Ragionamento lanciato in occasione della "Giornata per la Salvaguardia del Creato", organizzata dalla GIFRA Provincia Salernitatno-Lucana Commissione GPIC, dedicata a
Per una lenta e graduale trasformazione bisogna avere le Istituzioni dalla parte dell'Ambiente ,ma quanto bisogna ancora aspettare?
I giovani ce la mettono tutta e li invito a continuare ,a non mollare mai.
Grazie Roberta per il link.
Lina | 06/11/08 11.41
Una lenta e graduale trasformazione ,se ci s'impegna tutti ,può avvenire in ogni ambito....
Dobbiamo mettercela tutta e aspettare con pazienza senza aver fretta di vedere subito i risultati.
La fretta non porta da nessuna parte.
Stamani ho telefonato al numero verde per "gli ingombranti" e l'operatore mi ha detto che bisogna pazientare perchè non hanno dove smaltire..
Mi ha chiesto di richiamare tra un mesetto,ma non è sicuro che si sia risolta la "faccenda".
Ora che faccio..? Richiamerò ,ma non porterò per strada gli ingombranti perchè bisogna capire le difficoltà e fare in modo che la lenta e graduale trasformazione avvenga.
Che dite?
gidìeffe | 04/11/08 21.18
A quanto pare, un'evoluzione verso il dialogo e 'ascolto dell'Altro è possibile.
gidìeffe | 01/11/08 15.44
Cara Lina,
con martedì finisco e per questo spero di lasciargli tanti messaggi positivi, tanti spunti, ma soprattutto, come hai ribadito tu, spero di avviarli alla cultura del dialog, dell'ascolto e dell'accoglienza dell'altro.
Lina | 01/11/08 12.10
Caro Gidìeffe,
sono sicura che martedì noterai un cambiamento nei ragazzi,una sola lezione hai fatto, ma un seme l'hai "gettato".
Tu dici:"ho notato molto individualismo, tutti vogliono mettersi in mostra, non importa come...
Questo è il problema da superare .. si spiega la confusione,l'esuberanza....non sono abituati al dialogo condiviso.
Quante lezioni devi fare?
Ho rivisto la lezione svolta a Baronissi e ho notato la curiosità e l'attenzione e la partecipazione..
Avanti tuttaaaaaaaa
gidìeffe | 01/11/08 10.21
Sviluppo o Evoluzione a Bagnoli?
Sviluppo o evoluzione... EVOLUZIONE.
I processi di cambiamento sono molto lenti in un paese interno... ho notato molto individualismo, tutti vogliono mettersi in mostra, non importa come...
Martedì prossimo andrò a scuola con la SCATOLA DEI MATERIALI. Quella, per intenderci, che trovate in "Greenopoli va a scuola" in Attività "Green", quando sono andato alla scuola di Baronissi.
Non credo che basterà per arginare l'esuberanza dei giovanissimi di Bagnoli... ci vuole qualche idea nuova... rispetto a mertedì scorso ho un vantaggio: ora conosco gli interlocutori e, quindi, andrò maggiormente preparato alla bisogna...
Facciamo continuare al nostro Libero Pensatore con la lezioni di oggi a Bagnoli..Grazie gidìeffe.
gidìeffe | 25/10/08 10.32
Cara Lina,
e perché di dovrestri scusare per la frase sui tuoi alunni? Non finiremo mai di ringraziarti per tutti i bellissimi ricordi che hai deciso di condividere con il popopo di Greenopoli, o, come dice la Mary, il Greenpopolo.
Caro Dario,
non ho ancora letto il tuo lungo post. Lo leggerò con calma. In compenso ho iniziato a leggere il llibro di Todorov che mi hai portato. Ieri, poi, è passato anche il lingagnone di San Cipriano, in arte Sir Andrew Brown, e mi ha portato il libro delle presunte bufale sul clima. Ho iniziato a leggere anche quello. Due tipini gli autori! A loro dire, dalle primissime battute, la crescita e, in particolare, la crescita demografica non sarebbero un problema. leggerò con molta attenzione e poi vi fartò sapere le mie impressioni. Ho chiseto nuovamente ad Andrea di fare uno short comment del libro.
A presto.
P.S.: Voi che leggete... scrivete, scrivete pure! Scuorno non vi prendete!!!
Lina | 24/10/08 22.04
Scuatemi ragazzi per la frase sui miei alunni.
ciao
Lina | 24/10/08 21.59
Bene Dario ,ho letto tutto con molta attenzione.
Un'analisi minuziosa e precisa del progresso in tutte le "sue forme".
Vuoi imitare De Crescenzo? Ingegnere filosofo.Bravo e vediamo se i ragazzi ti "seguiranno"
Mo che facciamo,vogliamo dare un freno a questo sfrenato progresso? E come?
Richiamatemi se sbaglio...lo dicevo sempre ai miei alunni..
dario | 24/10/08 20.59
La nozione di progresso è tipicamente moderna: per millenni, gli uomini l'hanno ignorata, tanto che le lingue antiche non possiedono neppure la parola per esprimerla.
