Confesso che quando la professoressa Antonella Prudente mi ha invitato a partecipare alla trasmissione “8×8” di Sport Channel 214 dedicata agli scacchi, ho accettato con piacere ma anche con una certa curiosità.
Non sono uno scacchista. Conosco le regole del gioco, ho diversi libri sugli scacchi in casa e seguo con interesse la passione di mio figlio Francesco, che negli ultimi anni si è avvicinato sempre di più a questo mondo. Eppure, durante la trasmissione, mi sono reso conto che in fondo non stavamo parlando soltanto di scacchi.
Stavamo parlando di educazione.
La professoressa Antonella Prudente, da anni impegnata nella diffusione della cultura scacchistica in Irpinia, sa bene che una scacchiera può diventare molto più di un passatempo. Può trasformarsi in uno strumento per allenare la memoria, la concentrazione, la capacità di prendere decisioni e il rispetto delle regole.
E mentre parlavamo, mi accorgevo che molti dei valori trasmessi dagli scacchi sono gli stessi che da vent’anni provo a condividere attraverso Greenopoli.
Viviamo in un’epoca nella quale spesso si dice che i giovani non ascoltano, che sono distratti, che hanno perso il senso delle regole.
Io continuo a pensare che la domanda giusta sia un’altra.
Non dobbiamo chiederci perché i giovani non ci ascoltino.
Dobbiamo chiederci perché noi non riusciamo a raggiungere il loro cuore.
È una convinzione che accompagna ogni incontro di Greenopoli, dalle scuole dell’infanzia fino alle aule universitarie.
Anche all’Università degli Studi di Salerno provo a mettere in pratica questo principio. Non amo particolarmente la parola “esame”. Preferisco parlare di discussione finale. I miei studenti non siedono di fronte a me. Siedono accanto a me. Intervengono, si confrontano, dialogano. Gli ex allievi spesso ritornano. Si crea una comunità di apprendimento nella quale tutti possono contribuire.
In fondo anche una partita a scacchi è una forma di dialogo.
Ogni mossa è una risposta a una mossa precedente.
Ogni scelta nasce dall’ascolto di ciò che l’altro ha fatto.
Durante la trasmissione ho ricordato che all’Università di Salerno abbiamo un collega che rappresenta magnificamente questo incontro tra rigore scientifico e passione per gli scacchi: il professor Roberto Citarella.
Roberto è un docente e ricercatore di grande valore, impegnato in studi complessi nel campo dell’ingegneria e della meccanica strutturale. È abituato a modellizzare fenomeni estremamente sofisticati, a ragionare su problemi complessi e a cercare soluzioni attraverso la matematica e la logica.
Non sorprende quindi che abbia trovato negli scacchi un terreno naturale per esprimere queste capacità.
Da anni promuove incontri, attività e momenti di divulgazione dedicati agli scacchi, contribuendo a diffondere una cultura del ragionamento, della pazienza e della riflessione.
Mi piace pensare che esista un filo invisibile che collega una scacchiera, un’aula universitaria e un laboratorio di educazione ambientale.
In tutti e tre i casi si impara a osservare.
Si impara a riflettere.
Si impara a valutare le conseguenze delle proprie azioni.
Si impara che gli errori non sono una sconfitta ma una preziosa opportunità di crescita.
Oggi viviamo nella società della performance.
Tutti sembrano costretti a dimostrare qualcosa.
Tutti hanno paura di sbagliare.
Eppure la comunicazione non è perfezione.
La comunicazione è connessione.
Gli scacchi, come l’educazione, ci ricordano che crescere significa imparare, correggersi e ripartire.
Forse è per questo che, pur non essendo uno scacchista, mi sono sentito perfettamente a mio agio durante quella conversazione.
Perché alla fine non stavamo parlando di torri, cavalli o alfieri.
Stavamo parlando di persone.
Stavamo parlando di giovani.
Stavamo parlando di futuro.
E quando si parla di futuro, Greenopoli si sente sempre a casa.
Come ripeto spesso ai miei studenti:
“Ci vuole tempo, pazienza, passione e competenza.
Pensa e ripensa, crea la conoscenza.
Pensa, agisci, controlla, correggi.
Impara dagli errori e così ti migliori.”
Negli scacchi come nella vita.

