Alcuni di Voi avranno sicuramente letto "Mezzanotte e cinque a Bhopal" di Dominique Lapierre e Javier Moro [25]. I due autori raccontano l'immane tragedia che si verificò nella notte tra il 2 e il 3 dicembre 1984, nella città indiana di Bhopal, dove una nube di gas tossico fuoriuscì da una fabbrica americana di pesticidi. Il caso Bhopal, come si diceva in chiusura del precedente paragrafo, è considerato il più grave incidente industriale della nostra storia. Lo riportiamo perché la storia deve essere maestra di vita e dobbiamo conoscere i nostri orrori (errori è troppo riduttivo, in questo caso) affinché cose simili in futuro non possano più accadere. La realtà, purtroppo, ogni giorno ci mostra come spesso in molte realtà produttive non sono rispettate le più elementari norme di sicurezza, a tutto danno dei lavoratori e con grande rischio per la salvaguardia dell'ambiente e per la sicurezza della salute pubblica. Condividiamo a pieno, e per questo lo rilanciamo, l'invito del grande scienziato Albert Einstein, riportato in apertura del libro di Lapierre e Moro: «L'uomo e la sua sicurezza devono costituire la prima preoccupazione di ogni avventura tecnologica. Non lo dimenticate mai, quando siete immersi nei vostri calcoli e nelle vostre equazioni». Di seguito riportiamo la descrizione di cosa accadde a Bhopal, così come l'abbiamo fedelmente tradotta dal sito della International Campaign for Justice in Bhopal [26].
Sommario
Nella notte tra il 2 ed il 3 Dicembre del 1984, un impianto della Union Carbide a Bhopal, in India, iniziò a perdere 27 tonnellate di un gas letale: l'isocianato di metile. Nessuno dei sei sistemi di sicurezza progettato per contenere un'eventuale perdita era in funzione, consentendo così al gas di potersi liberare nell'atmosfera della città di Bhopal. Circa mezzo milione di persone furono esposte al gas e come conseguenza diretta circa 20.000 persone risultano decedute ad oggi. Più di 120.000 persone, inoltre, ancora soffrono a causa di disturbi gravi causati dall'incidente e dal conseguente inquinamento nei dintorni del sito sede della fabbrica e del disastro. Questi disturbi comprendono la cecità, difficoltà gravi nella respirazione e disfunzioni ginecologiche. Il sito non è stato mai bonificato in maniera appropriata ed esso, pertanto, continua ad essere fonte di inquinamento e, quindi, di pericolo per la salute degli abitanti di Bhopal. Nel 1999, a seguito di indagini eseguite nelle acque di falda e nelle acque di pozzi nei pressi del sito dell'incidente, si rilevò la presenza di mercurio a livelli compresi tra 20.000 e 6 milioni di volte rispetto a quelli ipotizzati [27]. Nell'acqua, inoltre, si riscontrò la presenza di composti chimici riconosciuti come cancerogeni e produttori di danni al cervello nonché fonte di malformazioni nei feti. Il tricloroetano, ad esempio, per il quale è stata dimostrata la correlazione con l'insorgenza di malformazioni fetali, fu riscontrato a livelli 50 volte superiori rispetto ai limiti di sicurezza dell'Agenzia di protezione ambientale americana, l'EPA (Environmental Protection Agency). I risultati di ulteriori analisi pubblicate in un report del 2002 mostrarono la presenza di 1,3,5 triclorobenzene, diclorometano, cloroformio, piombo e mercurio nel latte materno di donne in fase di allattamento. Nel 2001, la Dow Chemical, compagnia chimica di base nel Michigan, rilevò la Union Carbide, acquisendo di conseguenza sia il suo attivo sia il suo passivo. La Dow Chemical, tuttavia, si è sempre rifiutata di bonificare il sito, di fornire acque potabili sicure, di ricompensare le vittime, o di svelare la precisa composizione dei gas presenti nella perdita, informazione che i medici potevano usare per curare in maniera più appropriata ed efficace le vittime.