La concezione dei nostri padri è l'opposto del progresso: è l'Età dell'Oro, collocata nel passato più remoto, epoca felice e gloriosa dalla quale le generazioni si sono sempre più allontanate:
Valéry ha espresso questo mutamento della storia in una formula comprensiva: "Il fatto nuovo tende ad assumere tutta l'importanza che avevano fin qui il fatto storico e la tradizione".
I nostri avi sapevano che l'uomo è un essere limitato in ogni senso: se tenta di superarsi, il tentativo finisce nell'insuccesso, nella rovina, nella morte. La leggenda di Prometeo concorda con il racconto del Genesi: diventare uguale agli dei è il peccato per eccellenza. Per il saggio greco, la massima "conosci te stesso" significa che l'uomo deve riconoscersi mortale di fronte agli dei immortali. Per il cristiano, l'infinita distanza che separa l'uomo dal Padre celeste si può colmare soltanto se l'uomo ridiventa bambino. In preda al "progresso", il razionalismo moderno non ha visto in questo atteggiamento se non una "regressione verso uno stato infantile".
I nostri antenati inoltre ritenevano che ogni cosa umana avesse il suo aspetto buono e il suo aspetto cattivo, secondo la più rudimentale esperienza. Erano cosi persuasi della legge dell'alternarsi di bene e di male nella vita dell'uomo, che una felicità permanente, continua, senza nubi, li spaventava come presagio di una grande catastrofe. Avendo il senso dell'assoluto e di ciò che non possiamo possedere, avevano anche il senso del relativo. È vero che la pace è dolce, ma essa rammollisce; la scienza è preziosa, ma rende inclini all'orgoglio; la ricchezza è allettante, ma non reca la felicità. In senso inverso, la guerra è atroce, però genera l'eroismo; l'ignoranza è ridicola, ma protegge entro il suo guscio la perla del buonsenso, come la scorza di un frutto ne preserva la polpa.
"Mi piacciono i contadini", diceva Montesquieu, "perché non sono abbastanza istruiti da essere imbecilli". La povertà è dura ma tempra il carattere. Quello che si guadagna da una parte si perde dall'altra. Nulla nell'esistenza umana è perfetto o portato alla perfezione. Perfino i valori più alti ai quali l'uomo può giungere, il Vero, il Bello, il Bene, hanno anch'essi le loro ombre, non foss'altro perché sono le cose più precarie e più minacciate. Nessuno può mantenersi al loro livello senza sforzo, senza sofferenza. In ogni cosa, l'abisso sta accanto alla vetta.
L'esperienza austera della vita aveva insegnato ai nostri avi che tutto si paga. Ogni sviluppo positivo si accompagna con uno negativo, come nella vita stessa che nasce e cresce, declina e termina nella morte, per prolungarsi in un altro essere dotato dello stesso ritmo: tutto ciò che è umano è ciclico. Soltanto la grazia soprannaturale sfugge a questa legge del ciclo che regge la natura, se l'uomo le resta indefettibilmente fedele. Il solo progresso che i nostri padri abbiano mai ammesso è quello verticale, dal basso all'alto, verso ciò che si chiamava ingenuamente il cielo. L'unico progresso era per loro quello religioso, vivificato e verificato dall'esperienza e dalla pratica delle virtù.
Nulla è maggiormente mortale per l'uomo in quanto tale che il perseguimento della totale perfezione. È un motivo greco per eccellenza questo orrore per la mancanza di misura.
Noi moderni abbiamo rinunciato a capire queste rudi e sane lezioni. Del progresso relativo con i suoi beni e i suoi mali, abbiamo fatto un progresso assoluto, con il suo bene illusorio e il suo male reale. Abbiamo fatto del progresso una specie di liquido iddio, la cui corrente irresistibile trascina l'umanità intera e il cui assordante fragore c'impedisce di cogliere le proteste dell'esperienza. Immaginiamo che l'attivo della nostra fortuna cresca all'infinito; anzi che non ci sia neppure un passivo, o per lo meno non sia degno di essere preso in considerazione. Chiamiamo crisi di coscienza quello che è invece manifesto regresso, e la formula copre tutte le nostre cadute. Guerre e rivoluzioni sono soltanto più tappe sulla strada d'un progresso orizzontale, in linea retta, che non comporta nessuna contropartita, nessun ritorno ciclico. Non si paga più nulla. Avanti verso il migliore dei mondi! Questo il grido di tutti! Ciascuno poi s'ingegna a buttare sulle spalle del vicino e sulla collettività il peso del progresso. È chiaro che a questo punto il progresso non costa più nulla: muore un uomo? È un incidente, un destino comune. Muoiono cento uomini? È una catastrofe che rapidamente se ne va, portata via dalla caduta quotidiana di quelle effimere foglie che sono i giornali. Muoiono diecimila uomini? È soltanto una statistica che ha l'onore di entrare nelle opere austere consacrate alla storia della civiltà. Che cosa importano le innumerevoli vittime del "progresso tecnico" e del "progresso sociale" in confronto ad una umanità finalmente unificata?
