Giovanni De Feo, Mr Greenopoli, insieme ad Arturo Bertoldi, Elena Ferrario e Sonja Marchesi per condividere esperienze e percorsi didattici dedicati alle scuole
Imparare a non sprecare.
Tre parole semplici che racchiudono una delle sfide educative più importanti del nostro tempo. È stato questo il filo conduttore del webinar “Imparare a non sprecare – Esperienze e percorsi didattici per le scuole”, svoltosi il 2 settembre 2026 nell’ambito delle attività della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti – SERR.
Un appuntamento rivolto al mondo della scuola e dell’educazione ambientale, costruito intorno al confronto tra esperienze differenti ma accomunate dalla stessa idea: la sostenibilità si impara soprattutto quando diventa esperienza, partecipazione e azione concreta.
A portare il proprio contributo sono stati Arturo Bertoldi, responsabile di Eduiren; Giovanni De Feo, Mr Greenopoli; Elena Ferrario, presidente di Legambiente Scuola e Formazione; e Sonja Marchesi, impegnata nelle attività del CEAS Tutti per la Terra dell’Unione Comuni Modenesi Area Nord.
Quattro esperienze e quattro prospettive diverse, unite dalla volontà di fornire alle scuole idee e strumenti per andare oltre la semplice trasmissione di nozioni e costruire invece occasioni capaci di far riflettere bambini e ragazzi sulle conseguenze delle proprie scelte.
La SERR 2026: dare valore alle risorse
La diciottesima edizione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti si svolgerà dal 21 al 29 novembre 2026 e sarà dedicata all’uso responsabile delle risorse, con lo slogan:
“Progetta meglio, acquista consapevole, riduci gli sprechi”.
Un invito a guardare molto più a monte rispetto al momento in cui un oggetto diventa rifiuto: progettare prodotti più durevoli, acquistare consapevolmente, evitare gli sprechi e valorizzare i materiali significa infatti intervenire alla radice della produzione dei rifiuti.
Ed è un’impostazione che incontra perfettamente uno dei messaggi che Greenopoli porta nelle scuole da anni.
Perché educare alla corretta gestione dei rifiuti non può significare soltanto insegnare dove buttare qualcosa.
Anzi, come ripetiamo spesso con Greenopoli:
non facciamo la “buttata differenziata”, facciamo la raccolta differenziata.
La differenza non è soltanto nelle parole.
Prima di preoccuparci di separare correttamente ciò che abbiamo deciso di scartare, dovremmo infatti chiederci:
quel rifiuto poteva essere evitato?
È proprio qui che dalla raccolta differenziata si passa alla prevenzione.
Pesa, pensa e ripensa
Tra le proposte portate da Greenopoli nel webinar c’è “Pesa, pensa e ripensa”.
Si può partire da un gesto semplicissimo: pesare per alcuni giorni o per una settimana i rifiuti prodotti da una classe, da più classi o dall’intera scuola.
Poi si osserva ciò che è stato raccolto, magari realizzando una semplice analisi merceologica.
Carta, plastica, imballaggi, avanzi alimentari, oggetti usa e getta.
E a quel punto arrivano le domande.
Quanto abbiamo prodotto?
Che cosa avremmo potuto evitare?
Che cosa avremmo potuto riutilizzare?
Che cosa possiamo cambiare dalla settimana successiva?
Da qui il nome dell’attività:
Pesa, perché per conoscere bisogna anche misurare.
Pensa, perché un numero da solo non insegna nulla se non ci fermiamo a comprenderlo.
Ripensa, perché la parte più importante arriva quando utilizziamo ciò che abbiamo scoperto per mettere in discussione le nostre abitudini.
In fondo vale un principio molto semplice: se non misuro, non posso gestire.
E possiamo anche dirlo alla maniera di Greenopoli:
se non conosco, difficilmente posso prendermi cura.
Riduci il peso invisibile
Ma esiste anche un altro peso, molto più difficile da mettere su una bilancia.
È il peso invisibile degli oggetti.
Uno smartphone pesa poche centinaia di grammi. Una maglietta ancora meno. Una bottiglia sembra leggerissima.
Eppure dietro ogni oggetto ci sono materie prime, acqua, energia, lavorazioni industriali, trasporti, imballaggi e processi di fine vita.
Il suo vero peso ambientale è quindi molto più grande di quello che possiamo misurare con una normale bilancia.
Con l’attività “Riduci il peso invisibile”, anche concetti apparentemente complessi come il Life Cycle Thinking e la Life Cycle Assessment possono essere trasformati in strumenti educativi semplici e intuitivi.
Non si tratta di trasformare bambini e ragazzi in analisti LCA.
