Avellino “sottosopra”: quando l’ambiente diventa il futuro di una città

C’è un modo diverso di parlare di ambiente.
Un modo che non parte dai rifiuti, dai divieti o dalle emergenze, ma dalle persone. Dalle strade che percorriamo ogni giorno. Dai bambini che vanno a scuola. Dai treni che non arrivano. Dai parcheggi in doppia fila. Dalle piazze senza alberi. Dalle occasioni che perdiamo. Dalla bellezza che rischiamo di non vedere più.

È stato questo il cuore della partecipazione di Mr. Greenopoli, alias il professor Giovanni De Feo, alla trasmissione “SottoSopra” dell’emittente Telenostra, condotta dal giornalista Marco Staglianò.

Una lunga conversazione, intensa e appassionata, andata ben oltre i luoghi comuni delle “politiche ambientali”. Perché, come ha spiegato De Feo, “l’ambiente non è un settore”. L’ambiente è tutto.

“Questa penna fa parte dell’ambiente?”

Come spesso accade negli incontri di Greenopoli, anche in televisione tutto è partito da un oggetto semplice: una penna di plastica.

“Secondo voi questa penna fa parte dell’ambiente?” ha chiesto De Feo ai telespettatori.

Una provocazione solo apparente. Perché quasi tutti istintivamente risponderebbero “no”. E invece la risposta è “sì”.

“Non c’è alcuna cosa che non faccia parte dell’ambiente.”

Una frase apparentemente semplice che ribalta completamente il modo di guardare il mondo.

Economia è ambiente.
Trasporti sono ambiente.
Turismo è ambiente.
Educazione è ambiente.
Persino la sostenibilità, ha spiegato De Feo, “è dentro l’ambiente”.

L’ambiente non è un tema separato dalla vita quotidiana. È la casa dentro cui accade tutto.

Ed è proprio questo il grande equivoco che spesso impoverisce il dibattito pubblico: ridurre le politiche ambientali alla raccolta dei rifiuti o allo spazzamento delle strade.

Avellino tra problemi e opportunità

Nel corso della trasmissione, il confronto si è concentrato sul futuro della città di Avellino e della sua area vasta.

Una città che vive una fase delicata: calo demografico, giovani che emigrano, commercio in sofferenza, difficoltà infrastrutturali, perdita di attrattività.

Ma per De Feo i problemi non sono mai soltanto problemi.

“Nel mio mondo i problemi sono opportunità.”

Ecco allora che la riflessione ambientale diventa riflessione sociale, economica e culturale.

Quando un giovane lascia il territorio, ha spiegato il professore, non porta via soltanto sé stesso. Porta via competenze, energie, sogni, relazioni, possibilità future.

Per questo il primo grande tema ambientale diventa il lavoro.

“Le persone sono al centro.”

Una città senza persone non può essere sostenibile.

La sostenibilità non è un concetto astratto

Uno dei passaggi più intensi dell’intervista è arrivato quando Marco Staglianò ha chiesto:

“Quando una città è sostenibile?”

La risposta di De Feo è stata sorprendente nella sua semplicità:

“Quando si fa leggera.”

Una leggerezza che non significa superficialità, ma capacità di scegliere soluzioni meno impattanti, più umane, più armoniche.

Una città leggera:

  • favorisce il trasporto pubblico;
  • rende possibile camminare;
  • riduce il traffico inutile;
  • restituisce spazio alle persone;
  • valorizza la bellezza;
  • evita opere invasive e scollegate dal contesto.

Da qui anche le dure critiche verso alcune scelte urbanistiche considerate “offese al paesaggio”, come certe infrastrutture percepite come estranee all’identità della città.

Educare al bello

Tra i temi più forti emersi durante la trasmissione c’è stato quello dell’educazione.

Non solo educazione ambientale, ma educazione al bello, al rispetto del bene comune, alla responsabilità collettiva.

“Le grandi marce cominciano sempre con piccoli passi.”

Per De Feo, una rivoluzione verde non può nascere soltanto da norme e regolamenti. Deve partire dai comportamenti quotidiani.

Dal decidere di lasciare l’auto e fare due passi a piedi.
Dal non accompagnare i figli fin davanti al cancello della scuola.
Dal rispettare gli spazi pubblici.
Dal sentirsi parte di una comunità.

E qui è emersa ancora una volta l’anima più profonda di Greenopoli.

Greenopoli: la città verde della speranza

Nel corso dell’intervista si è parlato anche del progetto Greenopoli, definito da De Feo:

“La città verde della condivisione e della speranza.”

Un progetto educativo che da quasi vent’anni prova a coinvolgere bambini, ragazzi, famiglie, scuole e cittadini in un percorso collettivo di cambiamento.

Non attraverso lezioni astratte, ma tramite entusiasmo, partecipazione e coinvolgimento emotivo.

De Feo ha citato l’esperienza di Santa Maria la Carità, dove Greenopoli ha coinvolto direttamente l’intera comunità, trasformando i più piccoli in protagonisti attivi del cambiamento.

“Le bambine e i bambini sono progettati per il cambiamento.”

Una frase che racconta perfettamente la filosofia educativa di Mr. Greenopoli.

Mobilità, treni e futuro

Ampio spazio è stato dedicato anche alla mobilità sostenibile.

Il collegamento ferroviario tra Avellino, Salerno e Napoli è stato indicato come una delle grandi sfide strategiche del futuro.

Per De Feo, una città sostenibile deve essere accessibile senza dipendere esclusivamente dall’automobile.

“Vorrei poter partire da Avellino senza dover prendere l’auto per andare a Salerno.”

Il ragionamento non riguarda soltanto i trasporti, ma il modo stesso di concepire il territorio.

Meno traffico significa:

  • meno emissioni;
  • meno tempo perso;
  • meno stress;
  • più qualità della vita.

E soprattutto più possibilità di restare connessi al resto del Paese senza perdere la propria identità.

“Noi siamo Avellino”

Verso la conclusione dell’intervista, De Feo ha lanciato un messaggio molto chiaro alla futura amministrazione cittadina:

“Niente più chiacchiere a vuoto. Servono fatti concreti, realtà e competenza.”

Ma soprattutto ha invitato a recuperare orgoglio e consapevolezza.

“Noi siamo Avellino e dobbiamo essere fieri di essere Avellino.”

Una frase che non è nostalgia. È responsabilità.

Perché una città non si cambia soltanto con le opere pubbliche.
Si cambia con la cultura.
Con il senso di appartenenza.
Con la partecipazione.
Con l’educazione.

Dalle strade ai sogni

Alla domanda finale su quale sarebbe stata la prima cosa da fare per la città, la risposta di De Feo è stata volutamente concreta:

“Sistemare le strade.”

Perché il cambiamento parte anche dalle cose semplici.
Dalle buche.
Dai marciapiedi.
Dalle scritte vandaliche.
Dalla possibilità di camminare serenamente.

“Se invito qualcuno a casa mia, la prima cosa è rendere accogliente l’ingresso.”

Una metafora semplice ma potentissima.

Forse è proprio questo il significato più profondo dell’intervista andata in onda su SottoSopra: capire che l’ambiente non è qualcosa di lontano da noi.

L’ambiente siamo noi.
Sono le nostre scelte.
Le nostre parole.
I nostri comportamenti.
Le nostre città.

E forse il futuro di Avellino, come quello di tante altre realtà italiane, dipenderà proprio dalla capacità di guardarsi davvero… “sottosopra”.