[2] In Italia si può tornare alla produzione di energia nucleare?
L'obiettivo del ragionamento è di dare una risposta condivisa alla questione posta.
Al raggiungimento di un numero congruo di contributi il MODERATORE proverà a sintetizzare e raccordare i diversi contributi proponendo un quadro di sintesi delle conoscenze alle quali si è pervenuti e dal quale ripartire per riprendere il ragionamento.
Contestualmente all'avvio del ragionamento è stato attivato l'omonimo SONDAGGIO al quale si può rispondere con tre "semplici" opzioni: Si, No, Non so. Il sondaggio vuole essere un modo più semplice ed immediato per interpretare l'opinione pubblica.
REGOLE per partecipare al ragionamento.
Il ragionamento non deve essere condizionato da ALCUN PREGIUDIZIO.
Tutte le OPINIONI espresse devono essere supportate dai FATTI e, quindi, da adeguati riferimenti bibliografici e/o rimandi a pagine web (riferimenti webliografici), con la precisa citazione delle FONTI.
Le OPINIONI NON SUPPORTATE DAI FATTI e da adeguati riferimenti bibliografici e/o webliografici SARANNO CANCELLATE DAL MODERATORE.
Si può fare riferimento alle opinioni e ai fatti riportati da altri "ragionatori" per valorizzare il loro ragionamento o per confutarlo.
Sono da preferire contributi brevi e sintetici.
Si possono esprimere più commenti (sono auspicati).
Nel corso di ragionamento si può cambiare opinione (solo gli sciocchi non lo fanno).
Un Esempio di Commento
OPINIONE: Chicco Testa ha scritto un libro intitolato "Tornare al nucleare?". Il libro può essere un buon punto di partenza per ragionare sull'argomento. FATTI: Chicco Testa (2008), Tornare al nucleare?, Collana Gli Struzzi, Einaudi, 113 pagine.
Commenti
Pagina
lina | 18/02/09 9.17
Abbiamo lasciato un po' in disparte "l'argomento".
Potremmo riprenderlo dopo le provocazioni dell'Alchimista sull'energia "pulita"...
C'è da rispondere anche alla provocazione del nostro Libero Pensatore.
lina | 02/01/09 22.43
bella provocazione Prof.....ci penserò
il ragionamento si fa interessante...ecco perchè greenopoli è eccezionale..stuzzica...stuzzica
gidìeffe | 02/01/09 18.56
Mi è venuto una riflessione che provo a sviluppare brevissimamente...
La scoperta del fuoco è una cosa buona oppure no?
Tutti rispondiamo si.
Eppure bruciare semplicemente della legna prudce gas ad effetto serra ed altri inquinanti primari e secondari. Inoltre, si producono ceneri. Certo, si tratta di un fatto naturale... visto che l'autocombustione avviene sponsaneamente in natura... ma lo stesso so potrebbe dire per l'energia nucleare e il Sole...
Con questo cosa voglio dire: io rimango col dubbio... fino ad ora, infatti, non riesco a far altro che vedere sia aspetti positivi sia aspetti negativi per l'energia nucleare... boh!
