italiana deve quindi essere in grado di supportare una politica di «discriminazione transitoria positiva», a favore dei minori immigrati, avente come obiettivo la riduzione dei rischi di esclusione;
  • la maggior parte dei Paesi europei ha costruito luoghi d'apprendimento separati per i bambini immigrati, allo scopo di attuare un percorso breve o medio di alfabetizzazione culturale e linguistica del Paese accogliente. La presenza di bambini stranieri, ma anche nomadi o figli di genitori con lo status di rifugiati politici, implica l'aggiunta di finanziamenti e di docenti, e l'organizzazione di classi di recupero successive o contemporanee all'orario normale, di classi bilingue, oppure con la presenza di assistenti assunti a tal fine;
  • in Grecia, ad esempio, le scuole con un gran numero di alunni stranieri, figli di genitori nomadi o di greci rimpatriati, organizzano delle classi propedeutiche o delle sezioni preparatorie per l'insegnamento del greco, ma anche della linguad'origine, per facilitare l'integrazione di questi bambini nel sistema educativo. Queste classi e sezioni usano materiale didattico specifico e possono essere seguite da insegnanti ordinari che effettuano delle ore supplementari, insegnanti di sostegno temporanei o da insegnanti con qualifiche specifiche a orario ridotto. Il rapporto ufficiale alunni/insegnanti da rispettare è di 9-17 alunni per insegnante nelle classi propedeutiche e di 3-8 alunni per insegnante nelle sezioni preparatorie. L'assegnazione delle risorse dipende dalla presenza di un numero di alunni sufficiente per poter organizzare una classe o sezione;
  • le gerarchie istituzionali del precedente Governo di centro-sinistra hanno rigettato la proposta della Lega Nord, sulla necessità di istituire dette «classi propedeutiche», considerandole addirittura «luoghi di segregazione culturale», o «mere strategie di integrazione degli alunni immigrati», ritenendole «soluzioni compensatorie di carattere speciale», avvolte in schemi stereotipi e folkloristici;la pedagogia interculturale del centro-sinistra, attraverso l'affermazione dell'«universalismo», ha lasciato l'iniziativa alle singole scuole e agli enti locali che, pur avendo agito in maniera equilibrata, non possono attuare strategie per il superamento dei problemi derivanti dall'accoglienza e dalla formazione degli studenti stranieri. Le normative sull'immigrazione del 1998 e del 2002 (Testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998 e legge n. 189 del 2002) contengono indicazioni utili sulla funzione e sull'uso dei cosiddetti «spazi dotati di strumenti appositamente dedicati», demandando alle scuole e agli enti locali l'iniziativa e la gestione di tali spazi e strumenti mirati all'istituzione di percorsi specifici di alfabetizzazione linguistica di durata variabile;
  • i dati forniti dal ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca evidenziano come il problema dei ripetenti e della dispersione scolastica incida soprattutto sui ragazzi stranieri. Secondo tali dati, il numero degli studenti stranieri ripetenti è del 4 per cento nella scuola primaria, dell'8 per cento nella scuola secondaria di primo grado e arriva al 14 per cento nella scuola secondaria di secondo grado. In riferimento a quest'ultimo ciclo di istruzione si rilevano, inoltre, incongruenze tra la classe frequentata e l'età, incongruenze che riguardano circa il 75 per cento degli studenti stranieri;
  • la dimensione della scuola, la quantità di stranieri rispetto alla popolazione scolastica e la quantità di cittadinanze concorrono al successo o all'insuccesso scolastico di tutti gli studenti;
  • dai dati ministeriali si rileva che per i diversi ordini di scuola gli alunni stranieri sembrano ottenere maggiori risultati quando sono ridotti di numero;
  • la densità della presenza di alunni con cittadinanza non italiana in piccole scuole sembra non favorire livelli elevati di esiti positivi. Tale fattore si determina maggiormente nelle scuole secondarie di secondo grado dove il decremento degli esiti in rapporto alla maggiore consistenza di alunni stranieri è ancora più accentuato: negli istituti di piccole dimensioni con gruppi minimi di studenti non italiani, il tasso di promozione degli alunni stranieri scende dal 93,29 per cento (da 1 a 5) fino al 78,64 per cento (da 11 a 30) se vi sono consistenti gruppi di alunni stranieri. Negli istituti di medie dimensioni (da 101 a 300 alunni complessivi) si passa dal 91,79 per cento al 78,46 per cento; negli istituti maggiormente dimensionati si passa dall'89,87 per cento all'80,26 per cento; ciò vuol dire che il tasso di promozione di alunni stranieri nelle scuole primarie e secondarie di I grado è inversamente proporzionale alla dimensione della loro presenza nella scuola;
  • l'elemento della presenza di molte diverse cittadinanze nelle scuole, pur non coincidendo necessariamente con esiti negativi finali degli alunni stranieri, rappre senta un fattore condizionante del complesso sistema educativo e formativo che influenza l'intera classe;
  • le sopraccitate analisi sugli esiti scolastici sono importanti poiché consentono di comprendere determinate categorie di alunni per i quali l'obiettivo, oltre a quello degli apprendimenti, è anche quello dell'integrazione del sistema scolastico e del sistema sociale;
  • questa tipologia di alunni con cittadinanza non italiana consegue determinati esiti scolastici, in rapporto al livello di conoscenza della lingua italiana, alla dimensione temporale di scolarizzazione nel nostro Paese, alle misure di accompagnamento per la loro integrazione all'interno e all'esterno dell'ambito scolastico;
  • tali misure risultano infatti determinate sia dal numero degli studenti stranieri, sia dalle diverse nazionalità presenti nella stessa classe o scuola e dalle conseguenti differenti situazioni culturali e sociali che generano molteplici esigenze cui dare risposta,

