Rifiuti

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Rifiuti?

Sara di Greenopoli

NO:

materiali "esausti"! 

a cura di Giovanni De Feo

 

Gli oggetti che acquistiamo, dopo averli usati una o più volte, manutenuti e riparati, perdono la loro UTILITÀ e, prima o poi, finiscono per non essere più buoni per lo SCOPO per il quale li avevamo portati a casa nostra. Così "nascono" quelli che chiamiamo RIFIUTI.

In realtà si tratta di MATERIALI ESAUSTI giunti alla fine di un loro ciclo di vita. I materiali esausti che produciamo a casa nostra oggi li possiamo chiamiare MATERIALI ESAUSTI DOMESTICI (i RIFIUTI DOMESTICI). Più in generale, si può parlare di MATERIALI ESAUSTI URBANI o NORMALI Per riferisri a queli che oggi vengono denominati RIFIUTI SOLIDI URBANI (RSU) quando si considerano anche i sottoprodotti delle attività commerciali, artigianali e delle piccole industrie.

Tutti i materiali esausti che produciamo devono essere "SEPARATI IN CASA" e RACCOLTI IN MANIERA DIFFERENZIATA per trasformarli successivamente in NUOVI MATERIALI attraverso il RICICLO.

I materiali esausti domestici si possono suddividere in sei gruppi:

    (1) MATERIALI ESAUSTI RICICLABILI: carta e cartone, vetro, plastica, lattine e altri metalli;

    (2) MATERIALI ESAUSTI UMIDI (ORGANICO e VERDE): scarti di cucina, erba e rami del giardino o dell'orto, etc.;

    (3) MATERIALI ESAUSTI INGOMBRANTI: poltrone e divani, mobili, reti e materassi, lastre di vetro e specchi, damigiane e grosse taniche, etc.;

    (4) MATERIALI ESAUSTI DUREVOLI: frigoriferi, congelatori, lavatrici, lavastoviglie, televisori, monitor, computer, elettrodomestici, ecc.;

    (5) MATERIALI ESAUSTI PERICOLOSI (pile, farmaci, etc.);

    (6) MATERIALI ESAUSTI RESIDUI (RESIDUO o INDIFFERENZIATO): tutto ciò che avanza!

 

Rifiuti Zero


 

 

 

 

Sara di Greenopoli

Dove lo butto?

Abbiamo tra le mani un materiale esausto (un rifiuto) e ci chiediamo: «dove lo butto?».

Buttare: che brutto termine! Una domanda più corretta da porsi è: «di che materiale si tratta?»; e ancora: «da quanti materiali è costituito questo oggetto?». Se si tratta, infatti, di un oggetto composto da un unico tipo di materiale, sarà facile capire dove lo dobbiamo depositare. Una bottiglia di plastica, ad esempio, è sicuramente un materiale riciclabile. Se un oggetto è fatto da più parti bisogna vedere se queste si possono separare (senza farsi male!). Ogni parte, quindi, andrà depositata nel giusto contenitore.

La domanda successiva che bisogna porsi è: «questo oggetto può essere riciclato?». Una lattina vuota è riciclabile e, quindi, non va nel sacchetto del residuo. Un CD non più utile non è riciclabile e, quindi, va depositato nel sacchetto del residuo.

Nel separare i materiali esausti dobbiamo fare in modo da:

  • SEPARARE QUANTO PIÙ È POSSIBILE I MATERIALI RICICLABILI (guadagno);
  • RIDURRE AL MINIMO IL RESIDUO (risparmio).

 

PENSA prima di "buttare" qualcosa e poniti sempre le seguenti domande:

  • Sono davvero convinto di volermene disfare? (ricorda quanto l'hai desiderata)
  • È proprio vero che non mi serve più?
  • È proprio necessario sostituirla?
  • Posso ripararla? (scopri l'inventore che è in te!)
  • La posso usare per un altro scopo?
  • Può essere utile a qualcun altro?

Quando pensi al costo per riparare qualcosa non tenere presente solo il costo economico che, infatti, è solo una componente del tutto:

Costo =

Costo Sociale

+

Costo Ambientale

+

Costo Economico

 


 

 

 

Sara di Greenopoli

Cosa ci guadagno?