Osservazione | 02/01/09 16.41
www.greenreport.it 29/12/2008
Energia
Ondata di gelo: la Francia nucleare salvata dalla Germania no nuke LIVORNO. L´ondata di gelo che ha colpito la Francia sta svelando tutta la propaganda che si fa intorno all´opzione nucleare francese che garantirebbe energia sempre ed a buon prezzo, è infatti la Germania, impegnata in un percorso per uscire dal nucleare, che si basa su sole, vento ed altre energie rinnovabili (e gas russo), che sta approvvigionando gli infreddoliti francesi di elettricità. Réseau "Sortir du nucléaire" spiega cosa sta succedendo: «La spiegazione è semplice: per la loro politica nucleare, Edf e lo Stato francese hanno proceduto all´installazione di milioni di riscaldamenti elettrici. Ora, ogni volta che la temperatura cala, il consumo dovuto ai convettori elettrici è tale che, malgrado 58 reattori, il parco nucleare francese viene largamente superato: sono allora le centrali termiche (gas, petrolio, carbone), francesi e straniere, principalmente tedesche, che vengono messe in servizio per riscaldare la "France électrique". Il fatto è che le centrali nucleari non sono del tutto adattate alle variazioni di potenza, forniscono una potenza costante... quale che sia la domanda di elettricità». Intanto Edf continua a promuovere il riscaldamento elettrico e poi chiede più centrali nucleari e termiche a carbone e gas. Una spiegazione che rende meno contraddittorio quanto si legge nel "Rapport d´information n° 357" del 2007 del Senato francese: «la Francia, per assicurare la sua sicurezza di approvvigionamento, deve consolidare la sua media di punta. In effetti, il parco produttivo dispone di una sovra-capacità di base che autorizza l´esportazione di elettricità, ma sembra insufficiente per assicurare la punta». Gli stessi Réseau de transport de l´electricité (Rte) e Agence de l´environnement et de la maîtrise de l´energie (Ademe), sottolineano che il riscaldamento elettrico produce forti emissioni di CO2 che, anche se hanno luogo in Germania, devono essere attribuite alla Francia ed anche al poco flessibile nucleare francese». Gli antinuclearisti di oltralpe fanno notare che «Questi dati dequalificano di fatto la risposta di "buon senso" che ci viene sempre data, vale a dire... aumentare il numero di reattori nucleari: questo non risponde per nulla al problema del consumo di punta. In ogni modo, sarebbe tecnicamente pericoloso e finanziariamente suicida per Edf utilizzare reattori nucleari solamente per coprire le punte di consumo, lasciandoli fermi per il resto del tempo. Ecco la Francia molto handicappata, di fronte a forti cali di temperatura, con 58 reattori incapaci di alimentare milioni di riscaldamenti elettrici». Da 5 anni la Germania è diventata esportatrice netta di energia verso la Francia, e non il contrario come vorrebbero far credere anche in Italia i cantori del rinascimento nucleare. E questo mentre la Grosse Koalition democristiana-socialdemocratica ha confermato e l´uscita dal nucleare... La questione è complicata perché resta intatto il problema del riscaldamento climatico, ma il generale inverno dimostra nella patria dell´atomo civile che la soluzione nucleare non è solo rischiosa, ma anche inefficace e può aggravare le situazioni di dipendenza con una produzione "rigida". Così, mentre Sarkozy invita al risparmio energetico, questa rigidità che ha prodotto milioni di riscaldamenti elettrici al servizio dell´industria nucleare di Stato, rischia di diventare un grattacapo insolubile per la Francia che esporta nucleare civile e militare e che dovrebbe forse pensare ancora di più a riconvertire il proprio sistema energetico uranio-dipendente verso il risparmio energetico e le energie rinnovabili.
lina | 02/01/09 16.17
Oggi l'Italia politica vuole investire sul nucleare...gli ALTRI parlano di energia rinnovabile..
Trent'anni fa Gli ALTRI parlavano di nucleare e l'italia no...Che facciamo...si torna indietro?
Ci sarà un momento in cui parleremo tutti la stessa lingua là dove è necessario?
ragazzi un piccolo contributo trovato sul sito fi Francesco cifarelli...
tra poco vi ..aggiorno con il secondo link
ciao
lina | 17/12/08 18.43
gidì scusa
puoi provvedere al pasticcio?
grazie
lina | 17/12/08 18.40
Intervista a Ugo Spezia
di Emiliano Stornell
A suo parere, l’Italia ha effettivo bisogno dell’energia nucleare?