impegna il Governo:

  • a rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado, favorendo il loro ingresso previo superamento di test e specifiche prove di valutazione;
  • a istituire classi di inserimento che consentano agli studenti stranieri che non superano le prove e i test sopra menzionati di frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana, propedeutiche all'ingresso degli studenti stranieri nelle classi permanenti;
  • a non consentire in ogni caso ingressi nelle classi ordinarie oltre il 31 dicembre di ciascun anno, al fine di un razionale ed agevole inserimento degli studenti stranieri nelle nostre scuole e a prevedere, altresì, una distribuzione degli stessi proporzionata al numero complessivo degli alunni per classe, per favorirne la piena integrazione e scongiurare il rischio della formazione di classi di soli alunni stranieri;
  • a favorire, all'interno delle predette classi di inserimento, l'attuazione di percorsi monodisciplinari e interdisciplinari, attraverso l'elaborazione di un curricolo formativo essenziale, che tenga conto di progetti interculturali, nonché dell'educazione alla legalità e alla cittadinanza:
    a) comprensione dei diritti e doveri (rispetto per gli altri, tolleranza, lealtà, rispetto della legge del paese accogliente);
    b) sostegno alla vita democratica;
    c) interdipendenza mondiale;
    d) rispetto di tradizioni territoriali e regionali del Paese accogliente, senza etnocentrismi;
    e) rispetto per la diversità morale e cultura religiosa del Paese accogliente;
  • a prevedere l'eventuale maggiore fabbisogno di personale docente da assegnare a tali classi, inserendolo nel prossimo programma triennale delle assunzioni di personale docente disciplinato dal decreto-legge n. 97 del 2004, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 143 del 2004, alla cui copertura finanziaria si provvede mediante finanziamenti da iscrivere annualmente nella legge finanziaria.

