"Guerra è Pace" a cura di Dario Nicodemo

18 Aprile 2008 | Categoria: recensioni

Recensione del libro

"Guerra è Pace" di Arundhati Roy ed. Guanda 2002

di Dario Nicodemo


Noi pensiamo che qualcuno ci abbia messo un po' di sabbia sotto casa in modo da assicuraci un posto in spiaggia senza viavai tra un ombrellone e l'altro e in modo da non faticare prendendo la macchina e percorrere tanti chilometri per raggiungere località di mare piene di gente. Di cosa stiamo parlando? Di una forte desertificazione, di uno scherzo cinematografico oppure di una congiura di quei pochi ambientalisti? Qualcuno risponderebbe: "dipende!". È possibile che sia stato ridotto tutto a mera interpretazione individuale? Da dove si parte e dove si arriva se convogliamo ogni nostro ragionamento ad un'ermeneutica filosofica spietata che percorre meandri attraverso andamenti logici che portano a delle conclusioni completamente opposte da quelle da noi ipotizzate.

Questo pensiero è sempre fisso nei miei ragionamenti senza trovare una soluzione che possa tenere uniti l'interpretazione soggettiva di ogni persona su un dato fenomeno e la manifestazione oggettiva dello stesso.
Di fronte al mondo il lettore è chiamato continuamente alla interpretazione; il suo compito, attraverso l'atto del comprendere, è di pervenire soggettivamente alla verità
L'ermeneutica sarebbe alla base di quelle scienze che si occupano non di fenomeni naturali e di oggetti esterni all'uomo, ma di produzioni dello spirito umano, che si depositano in testi e documenti e che l'interprete è chiamato a far rivivere.
In linea con questa rigida separazione fra mondo esterno (che si può indagare ed esplorare solo dal di fuori, alla ricerca di leggi generali che lo rendano intelligibile) e mondo interno (che riguarda azioni e produzioni umane), Dilthey aveva anche adottato la distinzione fra spiegazione, propria delle scienza della natura, e comprensione, propria delle scienza delle spirito
La ragione è dunque capace di più di una interpretazione e non può imporne alla natura una propria, una volta per
tutto; inoltre l'interloquire tra più persone porta ad una traduzione dell'interpretazione della persona X da parte di quella Y che non è detto sia lineare con la suddetta X. ( esempio banale: non sempre la traduzione dei libri da una lingua all'altra è lineare, anzi nel 99% dei casi il libro tradotto è "riscritto" dal traduttore, perciò talvolta si spinge il lettore a leggere in lingua madre)