Per l’Italia la reintroduzione del nucleare è una scelta obbligata da diversi punti di vista. Il nucleare è indispensabile se vogliamo ridurre la nostra dipendenza da risorse energetiche quali petrolio e gas e se di conseguenza vogliamo sottrarci al potere di ricatto che i paesi produttori esercitano in tutti i campi nei nostri confronti. Inoltre, ci troviamo di fronte a un paradosso: quello d’importare energia elettrica generata da reattori nucleari che si trovano alle porte di casa nostra, in paesi come Francia e Slovenia. Il 15-18% dell’energia elettrica che importiamo dalla Francia deriva da combustibile nucleare. A questo punto, in un’ottica di autonomia energetica, non sarebbe più ragionevole che anche l’Italia si dotasse di reattori nucleari? C’è poi il problema dei costi. La richiesta di energia è in costante crescita e nel lungo periodo la bolletta energetica si farà sempre più insostenibile per i consumatori, dai cittadini alle imprese, che devono pagarla. La reintroduzione del nucleare avrebbe l’effetto di alleggerirne il peso a vantaggio di tutti. Il costo dell’energia elettrica generata da reattori nucleari è di gran lunga inferiore a quella prodotta da altre fonti. Basti pensare che il costo dell’energia elettrica prodotta dai reattori nucleari francesi è più basso dell’energia elettrica prodotta in Italia da altre fonti. In particolare, il ricorso alle fonti rinnovabili comporta costi elevatissimi, per di più ingiustificati in rapporto alla loro reale capacità di generare energia.
Se è così, cosa impedisce all’Italia di reintrodurre il nucleare?
Tecnicamente parlando, non esistono elementi ostativi. In ogni momento è possibile comprare un reattore e predisporne l’installazione sul nostro territorio. Il problema semmai è di natura culturale. In Italia, certa propaganda, a partire da una percezione erronea ed esasperata del disastro di Chernobyl, ha diffuso nell’opinione pubblica la fobia della tecnologia, con il risultato che oggi la semplice parola nucleare viene associata a quanto di peggio possa esistere. La differenza tra il nostro e gli altri paesi sta nel fatto che mentre da noi è molto difficile trovare un comune disposto a ospitare un reattore, altrove, in Francia ad esempio, i comuni, attratti dai vantaggi economici, concorrono a decine per ospitare una centrale nucleare nel proprio territorio.
Ma la fobia del nucleare non può trovare giustificazione nella pericolosità che questa fonte di energia porta con sé?
Il nucleare è la fonte di energia più sicura e rispettosa dell’ambiente. Non è un caso se oggi il nucleare è la prima fonte di produzione di energia elettrica in Europa, seguita a distanza dal carbone. Il fatto che ci sia un uso così intenso del nucleare, senza che sia mai accaduto alcun incidente o qualche danno legato allo smaltimento del combustibile o delle scorie, significa che la gestione degli impianti avviene in maniera molto sicura. Anche perché la quantità di materiale necessaria a far funzionare una centrale nucleare è estremamente limitata. Per far funzionare una centrale nucleare c’è bisogno di 5 tonnellate di combustibile all’anno, mentre gli impianti a petrolio o a carbone hanno bisogno annualmente di centinaia di migliaia di tonnellate di combustibile. Senza contare gli incidenti legati alla movimentazione degli idrocarburi. Di quanti disastri ambientali sono causa le petroliere?
Quella per la reintroduzione del nucleare è dunque una battaglia culturale.
Esattamente. È necessario creare un clima sociale di consapevolezza e accettazione che renda possibile l’installazione d’impianti per la produzione di energia nucleare in territorio italiano. Ed è cosa tutt’altro che facile. Le resistenze sono molte. Va poi considerato che nelle società industriali avanzate la popolazione è solitamente refrattaria alle decisioni di carattere impositivo. Costruire una centrale nucleare senza il consenso della cittadinanza è impensabile, perciò è necessaria un’opera di re-informazione dell’opinione pubblica in modo da renderla consapevole dei suoi stessi bisogni energetici e da creare quel clima sociale di consapevolezza e accettazione che è patrimonio comune di tutti i paesi industrializzati tranne il nostro.