(1-00033)
(Ulteriore nuova formulazione) «Cota, Goisis, Grimoldi, Rivolta, Maccanti, Aprea, Frassinetti, Granata, Latteri, Baldelli, Garagnani, Centemero, Barbieri, Barbaro, Caldoro, Carlucci, Ceccacci Rubino, Di Centa, Renato Farina, Giammanco, Lainati, Mazzuca, Murgia, Palmieri, Massimo Parisi, Perina, Rampelli, Ghiglia».

Commenti Pagina

   gidìeffe | 25/10/08 10.27
Cara Lina,
i nostri politicanti ascoltano solo ciò che fa aumentare il loro consenso elettorale. Sta pur certa che se i sondaggi cominciano a scendere, qualcuno farà marcia indietro... se i politici parlassero un po' di meno, studiassero un po' di più, partecipassero un po' di meno alla trasmissioni televisive... perché, poi hanno pure un blog... ma dove trovano il tempo per fare "seriamente" tutto ciò che fanno? Certo ci sono sempre i portaborse... ah è vero, quasi me nde dimenticavo che siamo una socistà di yesmen!

   Lina | 24/10/08 15.17

Ieri ad Annozero è stato chiaro che i politici vogliono apportare modifiche alla scuola senza sapere quali sono i reali problema della scuola e come la nostra scuola funzioni.
Litigavano tra loro e facevano confusione tra maestro unico e maestro prevalente...
Sentire parlare di maestro prevalente mi sento male..
La scuola non funziona proprio dove ci sono i Signori e Madame che si sentono superiori a tutto e a tutti,ma quale maestro prevalente...?? AIUTO!
PREFERISCO IL MAESTRO UNICO..
Politiciiiiii ascoltatemi il tavolo di confronto va fatto con gli "addetti ai lavori"

Poveri ragazziiiiiiiiiiiiiii

   Lina | 21/10/08 15.44
Ieri ho seguito un po' la trasmissione l'Infedele,ospite il ministro Cota.
Tante testimonianza di maestre in riferimento alla classe di inserimento e l'invito delle stesse al Ministro di visitare le scuole per rendersi conto di persona del danno che andrebbe a fare con la sua "proposta"...
Il Ministro parlava a senso unico e accusava gli altri di farlo..
Che costa andare in giro per le scuole e toccare con mano.
Certo è che con il ritorno al maestro unico tutti i progetti realizzati per l'accoglienza e l'inserimento nelle classi del bambino straniero............anni di lavoro buttato via.
La nostra scuola che fine farà?

   "Classi ponte? No, classi ghetto" | 21/10/08 14.54
Critiche alle classi per immigrati anche da Famiglia Cristiana. In un editoriale che apparirà nel settimanale dei Paolini in edicola domani, è scritto: "Si dice classi ponte, si legge classi ghetto. Il problema dell'inserimento degli stranieri a scuola è reale, ma le risposte sono criptorazziste. Chi pensa a uno sviluppo separato in Italia, sappia che quel concetto in altra lingua si chiama apartheid, andata in scena in Sudafrica per molti anni".

   Lina | 20/10/08 12.41
16/10/2008 - Non si vuole partire dall'esperienza (gagliardi mauro) Ancora un'altra decisione presa in maniera superficiale da chi non ha basi pedagogiche e senza sentire chi nella scuola si occupa di integrazione. Nelle elementari formare classi con alunni di nazionalità ed età diverse vuol dire ritardare di molti mesi od anni l'apprendimento della lingua italiana e delle regole di comportamento della vita scolastica. Gli insegnanti conoscono bene i progressi di questi studenti alfabetizzati durante le ore di compresenza con lavori individuali o di piccoli gruppi (in base alle esigenze) anche in altre aule, ma poi ritornando nella loro classe giocano con gli altri nell'intervallo,svolgono compiti commisurati alle loro capacità, capiscono in maniera diretta ed intuitiva cosa chiede l'insegnante. Potrei fare mille esempi di casi concreti, ma sembra che il punto sia fare scelte ideologiche e avallarle per legittimare una politica di forti tagli. Invece di potenziare le ore di compresenza si tolgono con l'ingesso del maestro unico.

