"Ascolta, Paula, ti voglio raccontare una storia , così quando ti sveglierai non ti sentirai tanto sperduta". Isabel Allende inizia così il suo racconto, il suo viaggio nei ricordi. Si rivolge a sua figlia, Paula, nell'iniziare a riportare su fogli gialli quello che presto assume l'essenza di un diario in cui i pensieri, in una sorta di narrazione interiore, vengono trasformati in inchiostro. In "Paula" la parola si trasforma in strumento. Forte il ruolo della scrittura non come racconto, ma come rifugio, conforto, dove a prevalere è il senso di sofferenza vissuto in un anno accanto ad una figlia, nella ricerca della propria forza dietro ogni parola. Protagonista è Paula, avvolta nel torpore profondo del coma in seguito ad una malattia, giovane, eterea, dolcemente descritta nel suo, purtroppo immobile, candore come un angelo dalle parole della madre. Ma protagonista è soprattutto Isabel Allende stessa, con il suo dolore di madre, con la sua fragilità e la sua incredibile forza di donna, con il suo rifugio nelle parole di scrittrice, parole che affida a dei fogli gialli per non perdersi nel dolore. Fogli scritti durante la lunga malattia di Paula, in un anno vissuto intensamente e intensamente riportato, nell'ospedale, prima, in Spagna, e a casa in California negli ultimi mesi. Isabel affida alla penna i suoi ricordi e la sua storia nel ripercorrere le fasi della sua vita, la storia della sua famiglia in un racconto in cui scopre se stessa, si confida, analizza i suoi momenti in tutti i suoi ruoli, compreso quello di donna e di scrittrice come in un'onesta confessione; momenti di vita proiettati e sentitamente influenzati dai fatti storici del Golpe in Cile. Tra i lunghi flash-back si interpongono i momenti del presente vissuto e descritto accanto a Paula, il decorso della malattia, la vita in ospedale con i suoi limiti e i suoi tristi accaduti, i dialoghi con i dottori, le dure decisioni e soprattutto le amorevoli cure di chi si prende cura di Paula, contrapposte a quelle necessarie mediche. La descrizione di una vita che scorre con persone che vanno e vengono, in un continuo evolversi opposto all'immobilità del letto. I dubbi, le speranze e le sensazioni forti che si provano nel sentirla rispondere a degli stimoli, così come i suoi occhi fissi, ma anche a volte inondati di lacrime. Ineluttabile la presenza del destino. Isabel si affida ai sensi, agli "spiriti", alle premonizioni e all'istinto. Legata alle sensazioni cerca in esse le esigenze di Paula, i suoi richiami, le sue paure, le sue sofferenze non visibili nel disperato tentativo di darsi risposte, di scegliere le cose giuste da fare, di prendere decisioni. Una sentita testimonianza di una madre accanto alla figlia. Tristemente dalla prima alla seconda parte del libro si avverte la perdita della speranza, quando Isabel non si rivolge più a Paula che diventa così protagonista e non più destinataria, e la scrittura non è più strumento di consolazione, ma di preparazione alla perdita. Le ultime fasi del libro, le più difficili, e l'epilogo fortemente intenso, sono le parti più cariche e tristi, ma anche quelle che tentano di dare consolazione, nella ricerca di Paula nell'amore di chi l'ha amata e continua a farlo. Gli ultimi righi del libro così recitano: "Sono il vuoto, sono tutto ciò che esiste, sono in ogni foglia del bosco, in ogni goccia di rugiada, in ogni particella di cenere che l'acqua trascina via, sono Paula e sono anche me stessa, sono nulla e tutto il resto in questa vita e in altre vite, immortale."
Roberta Maffettone
Commenti
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roberta | 22/03/09 17.59
In "Paula" ci sono molti passaggi che possono colpirci a seconda dello stato d'animo in cui ci si trova in quel momento, belle le frasi sottolineate da Dario, io ne ho trovate altre altrettanto belle. Infatti tra una pagine e l'altra le parole stesse sembrano cambiare al variare delle sensazioni provate dalla scrittrice, ricordando che Paula è un libro scritto in una sorta di sfogo senza uno schema preciso dove ogni espressione è legata al particolare momento, non rivisto, ma vissuto in determinati istanti.
Grazie per i vostri commenti :)
Jenny | 20/03/09 22.18
Roby non smetti di stupirci! Complimenti per lo stile con cui hai redatto questa breve, ma intensa recensione! Parole semplici, ma dense di significato! Mi associo ai complimenti di "colui che ti ha indotto a riscoprire il mondo della lettura"!
lina | 20/03/09 10.32
Superba la tua recensione,cara Roberta.
Tra le righe traspare l'immane sofferenza messa in un "cantuccio caldo" del proprio cuore per dare spazio a una grandissima forza di aggrapparsi a qualsiasi "dettaglio"di vita reale e questo nel tentativo di "darsi risposte,di scegliere le cose giuste da fare,di prendere decisioni".
Prendere decisioni,non è facile..
Per me non è stato facile prendere una decisione in questi ultimi giorni,ma poi il "CUORE" ha prevalvo sul "ragionamento razionale",sul ragionamento fatto di cose così,ma così futili...
E' prevalso l'ESSERE che è in me.
Io voglio Essere e non Apparire.
Voglio prendermi le mie responsabilità,quelle reali e vorrei che tutti noi lo facessimo.
La vera sofferenza è la fame ,la malattia,il dolore di un bimbo abbandonato..e altro..
Questo pensiero è stata la "scossa" che mi ha dato la forza di ricominciare...
Stupendo leggere......
"Sono il vuoto, sono tutto ciò che esiste, sono in ogni foglia del bosco, in ogni goccia di rugiada, in ogni particella di cenere che l'acqua trascina via, sono Paula e sono anche me stessa, sono nulla e tutto il resto in questa vita e in altre vite, immortale