L'agonia di Bhopal
Il 3 Dicembre 1984, un gas tossico fuoriuscì accidentalmente dalla fabbrica della Union Carbide uccidendo migliaia di persone. Nessuno sa precisamente quanti morirono. La Carbide riferisce la cifra di 3800. Addetti del comune che prelevarono con le proprie mani i corpi delle vittime, caricandoli su dei camion per poi seppellirli in tombe comuni o per bruciarli in roghi di massa, stimarono che essi asportarono almeno 15.000 corpi. I sopravvissuti, sulla base del numero di sudari venduti in città, sostengono che nella prima settimana successiva all'incidente ci furono almeno 8.000 morti. Tali conteggi di corpi diventano insignificanti, quando si sa che le morti non si sono mai fermate. La fabbrica della Union Carbide a Bhopal sembrava segnata nel suo destino già dalla nascita. La compagnia costruì in quel luogo la fabbrica di pesticidi negli anni Settanta, pensando che l'India rappresentasse un mercato non ancora coperto per i suoi prodotti per il controllo degli insetti infestanti. Le vendite, tuttavia, non ebbero mai riscontro con le previsioni della compagnia; gli agricoltori Indiani, dovendo combattere per far fronte a siccità e inondazioni, non avevano soldi a sufficienza per comprare i pesticidi della Union Carbide. L'impianto, che mai raggiunse la sua piena capacità produttiva, si dimostrò ben presto essere stato un'avventura a perdere e per questo cessò la sua attività di produzione all'inizio degli anni Ottanta. Grandi quantità di prodotti chimici, tuttavia, rimasero nei depositi della fabbrica; tre serbatoi, in particolare, continuarono a stoccare 60 tonnellate di isocianato di metile, o più semplicemente MIC (methyl isocyanate) [28]. Sebbene il MIC fosse un gas letale particolarmente reattivo, si consentì che il complesso sistema di sicurezza dell'impianto della Union Carbide andasse progressivamente in malora. I motivi addotti dalla gestione consistevano nel fatto che siccome l'impianto aveva cessato ogni attività produttiva, non c'era nessun pericolo. Ogni sistema di sicurezza precedentemente installato per prevenire eventuali fughe di MIC - almeno sei in tutto - alla fine risultavano fuori uso. La manutenzione ordinaria, pertanto, avveniva in una tale situazione di sfacelo quella notte del 2 Dicembre, quando un dipendente stava lavando con un forte getto d'acqua (flushing) una tubazione corrosa e, a causa della rottura di più valvole di sicurezza, l'acqua poté liberamente fluire nel serbatoio più grande contenente il MIC. Il contatto con l'acqua produsse un'immediata ed incontrollata reazione; la vasca, a seguito dello scoppio, perse il suo sarcofago di calcestruzzo e vomitò fuori una nube letale di MIC, cianuro di idrogeno, monometilammina e altri composti chimici che inondarono il terreno circostante. Sospinta dal vento, la nube tossica si portò sulla maggior parte di Bhopal. Immediatamente dopo pochi istanti, le persone cominciarono a morire. Aziza Sultan, una sopravvissuta, ricorda: «Verso le 12.30 del mattino mi risvegliai richiamata dal suono del mio bambino che tossiva malamente. Nella penombra mi resi conto che la stanza era invasa da una nube bianca. Sentivo tante persone che gridavano "correte, correte". Allora anch'io cominciai a tossire e ad ogni respiro sembrava che stessi respirando avvolta nel fuoco. I miei occhi stavano bruciando». Un altro sopravvissuto, Campa Devi Shukla, ricorda che «sembrava come se qualcuno avesse riempito i nostri corpi di peperoncini rossi, gli occhi lacrimavano spontaneamente, mentre dal naso usciva acqua e avevamo la bava alla bocca. La tosse era così forte che le persone si contorcevano dal dolore. Alcune persone si erano immediatamente alzate e avevano cominciato a correre via senza curarsi di cosa avevano indosso o anche se erano completamente nude. Chi correva da una parte e chi correva dall'altra, con alcune persone che correvano in mutande. Le persone erano animate dal solo istinto di salvare la propria vita e, quindi, inconsciamente correvano». «Le persone che crollavano a terra non era risollevate da nessuno, e li rimanevano quando le altre persone le calpestavano. Le persone si calpestavano, camminando carponi gli uni sugli altri