16/10/2008 - Ideologia (caligara giulio) Sono totalmente daccordo col commento precedente. In ogni sua parte. A me sembrano proprio ideologici tanto la proposta della Lega che l'articolo di Farina. Anzi, dirò che l'uscita di Brunetta sugli insegnanti lavoratori part-time e quella anzidetta della Lega mi paiono altrettanti esempi di "facciamoci del male!" da parte di uomini politici della maggioranza. Dimenticavo di dire che insegno da 33 anni.

16/10/2008 - esperienza (colombo loredana) Sono una docente. Da 18 anni mi occupo,di inserimento, integrazione e alfabetizzazione degli alunni stranieri. Quando ho avuto in classe per la prima volta, nel 90 una ragazzina brasiliana che parlava esclusivamente portoghese non sapevo cosa fare...Ma era una mia alunna, una persona, non solo un problema. Negli anni ho cominciato a frequentare corsi d'aggiornamento, a studiare glottodidattica, a parlare con i ragazzi e le loro famiglie, incontrare volti e storie. Nel mio istituto, un ISIS,solo nelle prime, a settembre abbiamo fatto un test per conoscere la competenza in italiano a 80 studenti stranieri. Abbiamo attivato corsi pomeridiani e di sostegno allo studio, con i fondi (pochi)per le aree a forte processo migratorio.Il "genio" che ha proposto le classi ponte ha idea di quanto costerebbero? Chi vi insegnerà? Dove, riunendo insieme bambini e adolescenti? Quando, durante l'anno scolastico facendo perdere un anno di scuola? Se non si conosce la lingua non si può imparare, ma è la scuola il luogo preposto, gli insegnanti sono i professionisti che possono farlo. Studi in Francia hanno da anni dimostrato che classi solo di stranieri rallentano l'apprendimento della lingua e l'integrazione, mentre l'immersione in classi dove si parla italiano velocizza l'apprendimento e la mia esperienza lo conferma. Non è questione di razzismo o buonismo, non è un problema ideologico ma concreto. Si diano più risorse alle scuole con più alunni, sapremo inserirli è il nostro mestiere.

Come dicevo nel mio primo commento ...
La Scuola si prepara ad accogliere i bambini stranieri.
La rivista " La Vita Scolastica" al suo primo numero ha allegato un poster dei saluti:Questi bambini dicono CIAO !
Che dire delle proposte,idee per meglio inserire i bambini stranieri:quante proposte,quante perle di saggezza.
Diana,Faissad ,Ahmed e e e ...tutti nel mio cuore.
Oggi è questo il mio pensiero,spero tanto di potermi ricredere.
Solo i ...non cambiano idea.
Ciao Roberta...ragazzi aspetto un vostro commento
Portate la vostra testimonianza sull'esperienza avuta con tre insegnanti su due classi.
ciao

   gidìeffe | 19/10/08 14.57
Cara Roberta,
grazie per esserti unita a Lina in questo ragionamento. Le tue opinioni sono "le tue opinioni" e tutti su Greenopoli devono sentirsi liberi da ogni condizionamento. La canzone diceva: "Nessuno mi può giudicare nemmeno tu...".
Grazie

P.S.: un incitamento agli altri ragazzi per farsi avanti su un tema così importante!

