Il 30 settembre 2026, nella Terapia Intensiva dell’Ospedale M. Bufalini di Cesena, ha preso concretamente avvio Maieutic-H. Due gruppi di professionisti sanitari, otto ore di attività e un percorso nel quale gestione dei rifiuti sanitari, comunicazione, esperienza professionale e ricerca si sono incontrate attorno a un principio semplice: prima di cambiare i comportamenti, bisogna imparare a guardare in modo diverso ciò che facciamo ogni giorno.
Parlare per un’intera giornata di rifiuti sanitari potrebbe sembrare una sfida non semplice. Quattro ore al mattino, altre quattro nel pomeriggio, due gruppi di professionisti abituati a lavorare in un contesto complesso e impegnativo come quello ospedaliero.
Eppure, il 30 settembre, nella Terapia Intensiva dell’Ospedale M. Bufalini di Cesena, il tempo è trascorso velocemente.
Si è parlato di rifiuti, certamente. Ma molto presto è diventato evidente che parlare di rifiuti significa parlare anche di materiali, persone, comportamenti, organizzazione, sicurezza, responsabilità e cura.
È proprio da questa prospettiva che prende forma Maieutic-H.
Prima di cambiare le regole, cambiamo il modo di guardarle
Il principio che accompagna il progetto è:
“Prima di cambiare le regole, cambiamo il modo di guardarle.”
Il riferimento alla maieutica socratica è sostanziale, non soltanto nominale.
L’obiettivo non è entrare in un reparto con un elenco di risposte già confezionate e trasferirle a chi vi lavora. È invece creare le condizioni perché conoscenze, esperienze, dubbi, automatismi e possibili miglioramenti emergano attraverso le domande e il confronto.
Chi lavora quotidianamente in un ospedale possiede un patrimonio di esperienza che deve entrare nel processo formativo.
Per questo, fin dall’inizio delle due sessioni, non si è creata la classica situazione nella quale qualcuno parla e gli altri ascoltano.
Il confronto è diventato quasi immediatamente parte integrante dell’attività.
Un progetto che vuole accompagnare il cambiamento
Ad aprire le attività è stata Eva Cappelli, che ha presentato ai partecipanti la struttura di Maieutic-H e la logica complessiva del percorso.
Il progetto non coincide infatti con una singola giornata di formazione. Prevede un processo progressivo nel quale si osserva la situazione di partenza, si attiva la motivazione, si lavora sulle conoscenze e sui comportamenti, si individuano possibili azioni di miglioramento e se ne osservano gli effetti nel tempo.
Una struttura rigorosa, ma al tempo stesso adattiva.
Perché quando si lavora con le persone e con organizzazioni complesse non si può pensare che il cambiamento proceda sempre lungo una linea perfettamente retta.
Occorre osservare, verificare, imparare da ciò che accade e, quando necessario, modificare il percorso.
Maieutic-H nasce proprio con questa filosofia.
Prima conoscere il punto di partenza
Prima dell’attività di comunicazione, Eva Cappelli e Giovanni Marmora hanno curato la raccolta delle risposte dei partecipanti attraverso gli strumenti previsti dal progetto.
Il motivo è semplice: prima di provare a modificare conoscenze o percezioni, bisogna capire da dove si parte.
Successivamente si è svolta la parte centrale dell’intervento e, al termine, Eva Cappelli e Giovanni Marmora hanno nuovamente raccolto le risposte dei partecipanti.
In questo modo sarà possibile confrontare ciò che emerge prima e dopo l’attività di comunicazione.
Non si tratta di immaginare che quattro ore possano improvvisamente trasformare comportamenti costruiti nel corso degli anni.
L’interesse è capire se qualcosa comincia a muoversi: una conoscenza nuova, un dubbio, una maggiore consapevolezza, il superamento di una convinzione o semplicemente un modo differente di osservare una situazione quotidiana.
Comunicare i rifiuti sanitari senza fare una “lezione sui rifiuti”
La componente della comunicazione è stata affidata a Giovanni De Feo, portando dentro Maieutic-H anche una parte dell’esperienza maturata in quasi vent’anni di Greenopoli.
La sfida iniziale era chiara: attivare la motivazione.
Con un pubblico adulto e professionalmente esperto non è sufficiente possedere contenuti corretti. Bisogna riuscire a creare attenzione e, soprattutto, mantenerla.
Per questo la comunicazione ha alternato spiegazioni tecniche, domande, esempi quotidiani, storytelling, ironia e musica.
