Un incontro nella Parrocchia Sant’Ippolisto Martire per riflettere sull’acqua come risorsa, diritto e responsabilità. Con il linguaggio di Greenopoli: dati, racconti, battute, rime e lo “Sciacqua Sciacqua Rap”.
Venerdì 4 settembre ho avuto il piacere di incontrare la comunità della Parrocchia Sant’Ippolisto Martire di Atripalda per un pomeriggio dedicato alla cura dell’acqua, tema scelto per l’intenzione mensile della Rete Mondiale di Preghiera del Papa.
L’invito era a parlare di una gestione giusta e sostenibile dell’acqua, affinché tutti possano accedere in modo equo a una risorsa indispensabile alla vita.
Un argomento enorme, che può essere affrontato attraverso dati, indicatori, consumi, disponibilità, sprechi e disuguaglianze. Ma chi conosce Greenopoli sa che difficilmente riesco a mettere i numeri uno dietro l’altro senza infilarci in mezzo qualche storia, qualche battuta e, possibilmente, anche una rima.
Ed è andata proprio così.
Parlare di cose serie senza rinunciare a sorridere
Abbiamo alternato numeri e risate, cercando di capire quanta acqua utilizziamo, quanta ne diamo per scontata e quanto diverso possa essere il rapporto con questa risorsa a seconda del luogo del mondo in cui si nasce e si vive.
Perché la sostenibilità non deve necessariamente essere raccontata con il tono di una predica o di una lezione accademica.
Si può ridere, partecipare, giocare con le parole e, nello stesso tempo, riflettere seriamente.
A un certo punto sono arrivate anche le rime dello “Sciacqua Sciacqua Rap”, perché l’acqua passa attraverso i rubinetti, ma può passare anche attraverso la musica e le parole quando vogliamo trasformare un concetto in qualcosa che si ricorda.
Un momento al termine dell’incontro nella Parrocchia Sant’Ippolisto Martire di Atripalda.
Quando aprire un rubinetto non è un gesto scontato
La parte conclusiva dell’incontro l’ho affidata, invece, a una storia.
La storia agrodolce della signora Eduarda, che vive in Africa insieme ai suoi sette-otto figli.
Dopo le risate, le battute, i numeri e il rap, quella storia ci ha riportati al punto essenziale: per noi aprire un rubinetto e trovare immediatamente acqua disponibile e sicura è un gesto talmente normale da essere quasi invisibile.
Non è così per tutti.
Ed è forse proprio questo il valore della parola “cura”: accorgersi di ciò che possediamo, comprenderne il valore e ricordarci che una risorsa fondamentale come l’acqua riguarda insieme ambiente, salute, dignità, giustizia e solidarietà.
Una risata può aprire la porta a un pensiero
È stato un incontro molto partecipato e, soprattutto, molto allegro.
Ed è un aspetto al quale tengo particolarmente: ridere non significa rendere meno importante un argomento. A volte accade esattamente il contrario. Una risata abbatte una distanza, crea attenzione e apre la porta a un pensiero che può rimanere anche quando l’incontro è finito.
Un grazie sincero a Don Luca Monti e alla signora Pina per l’invito, e a tutte le persone presenti per l’accoglienza, la partecipazione e le tante risate condivise.
Perché, alla fine, il messaggio è semplicissimo:
l’acqua è vita. E prendersi cura dell’acqua significa prendersi cura delle persone. 💧🌍
Giovanni De Feo/Mr Greenopoli