Fare bene la SEPARAZIONE DOMESTICA e la RACCOLTA DIFFERENZIATA è un DOVERE MORALE ed un OBBLIGO DI LEGGE.

Separare correttamente i materiali esausti (rifiuti) comporta vantaggi economici, sia in termini di RISPARMIO che di RICAVO. Se non separiamo bene i materiali esausti e, ad es., depositiamo (erroneamente) una lattina nel sacco del residuo, avremo non solo un mancato guadagno (il nostro comune riceve dei soldi per ogni Kg di rifiuti riciclati) ma anche una spesa in quanto il residuo deve essere smaltito e questo costa parecchio! Con la raccolta differenziata si salvaguarda e si rispetta l'Ambiente.


 

 

 

Sara di Greenopoli

Il Sistema di Gestione

Sistema di Gestione RSU

Strategia Gestione RSU


 

 

 

Basta me sò scucciato...

ricomincio da tre

 

Ricomincio da tre

   

RIDUCO, RIUSO, RICICLO

 

 

RIDUCO 

  

  • Il miglior modo per risolvere un problema è non farlo nascere.
  • Produciamo troppi rifiuti perché consumiamo troppo e male.
  • I prodotti che compriamo oggi sono i nostri rifiuti di domani.
  • Preferiamo i prodotti senza imballaggi.
  • Preferiamo i prodotti al banco rispetto a quelli confezionati.
  • Scegliamo detergenti e detersivi ricaricabili.
  • Un grande imballaggio spesso nasconde un piccolo contenuto.
  • Per fare la spesa preferiamo: sacchetti di carta, borse di cotone o di juta, carrelli.
  • Se proprio non riusciamo a fare a meno della plastica: usiamo lo stesso sacchetto più volte!
  • Beviamo l'acqua del rubinetto.

 

 

RIUSO

 

  • "PENSA" prima di "buttare" qualcosa e poniti sempre le seguenti domande:
    • Sono davvero convinto di volermene disfare? (ricorda quanto l'hai desiderata)
    • È proprio vero che non mi serve più?
    • È proprio necessario sostituirla?
    • Posso ripararla? (scopri l'inventore che è in te!)
    • La posso usare per un altro scopo? Può essere utile a qualcun altro?

 

RICICLO

 

  • Tutti i MATERIALI ESAUSTI che produciamo devono essere SEPARATI e RACCOLTI per poterli trasformare in NUOVI MATERIALI attraverso il RICICLO.
  • Fare bene la RACCOLTA DIFFERENZIATA è un DOVERE MORALE ed un OBBLIGO DI LEGGE.
  • Separare correttamente i rifiuti comporta vantaggi economici, sia in termini di RISPARMIO che di RICAVO.
  • Con la raccolta differenziata si salvaguarda e si rispetta l'Ambiente.


I rifiuti della società...

di Giovanni De Feo 

Perché produciamo così tanti rifiuti? Semplice: viviamo nell'epoca del "usa e getta", siamo gli automi che lavorano ad una catena di montaggio fatta di ricerca assoluta del benessere, che appaghiamo con una smaniosa ricerca di beni di consumo, che inevitabilmente ci porta alla produzione di "immondizia", di "spazzatura", di "rifiuti"... A che servono altrimenti gli "eco-incentivi" per l'acquisto di una nuova vettura? A rimettere in piedi i consumi e, quindi, a produrre rifiuti!

L'incipit di tutte le strategie di gestione dei rifiuti prevede la riduzione. Come si fa a produrre meno rifiuti? Sostanzialmente in due modi. Producendo "beni più leggeri", da una parte, e riducendo i consumi, dall'altra.

Per quanto riguarda il primo aspetto, si tratta di agire a livello industriale minimizzando, a parità di prodotto da realizzare, l'impiego delle materie prime, favorendo l'utilizzo di materie prime secondarie, riducendo il peso degli imballaggi. Per fare questo, evidentemente, bisogna investire sulla ricerca e sullo sviluppo e, quindi, sui giovani. In Italia, purtroppo, sembra che non stiamo andando in questa direzione.