Si tratta di insegnare loro a fare una cosa molto più importante:
guardare oltre ciò che si vede.
Chiedersi da dove viene un oggetto.
Quali risorse sono servite per produrlo.
Quanto è destinato a durare.
Che cosa accadrà quando non lo useremo più.
Perché molto spesso la parte più importante dell’impatto ambientale è proprio quella che non vediamo.
Le Piccole Guardie Ambientali: imparare facendo
Anche l’esperienza delle Piccole Guardie Ambientali di Greenopoli rappresenta bene questa idea di educazione.
I bambini non sono semplicemente destinatari di una spiegazione.
Diventano osservatori, esploratori, comunicatori.
Fanno domande, partecipano alle attività, raccontano ciò che hanno imparato e possono portare quei messaggi anche fuori dalla scuola.
È uno dei principi sui quali Greenopoli ha costruito il proprio percorso: un bambino coinvolto può diventare un formidabile moltiplicatore di consapevolezza, capace di trasferire idee e comportamenti anche all’interno della propria famiglia.
L’educazione ambientale, allora, non è più qualcosa che l’adulto “spiega” al bambino.
Diventa qualcosa che si fa insieme.
GRAEEnopoli: che cosa dorme nei nostri cassetti?
Un altro percorso possibile nasce dall’incontro tra Greenopoli e il mondo dei RAEE, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Da qui il nome:
GRAEEnopoli.
Quanti vecchi smartphone abbiamo nei cassetti?
E quanti caricabatterie, cuffiette, tablet, piccoli elettrodomestici o dispositivi elettronici che non utilizziamo più?
Il tema dei RAEE è particolarmente efficace dal punto di vista educativo perché permette di collegare moltissimi argomenti: consumo consapevole, durata dei prodotti, riparazione, riuso, materie prime, recupero dei materiali e corretta raccolta a fine vita.
La domanda, ancora una volta, non deve essere soltanto:
“Dove lo butto?” o meglio “Come lo raccolgo?”
Prima vengono altre domande:
“Perché non lo uso più?”
“Posso continuare a utilizzarlo?”
“Si può riparare?”
“Può servire a qualcun altro?”
Ed è proprio questo spostamento delle domande che può aiutare a costruire una vera cultura della prevenzione.
Esperienze diverse, la stessa voglia di educare
Il valore dell’incontro del 2 settembre è stato anche nel mettere insieme approcci differenti.
Eduiren lavora da anni sulla diffusione della cultura della sostenibilità e sulla ricerca di nuovi linguaggi capaci di creare relazioni tra territori, scuole e comunità.
Legambiente Scuola e Formazione porta nel confronto una lunga esperienza nel campo della formazione, della cittadinanza attiva e dell’educazione alla sostenibilità, con Elena Ferrario alla presidenza dell’associazione.
Il CEAS Tutti per la Terra sviluppa attività fortemente legate all’esperienza diretta e al coinvolgimento delle comunità: dai laboratori alle iniziative sul riuso, fino ai percorsi educativi dedicati all’acqua e alle risorse. Sonja Marchesi rappresenta da anni uno dei punti di riferimento di queste attività.
Greenopoli ha portato il proprio modo di raccontare l’ambiente:
numeri e racconti, scienza e gioco, esperimenti e domande, parole, rime e rap.
Con una convinzione maturata in vent’anni di incontri con bambini e ragazzi:
la correttezza scientifica è indispensabile, ma per educare bisogna riuscire anche a creare una connessione.
Prima di riciclare meglio, impariamo a sprecare meno
È forse questa la sintesi più semplice dell’intero incontro.
L’economia circolare non comincia davanti a un contenitore della raccolta differenziata.
Comincia molto prima.
Quando scegliamo cosa acquistare.
Quando decidiamo quanto utilizzare.
Quando abbiamo cura delle cose.
Quando scegliamo di riparare invece di sostituire.
Quando riutilizziamo.
Quando condividiamo.
Quando riusciamo a evitare uno spreco.
La raccolta differenziata rimane fondamentale, naturalmente.
Ma arriva dopo.
Perché il miglior rifiuto rimane quello che siamo riusciti a non produrre.
E allora la scuola può diventare il luogo ideale nel quale esercitarsi a fare proprio questo:
pesare, pensare e ripensare.
Alle cose.
Alle risorse.
E soprattutto alle nostre scelte.
Guarda il webinar completo
La registrazione integrale di “Imparare a non sprecare – Esperienze e percorsi didattici per le scuole”, con gli interventi di Arturo Bertoldi, Giovanni De Feo, Elena Ferrario e Sonja Marchesi, è disponibile su YouTube.
