bambini soldato

Progetto MARIArte

[Scarica QUI la presentazione del progetto "Memoria"]

Il dramma dei

bambini SOLDATO dell'Uganda del Nord

è una fra le più gravi crisi umanitarie

trascurate e dimenticate.

Dal 1986, bande criminali capitanate dal criminale Joseph Kony massacrano adulti, stuprano bambine, rapiscono i maschietti per farne carne da macello e soldati forzati. Kony è il comandante di un esercito di tremila soldati definito Lord's Resistance Army (LRA), viene protetto dal regime islamico del Sudan, si oppone al governo centrale dell'Uganda controllato dal filoamericano Yoveri Museveni. Quest'ultimo usa gli aiuti internazionali incrementando le spese militari e giustificando le mancate riforme democratiche con l'emergenza imposta dalla guerra. Museveni appartiene all'etnia bantu (diffusa nell'Uganda meridionale) e lotta contro gli antagonisti Acholi presenti nel Nord, tenendo instabile la frontiera col Sudan. Diciannove anni di conflitto hanno prodotto 50.000 morti e 1.600.000 profughi (l'80% della popolazione di questa regione). Il regime sudanese è contento di dar rifugio e procurare armi alle bande di Kony, poiché contribuiscono  a tenere sotto scacco le tribù in rivolta del Sud. Da qui, gli assassini subalterni del cosiddetto sciamano fanno scorrerie nel Nord Uganda popolato dagli Acholi. Ai quali pure Kony appartiene, ma che ugualmente vengono massacrati, violentati, rapiti. Nelle province ugandesi più colpite dall'LRA - Gulu, Kitgum, Pader - villaggi e terreni sono desertificati. Nei campi profughi la presenza delle forze dell'ordine legate a Museveni è incerta (dieci soldati per diecimila profughi), di notte si fa evanescente. E di notte giungono le bande di Kony, dopo avere sterminato gli adulti davanti ai loro figli, prendono le bambine per farne schiave sessuali, per ingravidarle e talvolta mandarle a combattere col neonato sulle spalle. I banditi attaccano pure le missioni, come è accaduto a suore comboniane che ospitavano 150 bambine, tutte sequestrate. I maschietti rapiti fanno i trasportatori se hanno pochi anni, altrimenti li si fa soldati. Ma prima devono subire una metamorfosi psichica, devono essere lacerati e traumatizzati attraverso il rito di iniziazione militare, devono uccidere in gruppo altri bambini e ragazzi, assistere e compiere mutilazioni, trucidare corpi e spezzettarli. Pur se si tratta di parenti stretti. La pena per il rifiuto è lo stesso trattamento. Vengono eliminati e gravemente amputati anche solo per non voler sparare. Così si diventa bambini-soldati nell'esercito/setta di Kony. Oggi, quando arriva il buio e stanno per piombare i criminali, dai campi  profughi e dai villaggi residui migliaia di bambini si riversano nelle città, dove il presidio dei governativi è più attendibile. Li chiamano i night's commuter, pendolari della notte. Alcuni bambini-soldato sono riusciti a fuggire dal LRA, altri hanno tentato e fallito subendo una fine indicibile. Chi resta è minacciato e forzato a continuare nel massacro. Se l'esercito irregolare conta solo tremila soldati a fronte di ventimila bambini rapiti negli ultimi venti mesi, è per tale vortice di continui annientamenti. Chi riesce a uscire dall'inferno rivive in permanenza incubi di sangue e carni spappolate, è condannato a ripercorrere senza limiti il terrore inferto e subito, è spezzato, isolato, confuso nella mente e nel corpo.

Il 18 Maggio 2007 si è tenuta la Seconda

Giornata Mondiale a favore del

disarmo dei Bambini SOLDATO

organizzata dal progetto MARIArte, ideato e condotto da Antonella Colangelo.

La Pro Loco Serino ha aderito all'iniziativa organizzando un incontro incentrato sulla testimonianza di suor Fernanda, una missionaria italiana che da 25 anni opera in Uganda.

A suor Fernanda sono state rivolte una serie di domande scritte. Eccovi le risposten scritte...

Rispetto allo scorso anno, si intravedono dei segnali, seppur lievi, di miglioramento delle condizioni di vita dei bambini del Nord dell'Uganda?

Si, direi proprio di si, infatti a Luglio dell'anno scorso, per la prima volta, si sono seduti intorno al tavolo delle trattative i ribelli ugandesi ed il governo ugandese. Tutto questo grazie all'impegno indefesso dell'arcivescovo di Guru che per ben 14 volte è andato nel bosco presso i ribelli per convincerli a sedersi intorno ad un tavolo di trattative. Dopo aver visto e spiegato loro le sofferenze di circa 2 milioni di persone che vivono in questi campi dei rifugiati che sono campi di concentramento.

Quali progetti state portando avanti a favore di questi bambini?

Tanti sono i progetti che portiamo avanti, io lavoro con un gruppo di laici cattolici e cerchiamo di attaccare il nostro grande nemico che in questo momento è l'Aids. Abbiamo 4 reparti: uno per i malati, uno per i bambini orfani, uno è per la prevenzione contro l'Aids e l'altro per i malati affinché vivano positivamente con la malattia.