pur di salvare la propria vita; anche le mucche correvano cercando di salvare la propria vita e, così facendo, calpestavano le persone». «In quei momenti di apocalisse nessuno si rendeva conto di cosa stava accadendo. Le persone improvvisamente cominciarono a morire nei modi più orribili. Alcuni vomitavamo in maniera spontanea, erano preda di terribili convulsioni e cadevano esanimi a terra. Altri soffocarono fino a morire, soffocando nei loro fluidi corporei. Molti morirono nei fuggi-fuggi attraverso i condotti di scolo dove i lampioni stradali bruciavano un marrone pallido tra nuvole di gas. La forza del torrente umano strappava le mani dei bambini dalla presa dei loro genitori. Familiari erano scaraventati l'uno lontano dall'altro». Così riportava il Bhopal Medical Appeal nel 1994. «La nube tossica era così densa e rovente che le persone furono ridotte alla quasi cecità. Non appena essi rantolavano per respirare l'effetto era quello di divenire ancora più soffocante. I gas bruciavano i tessuti dei loro occhi e dei polmoni e attaccavano il sistema nervoso. Le persone perdevano il controllo del loro corpo. Feci ed urine scendevano giù per le loro gambe. Le donne perdevano i bambini che avevano nel grembo in quanto in conseguenza della corsa l'utero si apriva spontaneamente provocando un sanguinoso aborto». In accordo con Rashida Bi, un sopravvissuto che perse per cancro cinque componenti della sua famiglia esposti al gas, quelli che riuscirono a salvarsi «sono gli sfortunati; i fortunati furono coloro che morirono in quella notte». A causa del disastro, i sopravissuti sono stati afflitti da un'epidemia di cancro, disturbi mestruali e ciò che un dottore descrisse come "nascite mostruose". Le persone di Bhopal colpite dal gas continuano a soccombere per effetto dei danni subiti durante il disastro, e muoiono con una velocità di uno al giorno. I protocolli di cura sono ostacolati dal continuo rifiuto della compagnia di rendere pubbliche le informazioni in suo possesso sugli effetti tossici del MIC. Sia la Union Carbide che il suo nuovo acquirente Dow Chemical rivendicano che i dati sono un "segreto commerciale", così frustrando ogni sforzo dei medici di curare i pazienti interessati dall'esposizione al gas. Il sito stesso non è stato mai sottoposto a bonifica, e una nuova generazione viene avvelenata dai composti chimici che la Union Carbide ha dimenticato dietro di sé. Nel mese di dicembre del 1999, Greenpeace riferiva che il suolo e le acque nei pressi dell'impianto erano contaminati da composti organoclorurati e da metalli pesanti. Uno studio condotto nel febbraio del 2002 riscontrò la presenza di mercurio, piombo e composti organoclorurati nel latte materno di donne che vivevano nei pressi dell'impianto. I figli di donne esposte agli effetti del gas sono soggetti al rischio di insorgenza di terribili malattie, tra cui ritardi mentali, raccapriccianti malformazioni alla nascita e disturbi dell'apparato uro-genitale. Non prima del 1989, la Union Carbide, a seguito di un accordo parziale con il governo indiano, acconsentì di pagare circa 470 milioni di dollari come indennizzo. Le vittime non furono consultate nelle discussioni che portarono all'accordo, e molti si sentirono ingannati per il loro indennizzo consistente in 300-500 dollari consistente nell'equivalente di circa cinque anni di spese mediche. Oggi, coloro i quali furono indennizzati stanno nettamente meglio rispetto a quelli che non lo furono. Le vittime dell'esposizione al gas conducono un'esistenza molto precaria; 50.000 abitanti di Bhopal, infatti, non possono lavorare a causa delle gravi ferite riportate e alcuni di loro non hanno nemmeno forza a sufficienza per potersi muovere in maniera autonoma. I sopravvissuti fortunati hanno dei parenti che si prendono cura di loro; molti altri sopravvissuti, invece, non hanno visto sopravvivere nessun parente. Tutti morti. Nel 1991, il governo locale di Bhopal accusò Warren Anderson, presidente della Union Carbide al momento del disastro, di omicidio (non premeditato). Nel caso in cui fosse stato giudicato e condannato in India, egli avrebbe scontato al massimo dieci anni di prigione. Il signor Anderson, tuttavia, non