Più alberi, più ombra, meno asfalto: Mr. Greenopoli su Il Mattino parla del caldo che cambia Avellino

L’ambiente conquista la prima pagina dell’edizione di Avellino de Il Mattino, che dedica un ampio richiamo all’intervista di Rossella Fierro a Giovanni De Feo, docente di Ecologia Industriale all’Università degli Studi di Salerno e ideatore di Greenopoli.

“Bolle di calore: servono più alberi” è il titolo riportato in copertina. All’interno del quotidiano, nella pagina dedicata a I nodi dell’ambiente, il tema viene approfondito con un’intervista dal titolo “Piantare nuovi alberi contro la crisi del caldo”.

Al centro della conversazione c’è Avellino, alle prese con temperature sempre più elevate e con spazi urbani che, durante le ore più calde, diventano difficili da vivere. Ma il discorso riguarda tutte le città chiamate ad adattarsi a condizioni climatiche ormai profondamente mutate.

Non un cambiamento, ma un peggioramento climatico

Uno dei primi punti affrontati da Mr. Greenopoli riguarda le parole utilizzate per descrivere ciò che sta accadendo.

Il termine “cambiamento” può richiamare anche una trasformazione positiva o neutra. Nel caso del clima, invece, siamo davanti a un peggioramento che produce conseguenze sulla salute delle persone, sugli ecosistemi e sulla qualità della vita urbana.

Le temperature eccezionali non rappresentano più una possibilità futura, ma una realtà con la quale Avellino e l’intera Irpinia stanno già facendo i conti.

Alla base del fenomeno vi è l’aumento della concentrazione dei gas a effetto serra prodotto dalle attività umane. Per questo motivo le risposte devono riguardare sia i comportamenti individuali sia le scelte collettive e amministrative.

Le azioni personali sono importanti, ma non possono sostituire la pianificazione pubblica. Allo stesso modo, le decisioni delle amministrazioni rischiano di essere meno efficaci se non vengono comprese e accompagnate dai cittadini.

Il Piano del verde come strumento operativo

Avellino dispone di uno strumento prezioso: il Piano del verde.

La sfida è trasformarlo in interventi concreti, programmati e verificabili. Piantare nuovi alberi non significa aggiungere qualche elemento decorativo, ma costruire una vera infrastruttura ambientale capace di produrre ombra, mitigare il surriscaldamento e rendere più vivibili strade e piazze.

Gli alberi hanno bisogno di spazio, terreno, acqua e manutenzione. Non basta collocarli ovunque sia rimasto un piccolo vuoto tra asfalto e cemento: occorre scegliere le specie adatte, garantire condizioni adeguate alla crescita e prendersene cura nel tempo.

Il verde urbano deve essere pensato come parte integrante della città, al pari delle strade, dell’illuminazione e degli altri servizi essenziali.

Il problema diventa particolarmente evidente in luoghi centrali come piazza Libertà e corso Vittorio Emanuele, che durante le ore di maggiore insolazione possono trasformarsi in spazi difficili da attraversare e nei quali è complicato trovare riparo dal caldo.

Una città vivibile ha bisogno anche di piccoli rifugi climatici: zone d’ombra, alberi, superfici permeabili e luoghi nei quali sostare senza essere esposti continuamente al sole.

Restituire spazio al suolo

Nell’intervista viene affrontato anche il tema della depavimentazione, cioè la rimozione di asfalto e superfici impermeabili dove queste non siano realmente necessarie.

Per troppo tempo le città hanno sottratto terreno alla natura, ricoprendolo con materiali che assorbono calore e impediscono all’acqua di infiltrarsi nel suolo. Restituire spazio al terreno significa ridurre il surriscaldamento, favorire la gestione delle acque meteoriche e creare le condizioni per aumentare il patrimonio vegetale.

Non si tratta di un’ipotesi irrealizzabile. Diverse città europee hanno già sperimentato interventi di questo tipo. Nell’intervista viene richiamato l’esempio di Barcellona, dove alcuni progetti urbani hanno restituito spazio alle persone e alla natura.

Anche Avellino può avviare questo percorso, partendo dalle aree nelle quali l’eccesso di pavimentazione e la carenza di ombra risultano più evidenti.

Raffrescare senza riscaldare ancora il pianeta

Il caldo spinge inevitabilmente a un uso crescente dei condizionatori. Tuttavia, immaginare un impianto in ogni abitazione come unica risposta rischia di alimentare lo stesso problema che si vorrebbe contrastare.

Un maggiore consumo di energia, soprattutto quando proviene ancora da fonti fossili, contribuisce alle emissioni e al peggioramento climatico. Inoltre, i sistemi di climatizzazione trasferiscono verso l’esterno una parte del calore sottratto agli ambienti interni.

Occorre partire innanzitutto dagli edifici: migliorare l’isolamento termico, ridurre le dispersioni, installare pannelli fotovoltaici e diminuire il prelievo di energia dalla rete. In edifici riqualificati diventa poi possibile sostituire progressivamente le vecchie caldaie con pompe di calore efficienti, utilizzabili sia per il riscaldamento sia per il raffrescamento.

Anche le soluzioni più semplici possono contribuire: usare ventilatori a basso consumo, schermare le superfici esposte e favorire la ventilazione notturna quando la temperatura e la qualità dell’aria lo consentono.

La risposta alla crisi del caldo non può dipendere da un unico dispositivo. Deve nascere da una combinazione di progettazione urbana, verde, edifici efficienti, tecnologie appropriate e comportamenti responsabili.

Una strategia che unisce cittadini e amministrazione

Il messaggio complessivo dell’intervista è che non esistono soluzioni isolate.

Piantare alberi senza garantire loro lo spazio necessario non basta. Riqualificare gli edifici senza intervenire sugli spazi pubblici non basta. Chiedere ai cittadini di cambiare comportamento senza accompagnare questa richiesta con politiche coraggiose non basta.

Occorre una strategia integrata, capace di unire il Piano del verde, la depavimentazione, l’efficienza energetica, la mobilità, la qualità dell’aria e la partecipazione della comunità.

La città deve essere preparata non soltanto a reagire alle emergenze, ma ad affrontare il peggioramento climatico con una visione di lungo periodo.

L’ambiente in prima pagina

La presenza di questi temi sulla prima pagina di un quotidiano importante come Il Mattino è già un segnale significativo. Significa riconoscere che il verde urbano, il caldo, l’energia e la trasformazione delle città non sono questioni marginali o riservate agli esperti.

Riguardano la salute, la sicurezza e la qualità della vita di tutti.

L’intervista curata da Rossella Fierro ha saputo restituire con chiarezza il senso della conversazione con Mr. Greenopoli, trasformando temi scientifici e tecnici in un racconto strettamente legato alla vita quotidiana di Avellino.

L’intervista completa può essere letta nell’edizione cartacea e digitale de Il Mattino.