Perché produciamo così tanti rifiuti? Semplice: viviamo nell'epoca del "usa e getta", siamo gli automi che lavorano ad una catena di montaggio fatta di ricerca assoluta del benessere, che appaghiamo con una smaniosa ricerca di beni di consumo, che inevitabilmente ci porta alla produzione di "immondizia", di "spazzatura", di "rifiuti"... A che servono altrimenti gli "eco-incentivi" per l'acquisto di una nuova vettura? A rimettere in piedi i consumi e, quindi, a produrre rifiuti!
L'incipit di tutte le strategie di gestione dei rifiuti prevede la riduzione. Come si fa a produrre meno rifiuti? Sostanzialmente in due modi. Producendo "beni più leggeri", da una parte, e riducendo i consumi, dall'altra.
Per quanto riguarda il primo aspetto, si tratta di agire a livello industriale minimizzando, a parità di prodotto da realizzare, l'impiego delle materie prime, favorendo l'utilizzo di materie prime secondarie, riducendo il peso degli imballaggi. Per fare questo, evidentemente, bisogna investire sulla ricerca e sullo sviluppo e, quindi, sui giovani. In Italia, purtroppo, sembra che non stiamo andando in questa direzione.
Per quanto riguarda il secondo aspetto, invece, la riduzione dei consumi suona come un'autentica "bestemmia" alle orecchie del potere economico e politico. Non c'è politico o economista, infatti, che non perda occasione di ribadire come sia importante rimettere in piedi i consumi e incentivare questo o quel mercato. Tutto questo, indirettamente, significa incentivare la produzione di rifiuti. Riprendiamo, ad esempio, la provocazione, fatta in apertura, a proposito dei cosiddetti eco-incentivi per l'acquisto di nuove autovetture. Un effetto è senz'altro benefico, perché si tolgono dalle strade vecchie carcasse su gomma che inquinano l'atmosfera, ma a suon di incentivi si è arrivati a cambiare un'auto ogni tre o quattro anni e questo comporta un'inevitabile produzione di scarti, non tutti riciclabili. Un altro esempio chiarificatore. Una volta (si continua a farlo tuttora) si faceva riferimento ai beni durevoli per alludere alle apparecchiature elettriche ed elettroniche. I telefonini, ad esempio. Durevoli? E quanto dura un telefonino? Anche le apparecchiature elettriche ed elettroniche sono state ormai inglobate nel meccanismo del "usa e getta". Sembra che la società del benessere sia affetta da una mega bulimia divoratrice di beni di consumo, il cui risultato concreto è la produzione di un'enorme e sempre crescente quantità di rifiuti.
Di quali rifiuti si sente più spesso parlare attraverso i mezzi di disinformazione di massa? Dei "poveri" rifiuti solidi urbani (gli "RSU", leggi "erre esse u"), di quelli fatti soprattutto in casa (per intenderci), e che costituiscono solo la punta dell'iceberg "immondizia". Nei paesi dell'area OCSE, infatti, circa il 60% dell'intera "torta dei rifiuti" proviene più o meno equamente dal settore delle costruzioni e delle demolizioni e dal settore agricoltura e foreste. Poco meno del 30% dei rifiuti si originano a seguito delle attività manifatturiere e di estrazione e scavo. I rifiuti solidi urbani, invece, pesano mediamente intorno al 10% dell'intera produzione. L'1% residuo, infine, è da addebitare alla produzione di energia e ad altri settori secondari. Per dare qualche numero di riferimento, possiamo dire che, ogni mattina, quando ci svegliamo, ognuno di noi trova una quindicina di chili di rifiuti sotto il cuscino, con circa 1 chilo e mezzo di RSU.