Per quanto riguarda il secondo aspetto, invece, la riduzione dei consumi suona come un'autentica "bestemmia" alle orecchie del potere economico e politico. Non c'è politico o economista, infatti, che non perda occasione di ribadire come sia importante rimettere in piedi i consumi e incentivare questo o quel mercato. Tutto questo, indirettamente, significa incentivare la produzione di rifiuti. Riprendiamo, ad esempio, la provocazione, fatta in apertura, a proposito dei cosiddetti eco-incentivi per l'acquisto di nuove autovetture. Un effetto è senz'altro benefico, perché si tolgono dalle strade vecchie carcasse su gomma che inquinano l'atmosfera, ma a suon di incentivi si è arrivati a cambiare un'auto ogni tre o quattro anni e questo comporta un'inevitabile produzione di scarti, non tutti riciclabili. Un altro esempio chiarificatore. Una volta (si continua a farlo tuttora) si faceva riferimento ai beni durevoli per alludere alle apparecchiature elettriche ed elettroniche. I telefonini, ad esempio. Durevoli? E quanto dura un telefonino? Anche le apparecchiature elettriche ed elettroniche sono state ormai inglobate nel meccanismo del "usa e getta". Sembra che la società del benessere sia affetta da una mega bulimia divoratrice di beni di consumo, il cui risultato concreto è la produzione di un'enorme e sempre crescente quantità di rifiuti.

Di quali rifiuti si sente più spesso parlare attraverso i mezzi di disinformazione di massa? Dei "poveri" rifiuti solidi urbani (gli "RSU", leggi "erre esse u"), di quelli fatti soprattutto in casa (per intenderci), e che costituiscono solo la punta dell'iceberg "immondizia". Nei paesi dell'area OCSE, infatti, circa il 60% dell'intera "torta dei rifiuti" proviene più o meno equamente dal settore delle costruzioni e delle demolizioni e dal settore agricoltura e foreste. Poco meno del 30% dei rifiuti si originano a seguito delle attività manifatturiere e di estrazione e scavo. I rifiuti solidi urbani, invece, pesano mediamente intorno al 10% dell'intera produzione. L'1% residuo, infine, è da addebitare alla produzione di energia e ad altri settori secondari. Per dare qualche numero di riferimento, possiamo dire che, ogni mattina, quando ci svegliamo, ognuno di noi trova una quindicina di chili di rifiuti sotto il cuscino, con circa 1 chilo e mezzo di RSU.

Perché quando si parla di rifiuti si pensa a qualcosa di sporco e di sudicio? Vediamo cosa dice a tal proposito il vocabolario della lingua italiana. Rifiuto: «(1) Il rifiutare. Negazione opposta da chi respinge o non accetta qualcosa. Sin. Rinuncia. (2) Diniego. (4) Avanzo, scarto. I rifiuti della società: le persone considerate spregevoli, le persone socialmente emarginate. Merce di rifiuto, di scarto. (5) Immondizia. (6) Ripulsa. Ripudio, divorzio». Il termine "rifiuto", quindi, ha una connotazione profondamente negativa. Esso, infatti, è il frutto di una negazione, di un abbandono, di un allontanamento del materiale/rifiuto. Chi scrive, e (per fortuna) non siamo gli unici a pensarla così, pensa che è più giusto e corretto parlare di materiali, di materiali a fine vita, di materiali a fine di un loro ciclo di vita, di materiali usati, di materiali esausti.

Qual è la morale della favola? Dove volano i gabbiani?

Dove volano i gabbiani?

Bisogna andare verso modelli evolutivi più sostenibili e, perché no, verso la decrescita. Questo obiettivo, evidentemente, è in stridente contrasto con le politiche di governo dei paesi cosiddetti sviluppati che, invece, spingono a tutta forza verso l'incremento dei consumi: tanto viviamo su un pianeta infinito con risorse illimitate. Beh, certo, ci sono gli altri pianeti, le altre galassie: fossi un UFO inizierei a preoccuparmi e a preparare un bel po' di discariche!

 

Contributo inviato al progetto:

  • "DOVE VOLANO I GABBIANI" è un progetto degli alunni dell'Istituto Statale d'Arte di Isernia la cui iniziativa s'inquadra nel "DESS -Decennio dell'Educazione allo Sviluppo Sostenibile 2005-2014", campagna mondiale proclamata dall'ONU, e coordinata dall'UNESCO, allo scopo di diffondere valori, conoscenze e stili di vita orientati al rispetto per il prossimo e per il pianeta e sviluppare, nei giovani come negli adulti, negli individui come nelle collettività, capacità operative e di azione responsabile finalizzate alla riduzione e al riuso dei rifiuti.


