Il romanzo di Silone è ambientato a Fontamara, un immaginifico (ma molto realistico) paesino di montagna della Marsica, in Abbruzzo. «Fontamara somiglia... a ogni villaggio meridionale il quale un po' fuori mano, tra il piano e la montagna, fuori delle vie del traffico, quindi un po' più arretrato e misero e abbandonato degli altri.». I fatti raccontati si collocano nei primi anni della dittatura fascista. La struttura sociale di Fontamara si fondava su due categorie principali: «La condizione dei cafoni, raso terra, e, un pochino più su, quella dei piccoli proprietari». Al di fuori del paese c'erano i "cittadini", che praticavano una vita diversa, lontana dai pidocchi che infestavano la quotidianità dei "cafoni" di Fontamara. Quattro sono le voci narranti. L'Autore apre le danze, ma lascia subito la parola a tre Fontamaresi. Si tratta di "Giuvà", il capofamiglia, "Matalé", la moglie, e del figlio dell'anziana coppia, del quale l'Autore preferisce non rivelare il nome. Il vero protagonista del romanzo, però, è il buon Berardo Viola, un "giovanottone" rissoso e bonaccione di una trentina d'anni ultimo discendente di una sciagurata famiglia in cui la maggior parte degli uomini di casa fa una brutta fine: finisce per morire in galera o in posti sperduti lontano dalle "fetenti" mura domestiche. La scena madre, infatti, si svolge in una prigione romana, dove Berardo si immola per la causa dei cafoni Fontamaresi... La lettura del romanzo di Ignazio Silone regala momenti di grande commozione, di rabbia e di partecipazione alla causa dei poveri contadini di Fontamara costretti a subire "senza fine" le angherie dei ricchi, prima, e dei fascisti, poi. L'Autore ci tiene a precisare che la lingua usata per raccontare i fatti di Fontamara non è quella della vita vissuta, dei sentimenti, delle emozioni. Quella, purtroppo, non sarebbe stata comprensibile per i Lettori. L'italiano, quindi, è una lingua di circostanza. Il modo di raccontare, però, quello si, è autentico. Buona lettura a tutti Voi.
Giovanni De Feo
Commenti
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lina | 28/02/09 12.45
Ciao Dario,
ho sentito anch'io l'ipotesi da te descritta del termine "cafone"....chi sa qualcos'altro?
Il 30 e lode del Capitano lo confermo e incrocio le dita oer l'esame di TECNICA...forza,non preoccuparti ...studia,studia con metodo.
Studiare con metodo ..è rivolto a tutti.
gidìeffe | 27/02/09 15.26
30 E LODE a Dario!
P.S: come va la Tecnica?
dario | 27/02/09 9.59
cafoni... perchè venivano dalla montagne legati l'un l'altro con la fune, dunque dal dialetto dell'epoca (anche prima) FURONO chiamati cosi...
molto interessante il libro.. piu in la ne riparleremo...:-))
a proposito di libri? ma il mio non vi è piaciuto? :-)))) scherzo... saluti a tutti...
lina | 24/02/09 19.25
Speriamo che qualcuno mi venga in aiuto..
Perchè chiamare i contadini ,i miseri cioè i poveri cafoni?
Qualcuno mi spieghi..grazie.
Prendete il "nostro compagno di viaggio"...Aspetto la vostra "gentilissima" collaborazione per "risolvere" questo "dilemma"....
lina | 24/02/09 13.14
caro gidìeffe,
domenica sera ho seguito la trasmissione su rai tre..titolo?...non ricordo....
E' stato trattato l'argomento che riguarda la situazione "ROM",povera genta bistrattata,umiliata.
Seguendo la trasmissione forte il richiamo alla tua "recensione".
"La lettura del romanzo di Ignazio Silone regala momenti di grande commozione, di rabbia e di partecipazione alla causa dei poveri contadini di Fontamara costretti a subire "senza fine" le angherie dei ricchi, prima, e dei fascisti, poi"
Ci siamo, più o meno,nel poter far coincidere la "storia"cioè le "persone"..
Che dite?
gidìeffe | 23/02/09 21.20
Cara Lina,
se non ci fossi tu a sostenerci... certo che a giudicare dalle miriadi e miriadi di commenti alla recensione, delle due l'una: o il romanzo di Silone non piace (ne dubito... certo potrebbe essere troppo serio per i tempi attuali!!!), oppure la mia recensione è na chiavica (ci puo stare!).
Provo a vestire i panni del provocatore...
lina | 22/02/09 19.33
Caro Capitano,
ci hai appena regalato una bellissima " chiave di lettura"del romanzo Fontamara che è molto vicino ,nei fatti che racconta,alla vita di tutti i giorni di tante persone. Persone costrette a vivere nell'estremo abbandono e vergognosamente etichettata "cafoni".
Immagino la grande commozione che questo tipo di lettura possa scatenare.Gidì sei convinto che tutti,tutti proveranno commozione a leggere questo splendido romanzo?
Io spero proprio di sì perchè se ancora riusciamo veramente a commuoverci......possiamo dire di essere "UMANI" per davvero.
Grande Capitano