Al Circolo Tennis della Villa Comunale “Luigi Cacciatore”, una serata di ambiente, cultura, università e territorio. Ma soprattutto di persone. Tra rap, racconti, dialetto, inglese, Troisi, De Crescenzo e De Filippo, Tùttu-cià è diventato ancora una volta qualcosa di più di un libro.
Ci sono serate nelle quali presenti un libro.
E ce ne sono altre nelle quali il libro, a un certo punto, quasi scompare. Resta lì, naturalmente, come filo conduttore. Ma intorno cominciano a muoversi persone, ricordi, storie, battute, pezzi di vita.
Venerdì 18 settembre, a Mercato San Severino, è successo proprio questo.
Il quarto appuntamento degli “Incontri d’estate”, organizzati presso il Circolo Tennis della Villa Comunale “Luigi Cacciatore”, è stato dedicato a Tùttu-cià. Rap, racconti, spiegoni e video di Mr. Greenopoli su Ambiente e dintorni.
Una bella partecipazione, persone provenienti dal mondo della scuola, dell’università, delle professioni, delle istituzioni e della cultura e, soprattutto, quel clima informale che permette alle parole di circolare liberamente.
Una veduta della platea durante la presentazione di “Tùttu-cià”: il Circolo Tennis diventa per una sera luogo di incontro, confronto e cultura.
E io ho fatto quello che faccio ormai da vent’anni con Greenopoli: ho raccontato.
Prima di Tùttu-cià, il perché di Greenopoli
Non potevo cominciare direttamente dal libro.
Per capire Tùttu-cià bisognava partire da una domanda molto più antica:
perché Greenopoli?
Ho raccontato come sia nato questo percorso e perché, a un certo punto della mia esperienza di professore universitario e ingegnere ambientale, abbia sentito sempre più forte la necessità di trovare linguaggi diversi per comunicare la conoscenza scientifica.
Perché conoscere non basta.
Bisogna riuscire a far viaggiare la conoscenza.
E se vuoi parlare di ambiente con un bambino, uno studente, un insegnante, un cittadino o una platea composta da persone molto diverse fra loro, devi provare a essere rigoroso senza diventare pesante, semplice senza essere semplicistico.
Da lì sono arrivati i racconti, le filastrocche, i giochi con le parole, gli aneddoti.
E naturalmente i rap.
Non poteva quindi mancare il piccolo Rap della conoscenza.
Prima in italiano.
E poi in inglese.
Perché Greenopoli, negli ultimi anni, sta imparando a viaggiare anche fuori dai confini linguistici nei quali è nata. E perché tradurre una storia o una rima non significa semplicemente sostituire una parola con un’altra: significa cercare di conservare ritmo, intenzione e sorriso.
Una bella sfida.
E, soprattutto, qualcosa che mi diverte moltissimo.
Un libro da leggere, ascoltare e guardare
Da Greenopoli siamo arrivati naturalmente a Tùttu-cià.
Ho spiegato il significato del titolo e raccontato la struttura di un libro nato dopo tanti anni di attività nelle scuole, nelle università, nelle piazze e negli incontri con le comunità.
Tùttu-cià non è un manuale tradizionale.
Non è neppure un libro che obbliga necessariamente a cominciare dalla prima pagina e arrivare diligentemente all’ultima.
Si può aprire, chiudere, riprendere. Si può partire da un rap, da una filastrocca, da una storia o da una curiosità.
Poi magari arriva lo “spiegone”, che prova a rimettere ordine nelle cose e a dare alla leggerezza il necessario fondamento scientifico.
E poi ci sono i video, raggiungibili attraverso i QR code.
Parole da leggere.
Parole da ascoltare.
Immagini da guardare.
Modi diversi di parlare di rifiuti, acqua, energia, sostenibilità, comportamenti, educazione ambientale e… dintorni.
Il tavolo dei relatori durante la serata dedicata a “Tùttu-cià”: ambiente, educazione, territorio e comunicazione al centro dell’incontro.
Gli appunti? C’erano. Poi è arrivato Greenopoli…
Avevo preparato degli appunti.
Naturalmente.
E naturalmente non li ho seguiti fino in fondo.
Altrimenti che Greenopoli sarebbe? 😄
Così una storia ne ha chiamata un’altra, una battuta ha aperto una parentesi e, qualche volta, la parentesi è diventata più lunga del discorso dal quale era partita.
Nella serata sono entrati Massimo Troisi, Luciano De Crescenzo ed Eduardo De Filippo.
Sono riferimenti che porto con me da sempre.
Troisi, con quel modo straordinario di trasformare una pausa, un’esitazione e perfino un errore in una parte essenziale del racconto.
De Crescenzo, capace di prendere questioni enormi e riportarle alla dimensione delle persone attraverso una storia, un paradosso, una conversazione.
Eduardo, con quella miscela irripetibile di ironia, profondità, lingua e umanità.
E così l’italiano è diventato, di tanto in tanto, dialetto.
Poi il dialetto si è incrociato con l’inglese.
Il registro scientifico ha lasciato spazio alla battuta.
E subito dopo la battuta si è ritornati alla conoscenza.
Tutto con l’allegria nel cuore.
Non perché i problemi ambientali non siano seri.
Al contrario.
Proprio perché lo sono.
La serietà degli argomenti non deve necessariamente trasformarsi nella tristezza della comunicazione.