Il "malaffare" dei rifiuti

in Campania...

Giovanni De Feo, gennaio 2008

RIFIUTI

L'emergenza, stando alla definizione data dal vocabolario della lingua italiana, è «una circostanza o eventualità imprevista, specialmente pericolosa». L'emergenza, per estensione, si può considerare «una situazione pubblica pericolosa, che richiede provvedimenti eccezionali». Ed è probabilmente con riferimento a quest'ultima accezione che il legislatore nazionale, nel 1994, dichiarò lo stato di emergenza della gestione dei rifiuti nella Regione Campania, designando il prefetto di Napoli quale Commissario straordinario per togliere dalle mani della camorra la gestione delle discariche. Sono 13 anni, quindi, che nella nostra regione è dichiarato lo stato di emergenza. Capite bene, e c'e poco da starci a ragionare, che il termine "emergenza" non è più appropriato a definire l'assurda e paradossale situazione che ci vede tristemente coinvolti da più di un decennio. Partiamo dalle cose certe. La situazione è sicuramente pericolosa ed ha richiesto provvedimenti eccezionali.

Sicuramente eccezionali sono stati gli investimenti (leggi sprechi) di denaro pubblico: si parla di una cifra complessiva compresa tra 1 e 2 miliardi di euro che sarebbero stati investiti per il sostegno alla raccolta differenziata, per i lavoratori socialmente utili, per l'avvio degli impianti, per le consulenze, i collaudi e le gare, etc. I risultati: sono sotto i nostri occhi. Se è vero che un albero si giudica dai frutti che dà, in questo caso la malapianta andrebbe estirpata alla radice. Abbiamo usato il condizionale perché le cose, si sa, bisogna sempre guardarle dalle diverse angolature. Se la questione dei rifiuti in Campania, infatti, la guardiamo con gli occhi di chi ha gestito il trasporto (fuori nazione e fuori regione) e lo stoccaggio, di chi ha ricoperto incarichi al commissariato, di chi ha redatto consulenze, e via dicendo (o soldi spendendo), si è trattato di un grande affare: il "malaffare" dei rifiuti in Campania.

E in tutto questo lo Stato che fa? Ci verrebbe da rispondere con le parole del compianto Fabrizio De André: «si costerna, s'indigna, s'impegna poi getta la spugna con gran dignità...». Nonostante la non veneranda età di chi scrive, credo di aver visto abbastanza per poter affermare con buoni margini di certezza che la differenza la fanno sempre le persone e, anche in questa brutta vicenda, ci sono tante persone oneste che svolgendo il loro dovere ci hanno reso e ci stanno rendendo la situazione meno grave di quella che poteva essere. A loro va il nostro grazie. Agli altri, invece, e sono tanti, va la nostra più profonda indignazione.

Una domanda ci assilla tutti quotidianamente: «di chi è la colpa?». Con troppa facilità si tende a far ricadere tutte le colpe esclusivamente sulle organizzazioni malavitose che sicuramente traggono linfa vitale da una tale situazione di malgoverno. Noi la colpa principale l'attribuiamo alla politica, a quella pletora di "intoccabili" per richiamare l'aggettivo usato da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella nel loro best seller "La casta". La Società, in senso ampio, è un'«unione tra esseri viventi che hanno interessi generali comuni». La Società, quella con la esse maiuscola, contiene al suo interno tante altre società, nel senso di associazioni/gruppi di persone aventi determinati fini comuni e/o che si trovano in situazioni comuni. Siamo arrivati al punto nodale. Una società molto ambita, per il grande potere e per i grandi privilegi e le immunità di cui gode, è, appunto, la "casta" della politica. Da sempre molti si chiedono: «fare politica è una professione?». E ancora: «qual è il compito del politico?». Partiamo dal rispondere per prima proprio a quest'ultima domanda.

Il compito precipuo del politico è quello di gestire (prendersi cura) la cosa pubblica per conto ed in rappresentanza degli altri cittadini che hanno visto in lui delle non comuni qualità morali, organizzative, intellettuali che lo facevano ritenere un soggetto particolarmente indicato a "sacrificarsi" per il bene comune. Così dovrebbe essere e così dobbiamo pretendere che sia.