È comparso anche Ambiente Rap.
Sono entrati nella discussione riferimenti alla cultura popolare e alla tradizione musicale napoletana.
Non per trasformare la formazione in uno spettacolo e neppure per rendere superficiale un argomento serio.
Al contrario.
L’obiettivo è utilizzare linguaggi differenti per rafforzare l’efficacia della comunicazione, creare connessioni e rendere memorabili concetti che altrimenti rischiano di essere percepiti soltanto come prescrizioni.
Il risultato, con entrambi i gruppi, è stato un clima molto partecipato: domande, osservazioni, sorrisi e interventi hanno accompagnato tutta la giornata.
E parlare per otto ore complessive di rifiuti sanitari senza percepire il peso delle otto ore non era affatto scontato.
Non “dove si butta?”, ma “come si raccoglie?”
A volte basta una parola per cambiare il punto di vista.
Tra gli esempi utilizzati durante la giornata c’è stata una semplice penna a sfera.
La domanda non è stata:
“Dove si butta una penna quando diventa un rifiuto?”
Perché proprio questo modo di porre la domanda contiene uno degli automatismi che Greenopoli cerca da anni di mettere in discussione.
Noi non facciamo la “buttata differenziata”.
Facciamo la raccolta differenziata.
La domanda diventa allora:
“Come si raccoglie una penna quando diventa un rifiuto?”
Potrebbe sembrare soltanto una sottigliezza linguistica. Non lo è.
“Gettare” o “buttare” richiama soprattutto l’azione di liberarsi di qualcosa.
“Raccogliere” ci obbliga invece a pensare che quel materiale debba essere inserito consapevolmente all’interno di un sistema di gestione.
E a quel punto cominciano le domande.
Di che materiali è composta una penna? Il fatto che contenga plastica significa automaticamente che debba essere raccolta insieme agli imballaggi in plastica? Conta il materiale oppure conta anche la funzione dell’oggetto?
Un piccolo oggetto quotidiano diventa così l’occasione per interrompere un automatismo e cominciare a ragionare.
Ed è proprio questo uno degli obiettivi della giornata.
Non soltanto fornire risposte, ma generare domande migliori.
I rifiuti vengono alla fine
Un altro passaggio importante ha riguardato il significato stesso dell’espressione “gestione dei rifiuti”.
Se iniziamo a interessarci a un oggetto soltanto quando diventa un rifiuto, stiamo entrando nella sua storia molto tardi.
Prima quel materiale è stato prodotto.
È stato acquistato.
È arrivato in ospedale.
È stato conservato e utilizzato per svolgere una determinata funzione.
E qualcuno ha compiuto delle scelte durante tutte queste fasi.
Per questo parlare di sostenibilità significa andare oltre la semplice individuazione del contenitore corretto.
Significa prendersi cura delle persone e dei materiali, compreso ciò che resta dopo il loro utilizzo.
Il rifiuto non è quindi il centro isolato del problema. È una parte di un sistema più ampio.
E in ospedale questo sistema deve tenere insieme sostenibilità e sicurezza, evitando qualsiasi semplificazione che possa interferire con la qualità dell’assistenza.
Quando l’esperienza entra nella spiegazione
La maieutica, durante la giornata, non è rimasta un principio astratto.
In diversi momenti Giovanni De Feo ha coinvolto direttamente Annalisa Venturi Casadei, chiedendole di portare nella discussione il proprio punto di vista e la propria esperienza maturata in oltre vent’anni di gestione dei rifiuti sanitari.
Non una seconda relazione parallela.
Qualcosa di molto più coerente con l’idea stessa di Maieutic-H.
Durante una spiegazione emergeva una questione concreta e l’esperienza sul campo entrava immediatamente nel ragionamento.
Un esempio reale poteva integrare un principio generale.
Una precisazione maturata in anni di attività poteva aggiungere una prospettiva diversa.
Una situazione effettivamente vissuta permetteva di collegare una regola alla complessità della sua applicazione.
In quel momento la conoscenza non procedeva più in una sola direzione.
Si costruiva attraverso la collaborazione.
Ed è probabilmente questa una delle immagini più efficaci della maieutica applicata alla formazione professionale: competenze differenti che si incontrano e si arricchiscono reciprocamente mentre il percorso è in corso.
Il rigore non ha bisogno della rigidità
La gestione dei rifiuti sanitari richiede naturalmente rigore.
Norme, sicurezza, procedure e responsabilità non possono essere messe in secondo piano.
