E racconta che la società sta cambiando davvero
«Mentre sono in attesa del bus, noto che è arrivato anche qui a Santa Maria la Carità 😁».
Le trasformazioni più profonde non fanno rumore. Arrivano così, in un messaggio leggero, scritto da un ex studente dell’Università di Salerno che oggi è dottorando. Un giovane ricercatore che, fermo alla fermata del bus, riconosce in una locandina qualcosa che sente familiare.
Non sta leggendo un paper scientifico.
Sta guardando un manifesto educativo.
Eppure, in quel momento, ricerca, scuola e territorio si intrecciano.
La locandina della seconda edizione di “Io ci tengo… e tu? Differenziamo… e tu lo sai fare?” non è un semplice promemoria sulla raccolta differenziata. È il segno visibile di un percorso che ha messo radici.
Racconta di bambini che osservano prima di agire.
Che si prendono il tempo di capire.
Che svuotano con cura.
Che riducono lo spazio non per obbedire a una regola, ma per diminuire l’impatto sul mondo.
Racconta di riuso prima ancora che di riciclo.
Racconta, soprattutto, di esempio.
Non c’è giudizio verso chi sbaglia, ma invito ad aiutare.
Non c’è imposizione, ma responsabilità condivisa.
Questa locandina è la naturale prosecuzione del progetto “Nativi ambientali con Greenopoli – Io ci tengo… e tu?”, realizzato nell’anno scolastico 2024/2025 presso il Circolo Didattico Statale “Eduardo De Filippo” di Santa Maria la Carità, sotto la guida della Dirigente Gilda Esposito.
È stata una scelta educativa chiara: non inserire l’ambiente come tema accessorio, ma farne una dimensione trasversale del percorso formativo.
Insieme alla Dirigente Gilda Esposito, Referenti del progetto Enza Scarfato ed Eleonora Di Martino, la scuola ha costruito un’esperienza che ha coinvolto tutti i plessi, dall’infanzia alla primaria, intrecciando didattica, laboratori, riflessione e partecipazione delle famiglie.
In collaborazione con l’Amministrazione Comunale, il progetto ha superato il confine scolastico per diventare fatto pubblico, comunitario.
La manifestazione conclusiva del 16 maggio 2025 non ha rappresentato la fine di un percorso, ma il suo consolidamento.
Perché quando un bambino torna a casa e spiega ai genitori perché una bottiglia va schiacciata, quando invita con garbo a non sbagliare bidone, quando riutilizza un oggetto prima di pensarlo come rifiuto, allora l’educazione ha già cambiato qualcosa.
🎥 Il Manifesto Green prende voce
E poi c’è il video.
Un dialogo semplice, spontaneo, vero.
Una maestra chiede:
“Perché si chiama Manifesto Green?”
Le risposte non sono perfette. Sono autentiche.
I bambini spiegano che bisogna:
-
sciacquare senza sprecare acqua
-
togliere i residui
-
conferire nel bidone giusto
-
riutilizzare prima di buttare
-
schiacciare gli scatoloni
Quando parlano degli scatoloni di Amazon e li collegano al camion che passa meno volte, al carburante che si consuma meno, al fumo che diminuisce e all’aria che diventa più pulita, stanno facendo ecologia industriale senza saperlo.
Stanno costruendo connessioni sistemiche.
E poi arriva la frase che dice tutto:
“Lo vogliamo diffondere questo video?”
Non chiedono applausi.
Chiedono diffusione.
E infine:
“Ciao mister Greenopoli, ci aiuti a diffondere il nostro manifesto green?”
Non è una formula.
È appropriazione educativa.
Il manifesto non è della scuola.
È loro.
I bambini, di cinque anni, sono della sezione Scoiattoli, le maestre sono Enza Scarfato e Rita Barbato.
Dalla terza alla quarta missione
L’università è chiamata a svolgere la sua terza missione: il trasferimento di conoscenze alla società.
Ma ciò che sta accadendo a Santa Maria la Carità racconta qualcosa di ulteriore.
Non si tratta soltanto di diffondere saperi.
Si tratta di generare trasformazione culturale condivisa.
È ciò che oggi viene definito quarta missione: costruire relazioni stabili tra accademia e comunità, attivare processi in cui il sapere non viene solo trasmesso, ma rielaborato e restituito dal territorio.
Quando un progetto nato nell’ambito dell’Ecologia Industriale trova spazio nei corridoi di una scuola, si diffonde tra le famiglie, riceve il sostegno dell’Amministrazione Comunale e compare negli spazi pubblici del paese, allora non è più un’iniziativa.
È un linguaggio comune che si sta formando.
Un manifesto che cammina
Cambiare la società non significa semplicemente migliorare la raccolta differenziata.
Significa cambiare lo sguardo.
Significa educare alla cura come pratica quotidiana.
Significa comprendere che ogni gesto è relazione con il mondo.
La locandina alla fermata del bus è un simbolo potente proprio perché è ordinaria.
Non è in un’aula magna.
È nella vita.
Il sorriso di quel dottorando racconta la continuità tra generazioni educative. Racconta che ciò che si semina nella scuola può accompagnare un giovane nella ricerca, nella cittadinanza, nella sua quotidianità.
La società cambia così.
Senza clamore.
Con bambini che diventano nativi ambientali.
Con insegnanti che credono nella forza dell’esempio.
Con una dirigente scolastica che investe in educazione civica reale.
Con un territorio che accoglie e rende visibile quel percorso.
E quando un manifesto educativo diventa voce dei bambini, allora possiamo dirlo con serenità:
il cambiamento non è più una promessa.
Sta già accadendo.
