Venerdì 19 giugno 2026, nel Salone Bottiglieri del Palazzo della Provincia di Salerno, ho avuto il piacere di partecipare alla cerimonia di premiazione della sesta edizione del Concorso Nazionale di Racconto breve e poesia “Siamo uguali nella diversità”, promosso dal Centro Studi di Ricerche Economiche e Sociali Mondi Sostenibili.
Il tema scelto per questa edizione è di quelli che sembrano semplici, ma semplici non sono: siamo uguali nella diversità.
Una frase breve, quasi immediata, ma capace di aprire molte domande. Che cosa significa essere uguali? In che modo le diversità non diventano distanza, esclusione, separazione? Come possiamo educare le nuove generazioni a riconoscere nell’altro non una minaccia, ma una ricchezza?
Sono domande profondamente legate alla sostenibilità. Perché la sostenibilità non è solo ambiente, energia, rifiuti, acqua, biodiversità. È anche qualità delle relazioni umane, inclusione, giustizia sociale, pari opportunità, rispetto della dignità di ogni persona.
Il concorso si ispira infatti all’Obiettivo 10 dell’Agenda 2030, dedicato alla riduzione delle disuguaglianze. Ma, come spesso accade nelle esperienze educative più autentiche, dietro un obiettivo internazionale ci sono poi volti, storie, emozioni, ragazzi, famiglie, insegnanti, adulti che si mettono in gioco attraverso la scrittura.
La scrittura come incontro
Il concorso prevedeva due sezioni: racconto breve inedito in lingua italiana e poesia inedita in lingua italiana.
Due forme diverse, ma unite dalla stessa forza: dare voce a ciò che spesso resta nascosto.
Il racconto permette di costruire personaggi, situazioni, cammini interiori. La poesia, invece, concentra in pochi versi sentimenti, immagini, fragilità e speranze. In entrambi i casi la parola diventa ponte.
Come presidente della giuria adulti, insieme alla professoressa Francesca Miceli e al professor Francesco Basile, ho avuto il compito e il privilegio di leggere gli elaborati, confrontarmi, valutare, scegliere. La giuria ragazzi, invece, è stata presieduta dal dottor Giuseppe Sottile, con l’avvocata Oriana Chiarito e la dottoressa Anna Limone.
Non è stato soltanto un lavoro tecnico. È stato un percorso di ascolto.
Leggere un racconto o una poesia significa entrare, con rispetto, nel mondo di un’altra persona. Significa accogliere una voce. Significa sospendere per un momento il giudizio e provare a comprendere.
E questo, per me, è già educazione alla sostenibilità.
Il valore educativo della diversità
Durante la cerimonia, introdotta e moderata dal dottor Giovanni Moccia, presidente del Centro Studi, insieme all’ingegner Angelo Rizzo, è emerso con chiarezza un messaggio: la diversità non va semplicemente tollerata. Va riconosciuta, rispettata, compresa e, quando possibile, amata.
L’avvocata Annarita Ferrara, consigliera delegata alle Politiche Sociali e Sanitarie e alle Pari Opportunità della Provincia di Salerno, ha portato i saluti istituzionali richiamando il valore dell’educazione alla cultura, della partecipazione e della cura.
Nei miei appunti ho segnato tre parole che mi sono rimaste dentro: tempo, passione, cura.
Sono tre parole che appartengono pienamente anche al metodo Greenopoli. Per educare serve tempo. Per ascoltare serve pazienza. Per costruire relazioni serve cura. Nulla di ciò che riguarda le persone può essere affrontato con superficialità.
Fratelli tutti: il dialogo come riconoscimento
Monsignor Michele Alfano, presidente onorario del Centro Studi, ha offerto una riflessione profonda sul valore del dialogo.
Nei miei appunti ho richiamato alcune parole chiave: Fratelli tutti, Papa Francesco, il dialogo, la pienezza, Papa Benedetto, identità.
Il dialogo vero non nasce quando cancelliamo le differenze. Nasce quando le riconosciamo.
Non si dialoga davvero se si pretende che l’altro diventi uguale a noi. Si dialoga quando ciascuno porta la propria identità, la propria storia, la propria visione, senza usarla come muro, ma come possibilità di incontro.
In questo senso, “siamo uguali nella diversità” non significa che siamo tutti identici. Significa che siamo tutti portatori della stessa dignità, anche quando siamo diversi per cultura, esperienze, fragilità, genere, età, provenienza, sensibilità.
La biodiversità declinata al sociale
Molto significativo è stato anche l’intervento di Michele Buonomo, direttivo nazionale di Legambiente e vicepresidente della Fondazione Carisal, ma soprattutto un amico fraterno.
Partendo dal tema della biodiversità, Michele Buonomo ha ampliato lo sguardo. La biodiversità non riguarda soltanto la natura. Riguarda anche gli esseri umani.
Nei miei appunti ho scritto: biodiversità declinata, ci tenevo tanto a esserci, non sono solo un ambientalista, sono un lettore, anzi un grande lettore.
Questo passaggio mi ha colpito molto. Perché mette insieme ambiente e cultura.
Difendere la biodiversità significa difendere la varietà della vita. Ma anche la varietà delle persone, dei pensieri, dei linguaggi, dei modi di stare al mondo.
Buonomo ha ricordato anche la forza della poesia, definendola come una delle testimonianze più autentiche della natura dell’uomo. La poesia scava, porta alla luce, rende visibile l’invisibile.
Ed è proprio questo il punto: la diversità va letta, ascoltata, interpretata. Non basta guardarla da lontano.
Inclusione, accoglienza e parità
L’avvocata Stefania De Martino, esperta in diritto e violenza di genere, ha portato una riflessione intensa sul tema delle donne, dell’inclusione e della parità.
