Un possessore acquista un bene, avente una determinata struttura, per un preciso scopo e continuerà a usarlo fin quando il bene avrà una utilità residua non nulla. Sarebbe oltremodo utile disporre di uno strumento in grado di misurare l'utilità residua di un bene. Se un tale dispositivo esistesse lo chiameremmo "utilometro".
Testo e figura sono tratti da: Giovanni De Feo, Fenomeni di Inquinamento e Controllo della Qualità Ambientale. Teoria, esercizi e aneddoti vari, Aracne editrice, ISBN 978-88-548-1712-8, formato 17x24, 668 pag., 27,00 Euro.
Giovanni De Feo
Commenti
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gidìeffe | 12/07/09 12.06
... e perché mai ti scusi? Anzi, fati sentire più spesso!
Ti devo confessare che non ho ancora letto le pagine che mi hai regalato. Le leggerò con calma nel mese di agosto.
Andrea | 11/07/09 12.26
Prof chiedo scusa se scrivo qui, tuttavia volevo chiedervi a riguardo delle fotocopie che vi portai qualche tempo fa. Avrei piacere di sapere il vostro parere.
Grazie
gidìeffe | 11/07/09 8.30
... non possono essere più usati, manutenuti, ruparati, usati... e, quindi, proprio in quanto "esausti", vanno avviati al riciclo.
Caro Andrea,
grazie per il tuo intervento.
Andrea | 10/07/09 14.46
Bellissima la vignetta!!!
Mi ricordo la prima volta che ho sentito dei materiali esausti...gidìeffe me li descrisse con un'allargata di braccia a significare che sono esausti nel senso che "nun c'a fann cchiù" e allora...non possono essere più riutilizzati/riciclati perchè la loro utilità residua tende asintoticamente a zero!