Per i bambini, in particolare, ci impegniamo per la loro educazione, non solo scolastica ma spirituale, umana e cristiana. Li aiutiamo a sostenere i diversi problemi in cui loro si imbattono per esempio i bambini capo famiglia, i bambini ex guerriglieri che ritornano traumatizzati, senza identità e con tanti problemi. È tanta la sofferenza ma tanta la speranza perchè questo fa sì che si animi nuovo fuoco per servire loro.

Cosa direbbe un bambino del Nord dell'Uganda ad un bambino di Serino?

Un bambino del Nord dell'Uganda direbbe ad un bambino di Serino :«Sei più fortunato di me sotto un certo aspetto». Tante volte i bambini italiani non si rendono conto di tutti i doni che il Signore ha dato loro. I bambini del Nord Uganda si accontentano di poco e sono sempre contenti, felici di vivere, non si vede mai un bambino con il broncio. Forse tutti dobbiamo godere di più dei doni che il Signore ci ha donato.

Cosa può fare un bambino di Serino per un bambino dell'Uganda?

Prima di tutto dovrebbe ringraziare il Signore perché almeno economicamente ha più doni di quello dell'Uganda, poi  dovrebbe ricordarsi che c'è chi vive con la pancia piena e non riesce magari a studiare perché ha mangiato troppo e chi invece non ha neppure il necessario.

Come si può essere sereni sapendo che in altre parti del mondo ci sono drammi come quello dei bambini soldato?

Credo che la serenità sia un dono del Signore che non viene gratuitamente. Il dramma dei bambini soldato, ci deve coinvolgere un po' tutti per far sentire l'ingiustizia dei bambini privati della loro adolescenza, della loro fanciullezza, con un fucile in mano e con tante privazioni ma allo stesso tempo, quando noi celebriamo il Natale, vediamo che questo piccolo bambino, privato di tante cose, è stato quello che ha portato la salvezza nel mondo. I Bambini soldato sono un po' il nostro peccato, sono portati là dagli adulti, non hanno scelto loro, come non ha scelto quel piccolo bambino di trovarsi in quella grotta e poi inchiodato su quel monte con solo due ladroni al suo fianco. Eppure è stato attraverso questa sofferenza che noi abbiamo ottenuto la salvezza. Penso che le persone sofferenti, quindi anche i bambini del Nord Uganda, sono coloro che otterranno la salvezza anche per noi.

Perché la nostra anima a volte trova ospitalità nel corpo sofferente di un bambino del Nord Uganda e altre volte, invece, preferisce la dimora più comoda e sicura di un capriccioso bambino che trascorre stancamente le sue ore davanti alla Play Station?

Perché c'è il nostro egoismo, perché il nostro peccato è un po' il peccato di tutta l'umanità. Quando riconosciamo che una cosa non è giusta, abbiamo il dovere di correggerla e di migliorarla.

Quante volte avrebbe voluto mollare tutto e scappare dall'Uganda?

Mai, non mi è mai venuto in mente e finché il Signore mi darà  vita, resterò lì a dare un piccolo segno di speranza a questi nostri fratelli.

Come ha compreso la sua vocazione missionaria?

La mia vocazione missionaria è arrivata dopo un periodo di discernimento, lavoravo in una fabbrica, ero impegnata come sindacalista ma mi sentivo un po' troppo ristretta nel sognare una famiglia mia; nello stare con tanti, mi sentivo a casa mia. A me il Signore ha affidato questo piano, mi sento pienamente realizzata dove il Signore mi ha posto in questo momento.

È più facile credere in Dio, lì dalle sue parti?

Credere in Dio e la fede sono doni. Però la fede viene, tante volte, quando ci scontriamo con i nostri limiti, quando vediamo che, umanamente parlando, non ce la facciamo.

La fede non viene da noi, però se trova un terreno disponibile arriva e ci sostiene nel cammino che il Signore ci prepara ogni giorno.

Ha un messaggio da rivolgere alle persone che vivono in posti comodi e sicuri come Serino?

Il messaggio che desidererei dare a tutti è quello di vivere come Gesù ci ha insegnato. Gesù ci ha insegnato il Padre Nostro, è una preghiera che diciamo tante volte e che forse non sempre riusciamo a vivere in pienezza. Quando diciamo Padre, vuol dire che siamo tutti fratelli e sorelle; quindi non ci sono barriere, colori, confini. Questo Padre è colui che non solo ci ha dato la vita ma ci sostiene, ci vive accanto, ci incoraggia e i nostri fratelli ci tengono la mano. Alla fine di tutto troveremo lì un Padre ad aprirci le porte, ad accoglierci e tutte le bandiere, le complicazioni che noi abbiamo creato intorno a noi, svaniranno.

Il Signore ci deve aiutare a capire di più la fratellanza, il Padre Nostro, affinché insieme possiamo gioire perché abbiamo un unico Padre.

 
 
 
 

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