Ci sono serate che non finiscono quando si spengono le luci di una sala.
Restano addosso.
Nelle parole annotate in fretta su un quaderno che passa di mano in mano. Nei sorrisi di una foto finale. Nel silenzio che accompagna il ritorno a casa. In quella strana sensazione per cui capisci che non hai semplicemente assistito a un incontro, ma hai vissuto un’esperienza.
La serata di ieri al Convento “SS. Trinità” di Baronissi, organizzata nell’ambito della Settimana Laudato Si’ 2026, aveva come titolo “Dalla speranza all’azione”. Ma lentamente il tema è diventato qualcosa di ancora più grande: un ragionamento collettivo sul nostro modo di stare al mondo.
Sul grande schermo scorrevano le immagini della Settimana Laudato Si’ e le parole di Papa Francesco:
“La speranza ci invita a riconoscere che c’è sempre una via di uscita, che possiamo sempre cambiare rotta, che possiamo sempre fare qualcosa per risolvere i problemi.”
E forse tutto è partito proprio da lì.
Dal verbo “fare”.
Non salvare il pianeta come se fossimo supereroi.
Il pianeta continuerà il suo cammino anche senza di noi.
Quello che dobbiamo proteggere davvero è la salute delle persone, degli ecosistemi, delle risorse naturali. E soprattutto dobbiamo imparare a usare quelle risorse con maggiore parsimonia, ponendoci una domanda tanto semplice quanto rivoluzionaria:
“Ma ne ho davvero bisogno?”
La sostenibilità, allora, smette di essere uno slogan e torna a essere educazione. Quotidianità. Scelta.
Passare sulle strisce pedonali.
Spegnere la luce quando si esce da una stanza.
Chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti o mentre ci si insapona sotto la doccia.
Non gettare carte per terra.
Fare bene la raccolta differenziata.
Raccogliere i bisogni dei propri cani quando si passeggia per strada.
Piccoli gesti.
Quasi invisibili.
Eppure è proprio lì che si misura il livello di civiltà di una comunità.
Perché il rispetto delle regole non è una limitazione della libertà. È il fondamento della convivenza.
La serata si è aperta con uno dei momenti più identitari del metodo Greenopoli: il “piccolo rap della conoscenza”. Prima in italiano, poi in inglese. Un gioco ritmato solo in apparenza leggero, perché dentro quelle parole c’è una vera idea di educazione.
Tempo, pazienza, passione e competenza
pensa e ripensa, crea la conoscenza
pensa, agisci, controlla, correggi
impara dagli errori, è così che ti migliori!
E poi:
Time, patience, passion and competence
think and rethink, create your knowledge
think, act, check and correct
learn from mistakes, that’s how you improve!
Nessuna scorciatoia.
Nessuna formula magica.
La conoscenza richiede tempo. Pazienza. Errori. Correzioni continue. E forse anche umiltà.
Non è un caso che tra le prime parole annotate nel quaderno di Mr Greenopoli compaiano proprio:
“umiltà”, “empatia”, “insieme”, “comprensione”, “rispetto”.
Perché il quaderno, ancora una volta, è diventato uno dei protagonisti invisibili della serata.
Mentre la chiacchierata andava avanti, il quaderno continuava a passare lentamente tra le persone presenti nella sala, raccogliendo emozioni, intuizioni, pensieri, parole nate spontaneamente seguendo il ritmo dell’incontro. Non appunti. Non frasi preparate. Ma tracce vive.
Quasi una fotografia emotiva in tempo reale.
Rileggerlo oggi significa riascoltare la serata.
A un certo punto qualcuno scrive:
“Mi sembra di stare al cinema con Troisi.”
Ed effettivamente Massimo Troisi sembrava attraversare la sala senza essere nominato continuamente. Nel tono leggero ma mai superficiale. Nella capacità di parlare di cose enormi usando parole semplici. In quella ricerca ostinata di umanità.
Anche quando il discorso si è spostato sulla raccolta differenziata, il tono è rimasto lontano dagli slogan e dalle ideologie.
Per plastica, acciaio e alluminio vale una regola generale molto semplice: nella raccolta differenziata si conferiscono soprattutto gli imballaggi.
E proprio sugli imballaggi il ragionamento si è fatto interessante.
Gli imballaggi servono. Proteggono cibo e bevande, permettono conservazione, sicurezza igienica, trasporto. Pensare di eliminarli completamente sarebbe irrealistico. Il problema, semmai, è non abusarne.
Ancora una volta tutto torna lì:
“Ne ho davvero bisogno?”
Si è parlato anche dei materiali e dei pregiudizi che spesso li accompagnano. Troppo entusiasmo verso alcuni. Troppo odio verso altri. Il vetro raccontato quasi sempre come perfetto. La plastica spesso trasformata nel male assoluto.
Ma i materiali non sono buoni o cattivi.
Ogni materiale ha vantaggi e limiti. Sta a noi conoscerli, usarli bene, usarli meno quando possibile.
La carta, invece, è apparsa quasi come un materiale speciale. Un materiale “vivo”. Nasce dagli alberi ma può rinascere attraverso il riciclo. Per gli imballaggi di carta il percorso è relativamente semplice; per altri prodotti serve un po’ più di attenzione, come nel caso degli scontrini o dei materiali misti.
E naturalmente non poteva mancare il richiamo allo “Scarta Scarta Rap” di Greenopoli: per differenziare bene il cartone della pizza basta togliere residui e cornicioni.
Piccoli gesti.
Ancora una volta.
Verso la fine della serata, Mr Greenopoli ha condiviso due parole che ama particolarmente.
La prima è “problema”.
Non come qualcosa di negativo, ma come “questione incerta la cui soluzione ammette alternative”.
E allora il nostro compito diventa costruire alternative e scegliere quella più sostenibile. La più leggera.
Leggera come il Lello Sodano di Ricomincio da tre di Massimo Troisi. Leggera non perché superficiale, ma perché capace di togliere peso inutile alla vita.
La seconda parola è stata “sistema”.
Un insieme di elementi collegati tra loro da uno scopo comune.
E da lì il discorso si è allargato naturalmente alla gestione dei rifiuti. Centri di raccolta, impianti di selezione, riciclo, trattamento, termovalorizzazione. Realtà diverse, spesso raccontate come se fossero in conflitto tra loro, ma che in realtà fanno parte dello stesso sistema.
Un po’ come nel celebre discorso di Menenio Agrippa, quando raccontava che nessuna parte del corpo può vivere separata dalle altre.
Anche una società sostenibile funziona così.
Nessuno basta da solo.
Nessun pezzo basta da solo.
E forse proprio per questo, nelle ultime pagine del quaderno, compaiono parole come:
“speranza”, “accoglienza”, “futuro”, “armonia”, “pace”, “anima”.
Parole semplici.
Ma vive.
Come vivi erano gli sguardi delle persone presenti nella sala. Giovani, adulti, famiglie, cittadini. Tutti insieme nella bellissima foto finale, piena di sorrisi “modellati dalla parola spaghetti”, secondo l’ormai celebre formula di Mr Greenopoli per ottenere sorrisi autentici prima dello scatto conclusivo.
E forse il senso più profondo della serata è stato proprio questo.
Capire che la sostenibilità non è soltanto una materia da studiare.
È un modo di guardare il mondo.
Di stare insieme.
Di scegliere ogni giorno chi vogliamo essere.
Provando, un passo alla volta, a diventare un po’ più leggeri.