Questa la visione del progresso affermatasi da più di due secoli, nonostante la clamorosa smentita dei fatti. Confesso che un pensiero che abbia rinunciato all'esperienza e non si sforzi più di distinguere il progresso autentico da quello illusorio, mi lascia sbalordito, perché ricopre d'una vernice abbagliante quanto menzognera una quantità di fatti che vengono snaturati. Ci fa prendere lucciole per lanterne ed è simile a quell'amore di cui La Rochefoucauld ci dice che presta il suo nome a un'infinità di commerci, coi quali ha a dividere più o meno quanto il Doge con gli affari di Venezia.
Bisogna dunque esorcizzare le nostre menti da questa tenebrosa filosofia del progresso assoluto, che ci trasciniamo dietro dal secolo dei lumi, e che imbroglia tutte le nostre prospettive.
Il mito del progresso infinito riappare oggi sotto diverse forme nuove. Per altri, il movimento della storia porta l'umanità verso la fine di tutte le alienazioni. Le teorie dell'evoluzione e le vampate delle rivoluzioni associate stanno stregando un numero crescente di menti, con un successo da fare invidia al marchese di Condorcet sotto la ghigliottina.
Una teoria poi s'accanisce ad affermare che esiste un progresso generale, che non è quello di un essere particolare, di qualcuno o di qualcosa, ma costituisce una specie di entità gigante e maiuscola, che continuamente e in ogni modo s'accresce: un progresso del quale gli uomini sarebbero soltanto le cellule passeggere, trascinate in una corsa in avanti nel tempo e nello spazio.
Indubbiamente, si da a volte a questo progresso una qualificazione apparentemente limitativa: si fa l'apologia del progresso delle scienze, delle arti, della società, della democrazia, dell'emancipazione dei popoli, della pace, e così via, ma, nel pensiero o meglio nell'immaginazione della maggior parte degli uomini, anche colti, si tratta soltanto di punti di vista su un progresso globale e unico che fa tutt'uno con la civiltà, l'umanità, l'universo.
Tutte le aspirazioni dell'uomo moderno verso un "avvenire migliore", verso "un domani festoso", si concentrano nel mito del progresso.
Nessuno può dimostrare che il progresso va verso il meglio. La ragione è molto semplice: se siamo incorporati tutti in un progresso universale e totale, ci è rigorosamente impossibile trovare un solo punto di riferimento dal quale giudicare il progresso che si può constatare solo in rapporto a un punto fisso. È questo che non può esistere: anche le rive del fiume scorrono come il fiume stesso o meglio non ci sono nel nostro caso né rive né fiume per il flusso universale che ci trascina. Soltanto con una finzione possiamo collocarcene al di fuori per affermare che esiste, per vederlo scorrere e per stabilirne le fasi.
L'ho scritto ieri notte, ma volevo correggerlo in un momento di lucidità
Buona notte!
Lina | 24/10/08 17.29
Decidiamo che vogliamo fare del nostro bellissimo pianeta.
Voglamo andare avanti con uno sviluppo che azzera le straordinarie risorse della nostra splendida(una volta) terra o vogliamo entrare in quella straordinaria orbita che il secondo grafico ci suggerisce? Come vogliamo camminare?
Discutiamone con ordine...
Lina | 20/10/08 21.55
Roberta ho voluto riportare il tuo commento, perchè non ripartiamo proprio dal commento ........
"Sviluppo come singola parola non dovrebbe più essere utilizzata. L'evoluzione sta nell'utilizzo del binomio "Sviluppo sostenibile" al quale dovremmo tutti essere educati e a nostra volta educare nell'ampliamento di questo concetto. L'evoluzione deve avvenire attraverso i concetti di sensibilizzazione, condivisione e sostenibilità. Lo sviluppo, senza ciò, non è certo.Potrebbe infatti regredire".
lo sviluppo tradizionale ha man mano ridotto il capitale naturale trasformandolo in sviluppo economico. La risposta razionale può arrivare soltanto dall'introduzione di un nuovo paradigma di sviluppo conosciuto come sviluppo sostenibile. Non si tratta di una negazione della crescita, come molti credono, bensì della crescita economica rispettosa dei limiti ambiental
Questa nuova visione dello sviluppo è diventata una vera e propria necessità storica dell'umanità. Il vecchio modo di concepire lo sviluppo come antagonista dell'ambiente non è in grado di risolvere problemi come l'effeto serra o il buco dell'ozono ed è destinato ad essere sostituito con il paradigma della sostenibilità in cui la tutela dell'ambiente è in correlazione diretta con la crescita economica.
Quali sono le regole per uno sviluppo sostenibile,cosa è necessario fare?
Forza ragazi ,ripartiamo con ordine....
Lina | 20/10/08 19.38
Dario,Roberta,Andrea..e tutti voi ragazzi..Luc@...Fabio,Antonio,Anna...ho bisogno del vostro aiuto,non riesco ad andare avanti...la mente è in tilt..
Chi mi dà una spinta?