Il Circolo Tennis come una piccola agorà
Ad aprire la serata è stato il professor Massimo Del Regno, che ha poi accompagnato e moderato l’incontro.
Il professor Massimo Del Regno apre l’incontro. Gli “Incontri d’estate” nascono con l’obiettivo di aprire il Circolo Tennis non soltanto allo sport, ma anche alla cultura e al confronto.
Mi è piaciuta molto l’idea che sta alla base degli “Incontri d’estate”: valorizzare autori ed esperienze del territorio e, contemporaneamente, ampliare gli orizzonti del Circolo, facendone uno spazio aperto anche alla cultura.
Una sorta di piccola agorà contemporanea.
Il presidente Emanuele Esposito ha portato i saluti del Circolo; erano presenti rappresentanti dell’Amministrazione comunale e, nel corso della serata, sono intervenuti Vincenzo Scarano, in rappresentanza del sindaco Antonio Somma, e l’assessore Carlo Guadagno.
Con noi anche Marta Rosa Pierri, presidente di Studenti Ingegneria.
Ed è stata una presenza, quella degli studenti, tutt’altro che formale.
Le persone fanno la differenza
Forse, ripensando alla serata, la parola che mi viene maggiormente in mente è proprio questa:
persone.
Gli studenti di Studenti Ingegneria, presenti, attenti e soprattutto affettuosissimi. Abbiamo condiviso tante esperienze negli anni, ma riescono ancora a sorprendermi per il calore che sanno manifestare.
C’era Giovanni Marmora, mio dottorando, nonostante arrivasse dalle “fatiche” della sua prima presentazione dei sei mesi di attività del dottorato, affrontata soltanto poche ore prima.
È passato a salutarmi Claudio Attianese, mio ex tesista, pur sapendo che la mattina successiva lo aspettava una sveglia alle cinque per andare al lavoro.
Può sembrare una piccola cosa.
Per me non lo è.
Ho avuto poi il piacere di conoscere Roberta, figlia del carissimo amico e collega Isidoro Fasolino.
Tra i presenti anche la dirigente scolastica Rossella De Luca, dell’Istituto “Rescigno” di Roccapiemonte, accompagnata dal papà, il professor De Luca, originario di Santa Lucia di Serino.
E poi tanti docenti, professionisti, amici e persone di cultura.
Volti e persone della serata: docenti, professionisti, studenti, amici e cittadini riuniti intorno ai temi dell’ambiente, della cultura e del territorio.
Guardare la platea è stato bello.
Perché davanti non avevo semplicemente un “pubblico”.
Avevo storie.
Persone incontrate in momenti diversi della mia vita, vecchie conoscenze, nuovi incontri, studenti di oggi e studenti di ieri.
Francesco, il tennis e… la raccolta differenziata
Tra quei volti ce n’era uno che mi riportava indietro nel tempo: quello dell’ingegnere Francesco Landi, mio compagno di studi.
Con Francesco, in quella serata, si sono intrecciati curiosamente molti fili: l’università, l’amicizia, Mercato San Severino, il tennis e persino la raccolta differenziata.
Già presidente del Circolo Tennis e grande conoscitore di questo sport, Francesco è stato anche uno dei protagonisti di una stagione importante della gestione dei rifiuti a Mercato San Severino.
Quando scrissi il mio libro Rifiuti Solidi, gli affidai il contributo dedicato proprio al sistema di raccolta differenziata di Mercato San Severino.
Mi sembrava importante raccontare quell’esperienza e affiancarla, nel volume, ad altri casi significativi come quello del Consorzio Priula.
Ritrovarci, tanti anni dopo, nello stesso territorio, a parlare ancora di ambiente ma attraverso un libro completamente diverso è una di quelle piccole geometrie della vita che fanno sorridere.
Da sinistra, l’ingegnere Francesco Landi, l’assessore Carlo Guadagno e Giovanni De Feo. Con Landi riaffiora anche il ricordo dell’esperienza di Mercato San Severino nella raccolta differenziata, raccontata anni fa nel volume “Rifiuti Solidi”.
Quando un libro esce dalle sue pagine
Alla fine, però, ciò che mi è rimasto maggiormente della serata non sono le singole cose che ho raccontato.
È il clima.
L’attenzione.
I sorrisi.
Gli sguardi.
Le battute.
L’affetto.
E quella sensazione bellissima che si crea quando il confine tra chi parla e chi ascolta comincia un po’ a dissolversi.
La foto conclusiva con i protagonisti della serata. Un incontro nato intorno a un libro e diventato occasione di relazioni, cultura e comunità.
Forse Tùttu-cià è proprio questo.
Le cose apparentemente lontane possono incontrarsi.
Scienza e racconto.
Università e territorio.
Italiano, dialetto e inglese.
Un dato sulla raccolta differenziata e una battuta di Troisi.
Un professore e i suoi studenti.
Persone conosciute tanti anni fa e persone incontrate per la prima volta quella sera.
La conoscenza, quando riesce a uscire dai recinti nei quali qualche volta la chiudiamo, può diventare relazione.
E un libro, quando esce dalle sue pagine, può diventare un luogo.
Venerdì sera, per qualche ora, quel luogo è stato il Circolo Tennis di Mercato San Severino.
Con tante belle persone.
Con tante storie.
E soprattutto con tanta, tanta allegria nel cuore. 💚