Ma rigore e rigidità non sono sinonimi.
Durante le due sessioni abbiamo potuto parlare in maniera seria di principi di gestione, prevenzione, corretta raccolta dei rifiuti e comportamenti, mantenendo contemporaneamente un clima aperto e piacevole.
È forse proprio questo uno degli elementi che ha funzionato maggiormente.
Gli operatori hanno partecipato senza essere semplicemente destinatari della formazione.
Il loro punto di vista ha contribuito continuamente al percorso.
E i riscontri raccolti nel corso della giornata hanno mostrato un livello di coinvolgimento particolarmente positivo.
La sostenibilità non è stata presentata come qualcosa che arriva dall’esterno e si aggiunge al lavoro quotidiano.
È diventata una lente attraverso la quale osservare gesti che fanno già parte di quel lavoro.
Dal modello scientifico alla realtà dell’ospedale
Maieutic-H era già stato definito metodologicamente e pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Processes.
Il 30 settembre, però, ha compiuto un passaggio decisivo.
È entrato nella realtà.
Un modello scientifico deve necessariamente avere una sua struttura, ma soltanto l’applicazione permette di comprendere come quella struttura reagisca all’incontro con le persone, con i contesti e con la complessità del lavoro quotidiano.
A Cesena è iniziato proprio questo processo.
Ricerca, comunicazione ed esperienza ospedaliera hanno cominciato a dialogare tra loro.
Ed è da questo dialogo che potranno emergere anche gli elementi necessari per le fasi successive.
Un progetto che nasce dall’incontro di competenze diverse
Maieutic-H è nato dal confronto e dalla collaborazione tra professionalità differenti, mettendo insieme il lavoro di Maria Assunta Cappelli, Eva Cappelli, Francesco Cappelli, Gianluigi Giorgetti, Giovanni Marmora e Giovanni De Feo e facendo dialogare ricerca, organizzazione sanitaria, sostenibilità e comunicazione.
Nella giornata di Cesena questa multidisciplinarità è diventata molto concreta. Eva Cappelli ha presentato la struttura e la logica del progetto e, insieme a Giovanni Marmora, ha curato la raccolta delle risposte dei partecipanti prima e dopo l’attività di comunicazione. Giovanni De Feo ha condotto la parte comunicativa, mentre Annalisa Venturi Casadei, coinvolta più volte nel corso della discussione, ha arricchito le spiegazioni con il punto di vista maturato in oltre vent’anni di esperienza nella gestione dei rifiuti sanitari: un contributo nato direttamente dal confronto, in pieno spirito maieutico.
Al percorso hanno dato il loro prezioso contributo anche Claudio Crescentini, mentre un ringraziamento particolare va a Giulia Paci e Chiara Di Vito, che hanno contribuito a rendere possibile l’avvio operativo delle attività nelle strutture coinvolte.
E naturalmente il progetto non potrebbe esistere senza infermieri, operatori sociosanitari e professionisti dei reparti, che non sono semplici destinatari della formazione, ma parte attiva del percorso: sono le loro esperienze, le loro domande e l’osservazione di ciò che accade realmente ogni giorno a dare sostanza alla componente “maieutica” di Maieutic-H.
Una bella giornata, e soprattutto un inizio
Quando si sono concluse le attività pomeridiane, la sensazione condivisa è stata quella di avere vissuto una giornata intensa, piacevole e ricca di stimoli.
Una giornata di incontri e rincontri, ma soprattutto di nuovi inizi.
Il valore dell’esperienza non sta soltanto nell’avere affrontato determinati contenuti.
Sta nell’avere cominciato a costruire un modo diverso di discuterli insieme.
E il percorso continua subito.
Il 5 ottobre Maieutic-H arriverà a Forlì, dove il lavoro proseguirà con un altro gruppo di professionisti.
Nuove persone significheranno nuove esperienze, nuove domande e probabilmente nuovi punti di vista.
È esattamente ciò che serve a un progetto che si definisce maieutico.
Perché la sostenibilità in un ospedale non può essere costruita soltanto attraverso una nuova procedura.
Ha bisogno delle persone che quella procedura dovranno comprendere e applicare.
Ha bisogno di esperienza.
Di ascolto.
Di comunicazione.
Di osservazione.
E della disponibilità, ogni tanto, a fermarsi davanti perfino a una penna e chiedersi non dove buttarla, ma come raccoglierla correttamente.
Può sembrare una piccola differenza.
In realtà è già un modo diverso di guardare le cose.