Alla prima domanda, invece, proviamo a dare una duplice risposta. Supponiamo che fare politica sia una professione. In tal senso, chi la esercita dovrebbe avere un'abilitazione, dovrebbe aver studiato allo scopo, aver seguito dei corsi, aver svolto un tirocinio, superato un esame. Alcuni benpensanti sostengono che l'esame si supera con le elezioni e, quindi, sottoponendosi al giudizio del cittadino/elettore. Una volta era così. Con l'attuale legge elettorale, infatti, siamo stati defraudati anche di questo diritto/dovere: è direttamente la "casta" che decide al suo interno. Noi possiamo mettere solo una crocetta, venendo considerati, quindi, una sorta di analfabeti non in grado di "saper leggere" le qualità (sigh!) dei candidati. Se fare politica è una professione, bisogna dare conto al committente di come si svolge il proprio incarico. In tutte le professioni si viene pagati solo se si svolge correttamente il proprio lavoro, altrimenti si sta a casa. In politica questo non accade e allora dovremmo concludere che fare politica non può essere considerata un'attività professionale. E cos'è allora? Un esercizio di potere per difendere ed accrescere i propri interessi e quelli dei propri protetti/raccomandati/elettori.

E gli altri che fanno? Chi sono gli altri gruppi che, insieme alla "casta" degli intoccabili, completano la Società? I cittadini. Gli amministrati. I succubi delle scelte della "casta". Non siamo tutti uguali, ovviamente. Ci sono i cittadini che a stenti arrivano alla fine del mese, i cittadini che si possono permettere la vacanza al mare, i cittadini che possono prendere l'aereo, i cittadini che hanno un'imbarcazione e i cittadini che hanno un aereo privato.

Il Lettore si starà interrogando su quale possa essere il nesso tra questi ragionamenti sul senso della politica e sui rifiuti riarsi per le strade della Campania. Le immagini nauseabonde che stanno facendo il giro del mondo in questi giorni (sono le stesse di dieci anni fa) sono la prova certa della "inadeguatezza" della nostra classe/casta politica. Inadeguatezza a gestire (prendersi cura, ripetere aiuta dicevano gli antichi) la cosa pubblica, inadeguatezza a rappresentare le istanze dei cittadini, inadeguatezza a rispettare l'ambiente e a preservare le risorse per il futuro, e via dicendo ad libitum.

E i cittadini? Possiamo ritenerci solo delle vittime in questa faccenda? Sicuramente no. Abbiamo le nostre responsabilità. Siamo innanzitutto responsabili di aver lasciato che si formasse questa "casta" di intoccabili. Siamo responsabili di aver goduto dei privilegi che ci hanno concesso i nostri referenti politici e di aver alimentato un clientelismo amorale che ha paralizzato ogni tentativo velleitario di ripristinare il giusto senso delle cose. Siamo responsabili di non aver svolto fino in fondo il nostro compito, delegandolo ad altri o, peggio ancora, facendo finta che la gestione della cosa pubblica non ci riguardasse.

Con riferimento al tema in discussione, iniziamo a produrre meno materiali di risulta (quelli che una società opulenta si ostina a chiamare "rifiuti"), consumando di meno e meglio. Separiamo in casa i nostri prodotti di risulta (materiali a fine di un loro ciclo di vita) in funzione della loro composizione e della loro struttura. Poniamoci sempre le tre domande:

  • È proprio vero che questo oggetto non mi serve più?
  • Posso usarlo per uno scopo diverso rispetto a quello per il quale l'ho acquistato?
  • Può essere utile a qualcun altro?

Così facendo ridurremo in maniera significativa la quantità di materiali da avviare al recupero (di materia e di energia) ed allo smaltimento. Successivamente affidiamo gli oggetti che abbiamo provveduto a separare con cura al gestore del servizio di raccolta, in modo tale da rispettare il decoro e l'igiene delle nostre strade. Informiamoci sull'esito del riciclo e denunciamo eventuali situazioni difformi. Svolgiamo
il nostro ruolo di cittadini, insomma!

Non basta dire che abbiamo perso la fiducia in chi ci rappresenta.


Gli avatar sono stati creati con "SP-Studio" (http://www.sp-studio.de/).

 
 
 
 

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