Perché quando si parla di rifiuti si pensa a qualcosa di sporco e di sudicio? Vediamo cosa dice a tal proposito il vocabolario della lingua italiana. Rifiuto: «(1) Il rifiutare. Negazione opposta da chi respinge o non accetta qualcosa. Sin. Rinuncia. (2) Diniego. (4) Avanzo, scarto. I rifiuti della società: le persone considerate spregevoli, le persone socialmente emarginate. Merce di rifiuto, di scarto. (5) Immondizia. (6) Ripulsa. Ripudio, divorzio». Il termine "rifiuto", quindi, ha una connotazione profondamente negativa. Esso, infatti, è il frutto di una negazione, di un abbandono, di un allontanamento del materiale/rifiuto. Chi scrive, e (per fortuna) non siamo gli unici a pensarla così, pensa che è più giusto e corretto parlare di materiali, di materiali a fine vita, di materiali a fine di un loro ciclo di vita, di materiali usati, di materiali esausti.
Qual è la morale della favola? Dove volano i gabbiani?
Bisogna andare verso modelli evolutivi più sostenibili e, perché no, verso la decrescita. Questo obiettivo, evidentemente, è in stridente contrasto con le politiche di governo dei paesi cosiddetti sviluppati che, invece, spingono a tutta forza verso l'incremento dei consumi: tanto viviamo su un pianeta infinito con risorse illimitate. Beh, certo, ci sono gli altri pianeti, le altre galassie: fossi un UFO inizierei a preoccuparmi e a preparare un bel po' di discariche!
Contributo inviato al progetto:
"DOVE VOLANO I GABBIANI" è un progetto degli alunni dell'Istituto Statale d'Arte di Isernia la cui iniziativa s'inquadra nel "DESS -Decennio dell'Educazione allo Sviluppo Sostenibile 2005-2014", campagna mondiale proclamata dall'ONU, e coordinata dall'UNESCO, allo scopo di diffondere valori, conoscenze e stili di vita orientati al rispetto per il prossimo e per il pianeta e sviluppare, nei giovani come negli adulti, negli individui come nelle collettività, capacità operative e di azione responsabile finalizzate alla riduzione e al riuso dei rifiuti.
Giovanni De Feo
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sniplas | 19/06/09 0.06
...i gabbiani in genere volano sulla "spazzatura"...e se avessero capito tutto della vita? Se quella che noi chiamiamo "spazzatura" non fosse solo spazzatura ma fosse una vera fonte di ricchezza??? Credo che dai gabbiani ci sia solo da imparare...in ogni gabbiano che vola c'è nel cuore un piccolo grande Jonathan Livingston :)
Davide | 20/04/09 10.07
Non è possibile che ogni volta che vengo su greenopoli mi viene voglia di essere un Ufo.
Ma scusate secondo voi è utile dare un eco incentivo? Io mi chiedo dov'e' la lungimiranza di questo modo di fare politica. Se io compro una macchina che non è un bene durevole ma al contempo nemmeno un bene di consumo come il pane risollevo l'economia? Risposta no!!! Gli incentivi sono soltanto uno specchio per le allodole perchè una volta che tutti si sono comprati un'auto nuova, un frigorifero ecc... l'industria è di nuovo punto e a capo. Invece, perchè non investire su grandi opere che resteranno per anni a rendere servizi al popolo italiano, creano nuovi posti di lavoro in maniera durevole e non solo per un paio di mesi (a differenza degli incentivi)? Ma che cavolo possibile che le menti eccelse del governo non hanno pensato a tutto ciò? Oppure questi sono convinti che i gabbiani stanno solo sui lungomare???
gidìeffe | 03/04/09 14.18
Io voglio volare come il gabbiano Jonathan Livingston!
gidìeffe | 29/03/09 8.49
Nel 2007 ho calcolato la mia impronta ecologica per il 2006 ed è risultata pari a circa 3,2 ettari. Se nel corso del 2006 non avessi preso l’aereo la miaimpronta sarebbe risultata pari solo a 1,3 ettari, perfettamente identica alla biodisponi¬bilità italiana per il 2006...
chicca e playmeteo | 28/03/09 21.26
I gabbiani non volano certo qui! Dopo le mie estenuanti lezioni di sviluppo sostenibile ho scoperto che siamo gia' in debito ecologico verso il pianeta, provate per gioco a calcolare l'impronta ecologica dei vostri consumi e vedrete!!!!! Un bacio dalla piovosa Biella! Serino stiamo arrivando!!!!!