   Roberta85 | 19/10/08 14.39
Solo oggi ho potuto leggere quanto riportato nel ragionamento e le mie idee sono state leggermente più chiare. Correggetemi se sbaglio e spero che le mie opinioni non vadano troppo in controtendenza.
La proposta, se valutata bene, mi sembra non proprio da criticare. Ma opinabile in alcuni punti.
Per quanto mi è sembrato di capire dalla lettura non si propone di organizzare delle classi esclusivamente per alunni stranieri, ma delle classi di preparazione alla lingua italiana e ad altri concetti al fine di rendere migliore l'inserimento poi nella classi "miste". Il primo step è per quanto ho capito un test di ingresso che valuta la conoscenza della lingua italiana, i bambini o i ragazzini che lo superano vengono inseriti automaticamente nelle classi ordinarie, gli altri vengono preparati per un inserimento successivo che in ogni modo avverrà entro il 31 dicembre. Un altro punto specifica di "prevedere, altresì, una distribuzione degli stessi proporzionata al numero complessivo degli alunni per classe, per favorirne la piena integrazione e scongiurare il rischio della formazione di classi di soli alunni stranieri;".
Ovviente potrebbero essere organizzati anche dei corsi ad esempio pomeridiani per l'insegnamento esclusivo della lingua italiana invece di tali classi propedeutiche. Se ci pensate bene un bambino o un ragazzo che non ha una buona conoscenza dell'italiano può, se non opportunamente aiutato, trovare delle difficoltà. Per un bambino delle scuole elementari, ad esempio di prima, le difficoltà sono minori perchè tutti gli alunni straniei e non partono dall'ABC, per uno più grande, ad esempio di 12-13 anni, poichè si è in una fase più avanzata dell'insegnamento della lingua dove si insegnano altre cose in italiano, troverebbe delle difficoltà.
Un punto che trovo opinabile è quello che sancisce di " favorire, all'interno delle predette classi di inserimento, l'attuazione di percorsi monodisciplinari e interdisciplinari, attraverso l'elaborazione di un curricolo formativo essenziale, che tenga conto di progetti interculturali, nonché dell'educazione alla legalità e alla cittadinanza:a) comprensione dei diritti e doveri (rispetto per gli altri, tolleranza, lealtà, rispetto della legge del paese accogliente);
b) sostegno alla vita democratica;
c) interdipendenza mondiale;
d) rispetto di tradizioni territoriali e regionali del Paese accogliente, senza etnocentrismi;( li riporto per rendere più chiaro a cosa mi riferisco).
Opinabile perchè tali cose dovrebbero essere insegnate soprattutto agli alunni italiani, quindi non nelle classi di inserimeno, ma in quelle ordinarie, e quindi miste, per favorire l'integrazione e il rispetto delle diverse culture da una parte e da un'altra. Sembra infatti che si voglia educare alla tolleranza solo gli stranieri, quando invece dovrebbe essere la popolazione indigena a dover ricevere un'educazione per l'accoglienza e il rispetto. Si vuole insegnare agli stranieri la Costituzione Italiana quando invece non viene insegnata agli italiani stessi. L'educazione civica, che io ho studiato solo alle scuole elementari, e non so se ci sia ancora è una materia che a mio avviso dovrebbe essere mantenuta anche nelle scuole successive.