WTR Posted on 18/9/2007, 19:23
gidìeffe | 17/12/08 18.39
Meditate gente, meditate!
Un plasuso a Roberta per aver riaviato il ragionamento e per l'esempio di sinteticità!
Stasera ho iniziato ad interessarmi un po' sull'argomento partendo proprio da quello che avevo accennato nel mio post sullo sapzio libero. Ho cercato il libro di Piero Angela e un po' di video nell'archivio di SuperQuark..ho trovato tantissimi video ma non ancora quello che cercavo (sulle radiazioni).
Il libro è "La sfida del secolo"-Energia 200 domande sul futuro dei nostri figli.Angela-Pinna
e del nucleare si parla nel capitolo IV "L'Italia e L'energia"...dove ho ritorvato l'espressione che mi era rimasta impressa "..c'è da notare che il nucleare in italia, se è uscito dalla porta , è rientrato dalla finestra"(pag 87)espressione simpatica ad Angela( che sembra molto propenso al nucleare) e che infatti riprende anche nel servizio di cui ho lasciato il link...
Ora rileggo il capitolo (dopo due anni l'ho rimosso) e vi farò un riassuntino su quello che dice Angela.
capi | 28/10/08 11.19
Spero ke in Italia non si ritorni più al nucleare in quanto il popolo italiano per il suo tipico modo di fare (sbagliato), non sarebbe in grado di gestire un processo di sviluppo energetico basato sul nucleare. In quanto mancano le più semplici condizioni di base ( depositi per le scorie, consapevolezza dei rischi, efficienza e trasparenza nella gestione, ecc.) affinchè tale processo si sviluppi. Quindi sarebbe meglio investire i soldi necessari alla costruzione delle centrali per incentivare la realizzazione di impianti fotovoltaici di ultima generazione, tramite sia incentivi alle aziende ke li producono e sia a coloro ke li acquistano.
Secondo Gianni Tamino - Biolcalenda, di Greenplanet:
l'uranio non è una risorsa né rinnovabile né sostenibile e neppure lo sono i materiali per una ipotetica fusione nucleare;
comporta seri problemi di sicurezza ed un enorme impatto ambientale legato alla produzione di scorie radioattive, che inevitabilmente si accumulano nell'ecosistema e graveranno sulle future generazioni per migliaia d'anni;
espone il mondo al rischio di proliferazione delle armi nucleari e fornisce potenziali strumenti al terrorismo;
non è in grado di risolvere né il problema energetico né quello del cambiamento climatico. Le risorse di uranio non sono sufficienti per sperare di aumentare la capacità installata in maniera tale da coprire una quota significativa della nuova domanda di energia, né per sostituire la quota fossile. I programmi per i reattori superveloci sono falliti e la fusione non rientra nelle prospettive praticabili;
ha dei costi diretti ed indiretti troppo elevati, scaricati sulla collettività.
CLICCA SUL LINK PER ANDARE ALL'ARTICOLO COMPLETO
Il puntualizzatore | 18/06/08 15.52
Dovremmo cambiare stile di vità! ma chi lo dice ai Cinesi e agli Indiani di non consumare come abbiamo fatto noi? I cinesi hanno inventato delle macchinine che costano 4 soldi: un modo per consumare carburante e inquinare a basso costo... un po' come le stamanti che costano 50 euro e le cartucce che costano il doppio!!!
lina | 17/06/08 17.46
La brava Licia Colò conduce su Rai tre un breve spazio dedicato alla natura,all'ambiente.
Oggi ha affrontato l'argomento "nucleare".
Il problema del nucleare è l'alto costo per la costruzione delle centrali.Il problema delle scorie perchè ,come diceva l'esperto,queste dovrebbero essere depositate non in Italia per l'alta attività sismica del territorio....Il problema uranio.
In poche parole si ripetono sempre le stesse cose...Mi chiedo..E allora????
L'unica via di uscita sarà il rinnovabile?...