si è mai presentato di fronte ad un tribunale indiano; egli, invece, è scampato ad un mandato di cattura internazionale ed un mandato a comparire di fronte ad un tribunale americano. Per anni non si è saputo in quale luogo era il signor Anderson, finché nell'agosto del 2002 Greenpeace lo ha ritrovato, mentre conduceva una vita di lusso nel Hamptons. Né il governo americano né quello indiano sembrano interessati a disturbarlo con una richiesta di estradizione, nonostante i recenti scandali sui crimini collettivi. Questo è inaccettabile: le decisioni del signor Anderson non spazzavano via soltanto dei piani di pensionamento, essi uccisero delle persone. La Union Carbide Corporations stessa fu accusata di omicidio colposo, un crimine la cui pena non ha limiti superiori. Queste accuse non sono state mai risolte, in quanto la Union Carbide, così come il suo ex presidente, si è rifiutata di comparire di fronte ad un tribunale indiano. La Union Carbide è ancora responsabile per le devastazioni ambientali che le sue operazioni hanno causato. I danni ambientali non furono assolutamente toccati nell'accordo del 1989, e la contaminazione che la Union Carbide si lasciò alle spalle continua a diffondersi. Queste responsabilità divennero di proprietà della Dow Corporation, facendo seguito al suo acquisto nel 2001 della Union Carbide. L'accordo fu sottoscritto tra il disaccordo di diversi azionisti della Dow, i quali arrivarono addirittura ad intentare un'azione legale nel disperato tentativo di evitarlo. Questi azionisti erano sicuramente consapevoli che una compagnia assumeva sia i beni che le responsabilità della compagnia che si acquisisce, in accordo con quanto stabilito dalle norme societarie. La Dow, al contrario, fu molto veloce nel pagare una rilevante richiesta di risarcimento contro la Union Carbide subito dopo che aveva acquistato la compagnia, mettendo da parte 2,2 miliardi di dollari per indennizzare gli ex lavoratori di amianto della Union Carbide nel Texas. La Dow, tuttavia, ha costantemente e fortemente ribadito che essa non è responsabile per l'incidente di Bhopal. Le vittime di Bhopal, pertanto, sono state lasciate in grave difficoltà, e sono costrette a provvedere a loro stessi dal momento che i dirigenti delle società eludono la giustizia e le grandi compagnie eludono le responsabilità. La riluttanza della Dow ad assolvere i propri obblighi legali e morali a Bhopal rappresenta solo l'ultimo capitolo in questo orribile disastro umanitario. Per vent'anni le vittime di Bhopal hanno continuato a domandare giustizia; l'unica domanda è: saranno ascoltati?
Estratto dal Capitolo II (Ambiente, inquinamento e sviluppo sostenibile) del libro: Giovanni De Feo, Fenomeni di Inquinamento e Controllo della Qualità Ambientale. Teoria, esercizi e aneddoti vari, Aracne editrice, ISBN 978-88-548-1712-8.
Note: [25] D. LAPIERRE, J. MORO, Mezzanotte a Bhopal, Trad. It. di Elina Klersy Imberciadori, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano 2001. [26] INTERNATIONAL CAMPAIGN FOR JUSTICE IN BHOPAL, What happened in Bhopal?, www.bhopal.net. [27] I. LABUNSKA, A.STEPHENSON, K. BRIGDEN, R. STRINGER, D. SANTILLO, P.A. JOHNSTON, THE BHOPAL LEGACY. Toxic contaminants at the former Union Carbide factory site, Bhopal, India: 15 years after the Bhopal accident, Technical Note 04/99, Greenpeace Research Laboratories, Department of Biological Sciences, University of Exeter, Exeter UK November 1999. [N.d.T.] [28] L'isocianato di metile (MIC) è un liquido chiaro, incolore, con un odore pungente e causa lacrimazione e temporanea cecità. È altamente infiammabile e solubile in acqua ma reagisce con essa se in ambiente chiuso. L'isocianato di metile deriva dalla reazione della monometilammina e del fosgene. Si tratta di un materiale altamente tossico e irritante, ed è rischioso per la salute umana. L'isocianato di metile è estremamente tossico, danneggia se inalato, ingerito o se ne si è entrati in contatto. Causa tosse, dolori al petto, difficoltà respiratorie, asma, irritazione di occhi, naso e gola e danni alla pelle. La grande esposizione può causare edema polmonari o polmoniti, enfisemi ed emorragie e la morte. [N.d.T.]