   Un contributo esterno | 19/10/08 9.58
DAL SITO DI BEPPE GRILLO

Che dire?
Sono una maestra. Sono di ruolo a tempo indeterminato e quindi non rischio il posto, ma tante mie colleghe assunte dopo di me stanno tremando, per non parlare delle supplenti che già dal prossimo anno non lavoreranno più.
Allora...
La maestra unica. Va bene, ma QUALE maestra?
Conosco colleghe a cui non lascerei i miei figli neanche 10 minuti. Ho saputo di frasi dette a bambini delle elementari del tipo: "Sei uno stupido, fa bene la tua mamma a volere più bene a tuo fratello che a te!". Roba da galera, anzi, roba da miniera! (Quello sarebbe il loro posto).
Io penso che la scuola non sia fatta dalle strutture, dagli orari, dagli esperti, dai mega-progetti.
Sono dentro l'ambiene e, credetemi, LA SCUOLA LA FANNO LE MAESTRE.
Se la maestra funziona, la scuola funziona. Se la mestra è un'incapace, la scuola non funziona. Se la maestra non vuole bene alle creature che le sono state affidate, fa dei danni irreversibili, perchè certe parole, certi scguardi di disprezzo, certi cattivi insegnamenti, ti rimangono dentro come un marchio per tutta la vita.
Non bisogna investire in strutture mega-accessoriate e plurimeccanizzate con piani di offerte formative esorbitanti. Bisogna investire NELLE MAESTRE, ciò nella formazione delle insegnanti. Una maestra, credo, non può limitarsi a sepere le cose, non può limitarsi neanche a saperle insegnare.
Non basta, per la miseria! Non basta. Abbiamo la responsabilità di formare il domani, il futuro di questo paese, (insieme, anzi, DOPO la famiglia), non possiamo "tirare a campare", non ne abbiamo il diritto!!!
Chiedo a questo pseudo-governo solo una cosa: FATEMI FARE IL MIO LAVORO SERIAMENTE, FATE CORSI DI AGGIORNAMENTO CHE SERVANO DAVVERO, CON FORMATORI IN GAMBA,che abbiano le palle, che mi aiutino a fare questo lavoro che non è un lavoro come un altro, perchè non abbiamo a che fare con documenti, o pezzi meccanici, che se sbagli, pazienza!
E il discorso sarebbe lungo, ma devo andare a correggere i compiti..
Saluti.

   gidìeffe | 18/10/08 15.22
A quanto pare abbiamo lasciato Lina sola soletta ad affrontare un tema che riguarda tutti noi!
Forza, diamoci da fare!
Grazie

   Lina | 17/10/08 18.45
Avete letto il tema ?
Questi sono i meravigliosi bambini e ora che si vuol fare ?Vorrei che qualcuno mi dicesse il suo punto di vista...

Ragioniamo :mettendo insieme i bambini stranieri è peggio che distribuirli..come ci ha raccontato il piccolo alunno.
L'integrazione nelle classi è più facile e soprattutto non si crea discriminazione:questo è l'aspetto più orrendo di tutta la problematica.
Oggi tutti contro gli stranieri che rallentano i programmi,niente affatto!I penalizzati sono i bambini stranieri,il più delle volte(parlo per esperienza).
Domani la prossima mossa sarà per i bambini diversamente abili,visto che hanno ridotto o tolto del tutto il "Sostegno"?
Chi mi aiuta?
Voglio sentire i ragazzi....

   Lina | 17/10/08 9.20
Riporto il tema di uno scolaro di scuola primaria.
Prendiamolo come spunto di riflessione..

Tema: parla del tuo compagno di banco.

Svolgimento
Il mio compagno di banco si chiama Ahmed e viene da un paese lontano: il Marocco. È arrivato qui nella Terza A il mese scorso e non parla ancora bene l'italiano. La maestra ha deciso di metterlo al mio fianco in classe perché dice che così potrò aiutarlo a imparare la nostra lingua, anche se a volte mi annoio anche io a impararla.

Ahmed ha i capelli scuri scuri, quasi neri, ed è riccio. Ha la pelle più scura della mia perché mi ha detto che in Marocco c'è sempre tanto sole e così laggiù sono sempre tutti abbronzati. Quando facciamo i conticini, Ahmed conta nella sua lingua e non si capisce niente, è difficilissima. Però se la maestra lo sente lo sgrida, perché vuole sentire solo l'italiano in classe, altrimenti dice che poi non impara niente. Dopo pochi giorni insieme, io e Ahmed siamo diventati tanto amici, mi ha insegnato un sacco di giochi nuovi che io non conoscevo e quando c'è l'intervallo dividiamo sempre le merendine, così ne abbiamo metà di un gusto e metà di un altro.

Voglio tanto bene ad Ahmed, ma da alcuni giorni non viene più in classe con noi. Una settimana fa è arrivata una signora in classe e gli ha fatto fare uno strano compito tutto scritto in italiano e difficilissimo. Poi la signora è andata via con il compito e Ahmed e io ci siamo messi a giocare con gli altri bambini. Il giorno dopo, però, la signora è venuta un'altra volta in classe e ha portato via Ahmed. Mentre uscivano dalla classe ho visto che la maestra stava quasi per piangere e non ho capito perché.

