All’Università di Salerno, un’ora di dialogo spontaneo tra ricordi d’infanzia, natura, viaggi, territori e meraviglia. Perché, a volte, per capire chi siamo diventati bisogna tornare nei luoghi in cui tutto è cominciato.
Come ha fatto Licia a diventare Licia?
È questa la domanda che mi sono posto la mattina del 14 ottobre 2026, poche ore prima di incontrare Licia Colò nell’Aula Magna “Vincenzo Buonocore” dell’Università degli Studi di Salerno.
Eppure, il giorno precedente avevo già preparato una serie di domande per il nostro dialogo, previsto nell’ambito del convegno “Oltre la Bellezza: Scienza, Salute e Cultura del Benessere”.
Avevo studiato, letto, riflettuto e immaginato alcuni possibili percorsi di conversazione.
Ma quella mattina ho sentito che potevo provare qualcosa di diverso.
Ho messo da parte le domande preparate il giorno prima, ho preso un foglio e ho cominciato a scrivere alcuni appunti.
Non volevo ripercorrere semplicemente la carriera di una delle più conosciute divulgatrici naturalistiche italiane.
Volevo provare a capire quando e come fosse nato il suo amore per la natura, per gli animali e per i viaggi.
E allora mi sono fatto un’altra domanda.
E se tutto fosse cominciato durante l’infanzia?
Un viaggio nel tempo, ma senza un quando!
Ho pensato alla mia infanzia, trascorsa in campagna, al contatto quotidiano con la natura, agli animali, agli alberi, agli spazi aperti.
E mi sono detto: vuoi vedere che anche Licia ha vissuto esperienze simili?
Così ho immaginato di proporle un viaggio un po’ particolare.
Un viaggio nel tempo, attraverso i luoghi, ma senza un “quando”!
Niente date da ricordare, nessuna cronologia da rispettare, nessun rigido elenco di domande.
Soltanto alcuni luoghi da attraversare insieme, lasciando che ciascuno potesse aprire una finestra sui ricordi, sulle emozioni e sulle esperienze della sua vita.
E così siamo partiti dal Veneto, dalla sua infanzia, da Villafranca, dai nonni a Verona, dalle briciole lasciate sul davanzale per gli uccellini, dai giochi e dalla scoperta del mondo naturale.
La mia intuizione aveva trovato conferma!
Anche Licia aveva conosciuto, fin da piccola, quel rapporto diretto con la natura che può lasciare un segno profondo nella sensibilità di una persona.
Poi ci siamo spostati a Roma, a Casal Palocco, tra case, giardini, alberi e animali.
E ancora altri luoghi, altri paesaggi, altri ricordi.
Ogni tappa diventava un’occasione per scoprire qualcosa, per sorridere, per lasciarsi sorprendere.
Il mio obiettivo era semplice: provare a creare piccoli momenti di pura bellezza attraverso il ricordo di belle immagini.
Perché i luoghi non sono soltanto punti su una carta geografica.
Sono anche pezzi della nostra vita.
Dal Veneto al Cilento, passando per Zungoli!
A un certo punto, come spesso accade nelle conversazioni più belle, il nostro viaggio ha cominciato a seguire strade impreviste.
Siamo arrivati a parlare delle aree interne, dei piccoli comuni, dei territori lontani dai grandi flussi turistici, dei paesaggi che conservano una dimensione più autentica della vita.
E naturalmente siamo finiti anche nel Cilento.
Un territorio meraviglioso, che sembra custodire una parola ormai sempre più rara: lentezza.
Del resto, a voler giocare con le parole, basta pronunciarne il nome: Ci-lento!
Quasi un invito a rallentare, a prendersi il proprio tempo, a osservare, ad ascoltare, a vivere i luoghi invece di limitarsi ad attraversarli.
E poi, tra una suggestione e l’altra, è saltato fuori anche un piccolo comune della provincia di Avellino che per me è davvero mitico: Zungoli!
Un borgo affascinante, con il suo castello e un patrimonio di storia, bellezza e identità territoriale che meriterebbe di essere conosciuto sempre di più.
Ed è proprio questo uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente della conversazione.
Siamo partiti dai ricordi personali di Licia e ci siamo ritrovati a parlare dei territori, della loro bellezza, del rapporto tra le persone e i luoghi, della necessità di riscoprire il valore di ciò che spesso abbiamo vicino a casa.
Dalla storia di una persona alla storia dei territori.
Dalla memoria individuale a quella collettiva.
Il tutto senza forzature, seguendo semplicemente il filo della curiosità.
La bellezza della spontaneità
A quel punto gli appunti avevano ormai svolto il loro compito.
Le domande preparate il giorno prima erano rimaste da parte, ma la conversazione procedeva con una naturalezza sorprendente.
Licia si è dimostrata una persona estremamente disponibile, spontanea, capace di raccontarsi con semplicità, di scherzare e di sorridere.