Giovanni De Feo
Commenti
Pagina
lina | 10/12/09 19.53
Certo è allucinante leggere
"L'agonia di Bhopal"
Allucinante ....la vogliamo chiamare persona?..Warren Anderson.........
Nonostante la frase di
Albert Einstein, riportata in apertura del libro di Lapierre e Moro: «L'uomo e la sua sicurezza devono costituire la prima preoccupazione di ogni avventura tecnologica. Non lo dimenticate mai, quando siete immersi nei vostri calcoli e nelle vostre equazioni»....Nonostante quel "monito" l'uomo rimane sordo.Sarà perchè è troppo preoccupato alla rincorsa del guadagno facile...di questo...di altro....
Oggi ci si accanisce contro ciò che dovrebbe essere salvaguardato come rarità assoluta( in realtà lo è)ed ecco i risultati che emergono.
Riporto lo studio che ho letto sul sito:Autismo parliamone.
Una cinquantina di 'distrutturi endocrini', inquinanti provenienti dall'ambiente, abita dentro il nostro organismo e minaccia le nostre difese immunitarie. In occasione del vertice di Copenhagen sul clima, gli esperti dell'Associazione italiana stress e invecchiamento cellulare (Aisic) avvertono: "Ognuno di noi contiene almeno 47 contaminanti diversi e tossici che influenzano la tiroide e le ghiandole surrenali, e mettono in crisi il sistema immunitario alterando l'asse neuroendocrino". L'obiettivo dell'onlus è "riportare questi stressori ad un livello il più basso possibile - spiega una nota dell'associazione - riducendo gli stimoli stressanti ambientali, migliorando gli ambienti di vita e di lavoro, promuovendo programmi di sviluppo sostenibile e di bioarchitettura".
Aspettando gli esiti della maxi-conferenza Onu al via oggi, l'Aisic ribadisce il legame tra salute dell'ambiente e salute dell'uomo: "Se i geni ci predispongono a particolari problemi di salute, il manifestarsi di una malattia viene favorito dalle condizioni ambientali e dagli stili di vita", avvertono gli specialisti.
"Negli ultimi 50 anni l'uomo ha immesso nell'ambiente 80.000 nuove sostanze chimiche (400 milioni di tonnellate all'anno), di cui molte sono tossiche", sottolinea la presidente dell'Aisic, Cinzia De Vendictis. "Arsenico, piombo, mercurio, alluminio e cadmio entrano nel nostro organismo e si accumulano in organi e tessuti, danneggiandoli. L'organismo metabolizza molte di queste sostanze tossiche, ma quando il carico tossico è troppo intenso o prolungato, la naturale capacità di eliminarle si esaurisce". Infatti, "alcuni veleni ambientali aggrediscono proprio i meccanismi di disintossicazione dell'organismo, bloccando l'attività di molti complessi enzimatici con danni metabolici ed energetici gravi". Per proteggere la salute dell'uomo dai danni che l'uomo stesso ha prodotto sull'ambiente, "sosterremo ogni progetto di ecologia ambientale e di sviluppo sostenibile dei Comuni che sia in linea con gli obiettivi dell'associazione", promette De Vendictis.
fonte: Adnkronos Salute
Qui non si parla di distruzione di fabbriche ..E' ordinaria amministrazione(come si suol dire)
Mi chiedo:
-Possiamo argomentare all'infinito,ma una via di uscita la troveremo mai?
Ormai è tutta una matassa aggrovigliata...Una matassa dove politica e via..via....fino ad arrivare all'uomo semplice s'intrecciano in un oceano di interessi,malaffare,ricatti etc,etc...... da cui non si riesce più a venirne fuori.
C'è bisogno di GENTE ONESTA.
Le persone oneste sono rare.
la situazione,a parer mio ,rimarrà sempre la stessa.
lina | 07/12/09 20.39
Qui mi aspetterei un po' più di folla....L'argomento è interessantissimo .
Sono tornata e ho trovato tante "cose interessantissime"...
Il tempo di organizzarmi...a presto...