Quando Greenopoli arriva al Quirinale: i bambini che prendono per mano gli adulti

A volte il cambiamento nasce in luoghi che nessuno si aspetta.

Non in una conferenza internazionale, non in un laboratorio di ricerca, ma in una classe di scuola primaria, dove bambine e bambini imparano che un rifiuto non è qualcosa da buttare, ma un gesto che parla della nostra relazione con il mondo.

È quello che sta accadendo a Santa Maria la Carità, dove il progetto educativo “Nativi ambientali con Greenopoli – Io ci tengo… e tu?” sta mostrando in modo concreto cosa significa trasformare la conoscenza scientifica in cultura diffusa nella società.

E questa volta il percorso è arrivato davvero lontano.

Fino al Quirinale.


Greenopoli: quando l’ecologia industriale incontra la scuola

Greenopoli nasce da un’idea semplice ma potente sviluppata nell’ambito dell’Ecologia Industriale:
l’economia circolare non si costruisce solo con tecnologie e impianti, ma con comportamenti quotidiani consapevoli.

Per questo motivo il progetto educativo ideato dal prof. Giovanni De Feo, docente di Ecologia Industriale presso l’Università degli Studi di Salerno, lavora da anni nelle scuole per formare quelli che vengono chiamati “nativi ambientali”.

Bambine e bambini che imparano presto a osservare i materiali, a capire i flussi delle risorse, a collegare le proprie azioni agli impatti sull’ambiente.

Non semplicemente studenti.

Cittadini consapevoli in formazione.

A Santa Maria la Carità questo percorso ha trovato terreno fertile grazie alla guida della Dirigente scolastica Gilda Esposito del Circolo Didattico Statale “Eduardo De Filippo”, che ha scelto di fare dell’educazione ambientale una dimensione strutturale della scuola.


Il Manifesto Green: un linguaggio semplice per cambiare abitudini

Il risultato più visibile di questo percorso è il Manifesto Green “Io ci tengo… e tu?”, arrivato quest’anno alla seconda edizione.

Il manifesto racconta in modo semplice sei azioni fondamentali:

  1. osservare il rifiuto prima di agire

  2. svuotare gli imballaggi

  3. conferire nel bidone giusto

  4. ridurre il volume degli imballaggi

  5. pensare al riuso prima del riciclo

  6. dare il buon esempio agli altri

Non sono semplici regole.

Sono micro-pratiche di economia circolare quotidiana.

E soprattutto raccontano un principio centrale di Greenopoli:
l’educazione ambientale funziona quando diventa esempio.


Il manifesto che entra nella comunità

La seconda edizione del Manifesto Green non è rimasta dentro la scuola.

Le ragazze e i ragazzi dell’istituto hanno partecipato alla distribuzione dei manifesti negli esercizi commerciali del paese, trasformando l’iniziativa in un vero processo di educazione civica territoriale.

Il momento è raccontato in questo video:

Negozio dopo negozio, i bambini hanno spiegato il significato del manifesto ai commercianti.

Inoltre ogni copia del manifesto è stata portata a casa dagli oltre mille studenti coinvolti, permettendo al progetto di entrare nelle famiglie.

Così il manifesto ha iniziato a fare ciò per cui era nato.

Camminare.


Quando i bambini scrivono al Presidente della Repubblica

Dentro questo percorso educativo è accaduto qualcosa di straordinario.

Gli alunni della classe IV F hanno deciso di scrivere al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, inviandogli il Manifesto “Io ci tengo… e tu?” per raccontare l’impegno della scuola per l’ambiente.

Il 3 marzo 2026 è arrivata una sorpresa che nessuno si aspettava.

Dal Quirinale è arrivata una telefonata alla Dirigente Scolastica Gilda Esposito del Circolo Didattico Statale “Eduardo De Filippo”, con un messaggio di ringraziamento e di apprezzamento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per il lavoro svolto dai bambini.

È stato un momento di grande emozione per tutta la comunità scolastica.

Ma soprattutto è stato un segnale importante.

Perché l’idea educativa di Greenopoli (che siano le bambine e i bambini a prendere per mano gli adulti per accompagnarli verso comportamenti più sostenibili) è arrivata fino al Quirinale.


Dalla terza alla quarta missione dell’università

L’università ha tra i suoi compiti la terza missione, cioè il trasferimento delle conoscenze alla società.

Greenopoli rappresenta un esempio concreto di questo processo: un sapere scientifico sviluppato nell’ambito dell’Ecologia Industriale che viene tradotto in strumenti educativi accessibili.

Ma ciò che sta accadendo a Santa Maria la Carità racconta qualcosa di più.

Non siamo più soltanto nella terza missione.

Siamo dentro quella che oggi viene definita quarta missione dell’università.

Non solo trasferire conoscenze.

Ma costruire relazioni trasformative tra università e comunità, generando processi in cui il sapere scientifico viene rielaborato, vissuto e restituito dal territorio.

Quando un progetto universitario:

  • entra in una scuola primaria

  • coinvolge insegnanti e famiglie

  • viene sostenuto dall’amministrazione comunale

  • compare negli spazi pubblici del paese

  • viene diffuso nei negozi

  • arriva nelle case di oltre mille studenti

  • e infine riceve il riconoscimento del Presidente della Repubblica

allora non siamo più davanti a un progetto.

Siamo davanti a un cambiamento culturale in atto.


Il senso più profondo di Greenopoli

Greenopoli nasce da una convinzione educativa forte:

l’ambiente non si difende solo con le leggi o con le tecnologie.

Si difende costruendo una cultura della cura.

E spesso sono proprio i bambini a ricordarci come farlo.

Quando spiegano con gentilezza dove conferire una bottiglia.

Quando chiedono di schiacciare una scatola per ridurre i trasporti.

Quando invitano a riutilizzare prima di avviare al riciclo.

Quando non giudicano chi sbaglia, ma aiutano a fare meglio.

Per questo il messaggio del Manifesto Green continua a risuonare semplice e potente:

“Io ci tengo… e tu?”

Oggi quella domanda, partita da una scuola primaria di Santa Maria la Carità, ha attraversato una comunità, ha coinvolto un’università, ed è arrivata fino al Quirinale.

Ed è difficile immaginare una dimostrazione più bella del fatto che educazione, ricerca e cittadinanza possono davvero camminare insieme.