Dai miei appunti emergono parole precise: inclusione, accoglienza, diversità, femminile, omosessualità, pari dignità.
Il suo intervento ha richiamato la necessità di andare oltre gli stereotipi e di riconoscere le differenze non solo nella forma, ma nella sostanza.
Ho annotato anche un passaggio importante: la forma non basta, è nella sostanza.
Dire “avvocato” o “avvocata”, “maestro” o “maestra”, “magistrato” o “magistrata” non è soltanto una questione linguistica. Le parole contano perché raccontano la realtà e contribuiscono a costruirla.
Ma le parole, da sole, non bastano. Devono essere accompagnate da comportamenti, opportunità, responsabilità.
Per questo è stato richiamato anche l’articolo 3 della Costituzione italiana: l’uguaglianza deve essere formale e sostanziale. Non basta dichiarare che siamo uguali. Bisogna rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone di esserlo davvero nella vita concreta.
I bambini, i ragazzi e il futuro che chiede spazio
La dottoressa Antonella Troisi, Giudice presso il Tribunale per i Minorenni di Salerno, ha richiamato il lavoro con i bambini e l’importanza di farli sentire parte di un percorso comune.
Nei miei appunti ho scritto: al tribunale dei bambini, a volte si piange insieme.
Questa espressione mi ha colpito. Perché ci ricorda che l’educazione non è mai un fatto freddo. Educare significa entrare in relazione. Significa accogliere anche la fragilità, la commozione, la difficoltà.
Durante la cerimonia sono stati premiati adulti, ragazzi e bambini. La menzione speciale “Civica-mente per un mondo a colori” ha dato particolare valore alla partecipazione dei più giovani.
E quando una bambina o un ragazzo scrive una poesia sulla diversità, non sta semplicemente partecipando a un concorso. Sta imparando a dare forma al proprio pensiero. Sta allenando la sensibilità. Sta costruendo cittadinanza.
Una comunità di destino, non solo di appartenenza
Tra le frasi che ho annotato ce n’è una che, a mio avviso, riassume bene lo spirito dell’intera manifestazione:
le diversità che ci abitano… comunità di destino e non di appartenenza.
È una frase bellissima.
Noi non siamo chiamati a stare insieme soltanto perché apparteniamo allo stesso luogo, alla stessa categoria, alla stessa scuola, alla stessa istituzione o alla stessa comunità.
Siamo chiamati a stare insieme perché condividiamo un destino.
Il futuro non è mai individuale. È sempre anche collettivo.
Le crisi ambientali, sociali, culturali ed educative ci mostrano ogni giorno che nessuno si salva da solo. La sostenibilità, allora, diventa la capacità di riconoscere questo legame profondo.
I premi e i riconoscimenti
Nel corso della manifestazione sono stati proclamati i vincitori delle sezioni adulti e ragazzi, per racconto breve e poesia.
Ogni premio è stato un segno di attenzione verso chi ha scelto di esporsi attraverso la scrittura, condividendo una parte di sé.
Particolarmente significativo è stato anche il conferimento del Premio Mondi Sostenibili a Don Roberto Faccenda, per il suo impegno nel campo dell’inclusione sociale e della promozione umana.
Accanto a questo momento, si è svolta anche la terza edizione del Premio “Alessandra Bojano”, assegnato a Iman Mherro del Liceo Statale Alfano Primo di Salerno, con buoni libro offerti dalla famiglia Bojano.
Anche questo è un segnale importante: premiare una giovane studentessa con dei libri significa investire nella cultura come strumento di crescita, libertà e partecipazione.
Una rete di persone e istituzioni
L’evento ha visto la presenza e il contributo di tante realtà.
Il concorso è stato promosso dal Centro Studi di Ricerche Economiche e Sociali Mondi Sostenibili, con il patrocinio morale del Comune di Pellezzano e della Provincia di Salerno.
Hanno sostenuto l’iniziativa anche Prosumer Rete Consumatori Indipendenti Aps, Uninstrada Aps con la partecipazione del suo presidente il prof. Rino Cuccurullo – collega e caro amico, il Forum dei Giovani di Pellezzano, Naturalmente Tipico, E-Direct Srl e Tipografia Gutenberg.
Media partner dell’iniziativa sono stati Radio Ponte Re-Generation e Il Sole & Le Nuvole, con la trasmissione anche in diretta streaming, per permettere a un pubblico più ampio di seguire la cerimonia.
Questa rete di soggetti dimostra che la sostenibilità sociale non nasce mai da una sola persona. Nasce da alleanze, collaborazioni, fiducia, responsabilità condivisa.
Tornando a casa, ho ripensato ai volti dei ragazzi, agli interventi, alle poesie, ai racconti, agli applausi, alle emozioni della sala.
E mi sono tornate in mente le parole che avevo scritto nel mio taccuino:
tempo, pazienza, passione e cura.
Sono parole semplici, ma potentissime.
Servono per scrivere.
Servono per educare.
Servono per ascoltare.
Servono per costruire comunità.
Servono per rendere la sostenibilità una cosa viva, concreta, quotidiana.
Perché la sostenibilità non è soltanto un tema da convegno o da documento ufficiale.
È il modo in cui guardiamo l’altro.
È il modo in cui scegliamo le parole.
È il modo in cui accogliamo le differenze.
È il modo in cui trasformiamo una sala piena di persone diverse in una comunità che, almeno per un pomeriggio, si riconosce parte dello stesso cammino.
Siamo diversi, sì.
Ma siamo uguali nella dignità.
E forse è proprio da qui che bisogna ripartire.