Fatta questa dovuta prefazione sul mio modo di affrontare un certo tipo di lettura e più in generale i dati che provengono dall'esterno del mio "piccolo" microcosmo, mi dedico alla mia recensione.
Ho letto questo libro quando ne avevo 17 e da allora lo consulto ogni tanto per dati e informazioni, ma anche per una rilettura che mi rinfreschi le idee.
Dell'autrice ho letto soprattutto molti articoli, ma questo è stato uno dei libri che mi ha più segnato, soprattutto a quell'età. È un libro profondamente dettagliato, che non lascia niente al dubbio o all'improvvisazione, è un libro che agisce sulla cautela dei dati e proprio per questo ti fa cadere in un'angoscia costruttiva che ti stimola ad operare ogni giorno di più verso una strada solcata da pochi, che ti dona poche soddisfazioni fittizie, che sono all'ordine del giorno, ma che ti lancia verso un'apertura mentale nei riguardi delle diversità del mondo che ti affascina come un libro di fiabe. Per me scoprire le diversità è come vivere tante vite e tanti mondi, ma purtroppo qualcuno ci vuole far vivere in un solo mondo con una sola vita con un solo uomo stereotipato, ma usando l'energia di tre mondi!
Ritornando alla mia prefazione, come posso far capire al mio prossimo, cioè a colui che è prossimo a me, è vicino a me, che la realtà, che mezzo secolo fa contraddistingueva solo alcuni parti della Terra, è oggi una realtà globale?
Che traduzione avrà della mia interpretazione della realtà? Come farà a convincersi che oggi il globo è in seri pericolo per l'impatto che l'uomo ha provocato?
Questo libro è una risposta, dà una risposta. Ti mette la realtà davanti agli occhi come uno spaventoso uragano che ti avvolge e ti catapulta dove non ti saresti mai aspettato.
Vi è una lacuna storiografica e sociologica del nostro tempo. Sappiamo quanti Cesari ci sono stati e chi ha scoperto l'America, ma non sappiamo che ciò che oggi l'India e la Cina stanno facendo non è altro che il ritorno della storia. L'Occidente ha fatto lo stesso dall'inizio dell'era industriale e nessuno ha mai detto niente, loro continuano indisturbati perché il loro arricchimento è legalizzato da loro stessi, mentre Cina e India sono il capro espiatorio degli unici "Inquinatori" del Pianeta. Senza ombra di dubbio è spaventoso il loro apporto, anzi è catastrofico, ma non possiamo fare un po', chiedo giusto un po', di autocritica provando a cambiare, a dare l'esempio. Loro ci copiano sempre, sono una nostra brutta copia, anche se imparato il mestiere lo svolgono meglio di noi!
Perché non riusciamo a fare marcia indietro?
«L'anno scorso eravamo sull'orlo del baratro; quest'anno abbiamo fatto un gran passo in avanti.»
Questo sproposito, detto da un ministro algerino qualche anno fa, rivela in pieno lo spirito dell'epoca.
La fede nel progresso ci coinvolge al punto da farci diventare inconcepibile il non andare avanti. Così ci ritroviamo a bordo di un bolide, che non ha retromarcia, né freni, né conducente. Non occorre essere profeti per prevedere il futuro di questa megamacchina che non si sa dove ci deve condurre, che trova sempre più persone a bordo, ma ne lascia milioni morte dietro, ma dietro non si guarda mai! Essa può solo fracassarsi contro un muro o sprofondare in un precipizio. Le mucche pazze, le modificazioni genetiche e altri cloni non sono altro che i primi segni della grande implosione. La mondializzazione partecipa pienamente alla natura di questo processo.
La mondializzazione o globalizzazione, come dicono gli anglosassoni, è un concetto alla moda, imposto dalle recenti evoluzioni. Fa parte dello spirito del tempo. In pochi anni, se non in pochi mesi, tutti i problemi sono divenuti globali: la finanza e gli scambi economici anzitutto, ma anche l'ambiente, la tecnica, la comunicazione, la pubblicità, la cultura e persino la politica. Soprattutto negli Stati Uniti, l'aggettivo "globale" è stato all'improvviso affibbiato a tutti questi settori. Si parla di inquinamenti globali, della televisione globale, della globalizzazione dello spazio politico, della società civile globale, del governo globale1 del tecnoglobalismo2, ecc.
Non c'è dubbio che il fenomeno nascosto dietro tali parole non è così nuovo come si vuol far credere. Alcune voci profetiche annunciavano già da diversi decenni l'avvento di un "villaggio planetario" (globale village). Alcuni specialisti hanno parlato di occidentalizzazione, di uniformazione o di modernizzazione del mondo e gli storici ne hanno scoperto tutti i sintomi dentro evoluzioni di lunga durata.
Del libro ho parlato poco, ho cercato solo di trarne il mio stato d'animo alla fine della lettura. In poche parole il libro tratta in una prima parte la giustizia infinita di Bush contro i suoi pseudo totalitarismi da asportare come da intervento chirurgico, e dopo il colonialismo indiano e soprattutto la catastrofe energetica indiana in concomitanza con l'annullamento dei diritti di ogni singolo cittadino.
Leggere oggi Guerra è Pace è pericoloso, perché rischia di essere anti -producente. Con il problema del Tibet si potrebbe dare tutta la colpa al governo Cinese e Indiano, ma qui viene a far da padrona la lacuna storiografica e sociologica che ho già accennato che se colmata potrebbe far capire molte cose.
Ultima considerazione: siete ancora sicuri che la parola capitale abbia ancora l'accezione economica che tutti ci impongono? Secondo me oggi capitale significa: salute, istruzione, educazione, natura incontaminata, sensibilità e scoperta verso le diversità: questo è il capitale di cui dispongo e che difenderò e cercherò di migliorare giorno per giorno. E la parola valore? Ha ancora quel significato economico collegato al prezzo? Ogni cosa è possibile ricondurla ad un prezzo? A voi le dovute considerazioni...

Commenti Pagina

   gidìeffe | 21/04/08 19.10
Siamo noi che ringraziamo Dario Nicodemo per le sue frequentazioni su Greenopoli e per le scie che lascia. Invitiamo tutti i naviganti a seguireil suo esempio e a non avere timore di dire la propria, a condividere le proprie opinioni...

   Dario Nicodemo | 21/04/08 9.34
Grazie per aver inserito la recensione del libro che volevo farvi conoscere sul vostro sito...
tratta anche i problemi dell'impatto delle dighe in India ( che si possono trasporre anche al problema cinese, perchè il gange e il fiume giallo sono in parte equivalenti scempi ambientali, anche se uno dei fiumi più importanti in cina nasce e percorre tutto il tibet, chissa allora perchè tutta questa repressione??)....

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