E io mi sono ritrovato a fare ciò che amo di più: ascoltare, collegare idee, cercare nuove prospettive e costruire una relazione attraverso le parole.
Senza un copione rigido, ma con una direzione.
Senza la preoccupazione di rispettare una successione prestabilita di domande, ma con il desiderio di dare significato a ogni passaggio.
Abbiamo sorriso insieme e abbiamo condiviso tanti momenti piacevoli con il numeroso pubblico presente nell’Aula Magna.
E il tempo è trascorso senza che quasi ce ne accorgessimo.
Mi sono tornate in mente tre parole che accompagnano spesso le mie attività educative: tempo, pazienza e passione.
Tre ingredienti che considero fondamentali non soltanto per insegnare e imparare, ma anche per comunicare.
Perché la comunicazione, quando funziona davvero, non è semplicemente trasmissione di informazioni.
È soprattutto incontro.
E poi abbiamo allargato la conversazione!
Prima di concludere il nostro dialogo, ho voluto invitare a unirsi a noi anche il Magnifico Rettore dell’Università di Salerno, Virgilio D’Antonio, e la collega Paola Aiello, che aveva introdotto e presieduto la sessione dedicata alla cultura della bellezza.
È stato un altro bel momento, vissuto tra sorrisi e partecipazione, insieme alla folta platea.
Mi piace pensare che anche questo passaggio abbia contribuito a rendere l’incontro meno formale e più vicino allo spirito della conversazione che avevamo costruito.
Infine, abbiamo lasciato spazio alle domande degli studenti.
Un momento importante, perché credo profondamente che un incontro universitario non debba essere soltanto qualcosa da ascoltare, ma anche un’occasione per partecipare, interrogarsi e confrontarsi.
La presenza degli studenti ha aggiunto ulteriore significato a un dialogo che, partendo da esperienze personali, aveva toccato temi universali.
Dalla meraviglia alla responsabilità
Da vent’anni, con il progetto Greenopoli, cerco di spiegare che l’educazione ambientale non può limitarsi a comunicare problemi, rischi, divieti e comportamenti corretti.
La conoscenza scientifica è indispensabile, naturalmente.
Ma non basta conoscere per cambiare.
Occorre anche sentire, partecipare, emozionarsi, meravigliarsi.
Un bambino che osserva un animale, che si incuriosisce davanti a un albero o che scopre la bellezza di un paesaggio sta già vivendo un’esperienza potenzialmente educativa.
La meraviglia può accendere la curiosità.
La curiosità può alimentare il desiderio di conoscere.
La conoscenza può favorire la consapevolezza.
E la consapevolezza può trasformarsi in responsabilità.
È un percorso che richiede, ancora una volta, tempo, pazienza e passione.
Ecco perché ho trovato particolarmente significativo dialogare con una persona che ha dedicato gran parte della propria vita professionale a raccontare la bellezza della natura e dei luoghi del nostro Pianeta.
Non si trattava soltanto di parlare di ambiente.
Si trattava di provare a comprendere da dove nasce il desiderio di conoscere il mondo e perché alcune esperienze riescono a lasciare un segno così profondo dentro di noi.
Un grazie speciale
Desidero ringraziare sinceramente la professoressa Paola Aiello, referente scientifica del progetto PRO-BEN PRIMA per l’Università di Salerno, per avermi invitato a partecipare a questa bellissima iniziativa.
Il convegno “Oltre la Bellezza”, organizzato il 14 e 15 ottobre 2026 nell’ambito del progetto finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca, ha offerto un’importante occasione di confronto interdisciplinare tra scienza, salute, cultura, educazione e benessere.
Ringrazio il Magnifico Rettore Virgilio D’Antonio, i colleghi, gli organizzatori e tutte le persone che hanno partecipato all’incontro.
Un grazie particolare agli studenti per la loro presenza e per le domande.
E naturalmente grazie a Licia Colò, per la disponibilità, la spontaneità, i racconti e la capacità di condividere emozioni e ricordi con grande naturalezza.
Non era la prima volta che ci incontravamo: avevamo già partecipato entrambi a un convegno FIDAPA a Battipaglia nel marzo 2025.
Ma questa volta abbiamo avuto il tempo e l’occasione di conoscerci meglio attraverso una lunga e piacevolissima conversazione.
Porto a casa un bel ricordo e una conferma importante.
A volte, per andare oltre la bellezza, non serve cercare qualcosa di straordinario. Basta imparare a riconoscere lo straordinario nelle cose apparentemente più semplici.
Una briciola lasciata per un uccellino.
Un albero.
Un ricordo d’infanzia.
Un piccolo borgo dell’Irpinia.
Un paesaggio del Cilento.
Un sorriso condiviso.
E magari una conversazione che, per un’ora, ci fa dimenticare di guardare l’orologio.
Perché la bellezza non è soltanto qualcosa da guardare. È anche qualcosa da vivere, raccontare, condividere e proteggere!
Giovanni De Feo – Mr. Greenopoli