Ora Ahmed lo vedo solo quando c'è l'intervallo. L'hanno messo in una classe dove ci sono solo cinesi, marocchini, albanesi e anche un bambino della Romania che è il figlio della signora che viene a fare le pulizie a casa mia. Ahmed mi ha raccontato che era più felice prima, quando poteva imparare da me e i miei compagni l'italiano e non ora che parla quasi sempre la sua lingua con gli altri del Marocco. Anche io ero più felice prima, mi piaceva giocare con lui e la merendina che divideva con me era la più buona.
Il prossimo passo delle Istituzioni quale sarà?
La mia piccola e straordinaria Diana ora frequenta la terza media...Arrivata in Italia all'età di nove anni..E' un racconto che ho già fatto!

Ci vogliamo muovere ? Forza...

   Lina | 16/10/08 20.12
Gelmini.. .ritorno al maestro unico...Coto ...le classi di inserimento..
CHE BRAVI! Un forte plauso ???????
Miei cari amici,
con l'avvio del "modulo" nella scuola primaria grandissimo passo avanti.
Modulo:tre insegnanti su due classi.
Lo scopo del Modulo quello di dare più qualità alla scuola, più possibilità all'alunno per superare le difficoltà.
Tutto funzionava alla grande e specialmente in un modulo dove tre insegnanti "condividevano tutto".
Nelle ore di compresenza si attuavano gruppi di eccellenza e gruppi di recupero.
Con il passar del tempo, per questione di soldi, l'insegnante viene utilizzata ,nelle ore di compresenza,per supplenze...
Inizia pian piano il degrado,il modulo perde la sua "Efficacia":niente più gruppi di livello.
La scuola perde una grandissima opportunità!
Passa il tempo ..e sempre più in basso..problema soldi! Ora con il ritorno al maestro unico .. ..e " la classe di inserimento" ... a domani ..la prossima puntata.

   Lina | 16/10/08 18.39
Nei miei anni di insegnamento compagni di viaggio l'aggiornamento, attraverso riviste scolastiche e quant'altro..e tutto a mie spese perchè le Istituzioni non hanno mai aiutato in tal senso.
Da un po' di anni tutte le riviste didattiche si sono adeguate per preparare la "Scuola" ad accogliere i bambini stranieri,sempre più numerosi.
Non a caso venerdì 17 ottobre a Roma 1^ convegno nazionale sull'intercultura nella scuola italiana.
Il convegno si propone di fare il punto sulle trasformazioni avvenute negli anni recenti nella scuola e sul carattere di multiculturalità e plurilinguismo che essa ha assunto.
In questi anni la scuola italiana ha sperimentato e scambiato molte buone pratiche di integrazione e di intercultura e temi ,poco praticati fino a qualche tempo fa,come italiano seconda lingua,mediazione linguistica culturale....LA SCUOLA SI PREPARAVA AD ACCOGLIERE I BAMBINI STRANIERI SEMPRE PIU' NUMEROSI....
Molte le strategie e fondamentale la figura del MEDIATORE LINGUISTICO -CULTURALE....
Ora voglio dire...
La scuola era il luogo privilegiato di convivenza,
vi si apprendevano le regole dello stare insieme fra diversi, si sperimentava la pluralità come ricchezza e opportunità..
Oggi si sta diffondendo la paura e la diffidenza nei confronti degli altri: stranieri,immigrati,
diversi.
La paura è cattiva consigliera ,fa vedere spettri e pericoli laddove a volte ci sono solo ombre e povertà e spesso può ridurre la capacità di distinguere le situazioni con "lucidità".
Come si potrà educare i nostri bambini a crescere nel rispetto della storia di ciascuno,delle proprie e altrui differenze e somiglianze?
Amata SCUOLA ci avviamo pian piano verso la "sterilità".

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