Territori interni: non solo luoghi da abitare, ma comunità da immaginare e costruire

SANT’ANGELO A SCALA (AV) – «Le aree interne rappresentano una straordinaria risorsa umana, culturale e ambientale. Riflettere sul loro futuro significa riflettere sul futuro di tutti noi.»

La frase, pubblicata poche ore prima sui social da Giovanni De Feo e letta in apertura del suo intervento dal sindaco di Capriglia Irpina Nunziante Picariello, ha finito per rappresentare il filo conduttore dell’intera mattinata dedicata alla presentazione del volume Territori Interni. Questioni, pratiche e prospettive del Parco del Partenio, svoltasi nella Chiesa di San Giacomo Apostolo di Sant’Angelo a Scala.

Un incontro promosso dal Parco Regionale del Partenio con il sostegno della Regione Campania e di Scabec che ha riunito amministratori locali, studiosi, operatori culturali e alcuni cittadini particolarmente sensibili ai temi del territorio e delle aree interne.

I presenti non erano numerosissimi. A incidere hanno probabilmente contribuito alcune iniziative concomitanti organizzate nello stesso comprensorio. Eppure quelle sedie rimaste vuote sembravano quasi richiamare il tema centrale della giornata: lo spopolamento che da anni interessa molti piccoli comuni dell’entroterra e che continua a rappresentare una delle principali sfide per il futuro delle comunità locali.

Dopo l’introduzione del giornalista Alfredo Picariello e il saluto del sindaco di Sant’Angelo a Scala Carmine De Fazio, il dibattito è entrato subito nel vivo.

Nunziante Picariello ha infatti colto l’occasione per evidenziare una questione tutt’altro che secondaria. Rivolgendosi al consigliere regionale Maurizio Petracca, presente all’incontro, ha sottolineato la differenza tra il concetto di aree interne e quello di territori interni.

Una distinzione apparentemente terminologica ma che in realtà ha conseguenze molto concrete.

Secondo il sindaco di Capriglia Irpina, infatti, esistono numerosi comuni che vivono problematiche analoghe a quelle delle aree interne, ma che non rientrano formalmente nelle classificazioni previste dalle normative e rischiano quindi di restare esclusi da opportunità e finanziamenti dedicati a questi territori.

Da qui l’importanza di una riflessione che superi le sole definizioni amministrative e che tenga conto delle reali condizioni sociali, economiche e demografiche delle comunità locali.

Un tema che ha trovato attenzione anche nell’intervento del consigliere regionale Maurizio Petracca, il quale ha richiamato la necessità di continuare a investire sui territori dell’entroterra campano, sostenendo percorsi di sviluppo capaci di contrastare il declino demografico e valorizzare le risorse locali.

Nel corso del suo intervento Petracca ha ribadito l’importanza delle reti territoriali, della collaborazione tra istituzioni e della capacità di costruire progettualità condivise. Prima di lasciare l’incontro per impegni familiari già programmati, ha ringraziato gli organizzatori e si è impegnato a leggere il volume, che non aveva ancora avuto modo di approfondire.

Il presidente del Parco Regionale del Partenio Francesco Iovino ha quindi illustrato il significato dell’opera e il percorso che ne ha accompagnato la realizzazione.

Più che una semplice pubblicazione, Territori Interni è stato presentato come uno strumento di riflessione e di proposta, capace di mettere in dialogo ricerca, amministrazione e comunità locali.

Nel suo intervento Iovino ha richiamato tre parole chiave che sintetizzano molte delle sfide dei territori interni: abitare, lavorare e connettere.

Tre verbi che racchiudono la necessità di creare condizioni che permettano alle persone di restare, costruire il proprio futuro e mantenere vive le relazioni che danno senso alle comunità.

La professoressa Anna Maria Zaccaria, dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e curatrice del volume insieme a Luisa Bocciero, ha illustrato il lungo percorso di ricerca che ha portato alla nascita del libro.

Un lavoro che non si limita a descrivere i problemi delle aree interne ma cerca di comprenderne la complessità, evitando letture semplicistiche e stereotipate.

Le aree interne, ha evidenziato, non sono soltanto luoghi caratterizzati da fragilità e difficoltà. Sono territori ricchi di relazioni, identità, patrimonio culturale e capacità di resilienza. Per questo motivo il loro futuro richiede non soltanto investimenti economici ma anche una profonda innovazione culturale e sociale.

Sulla stessa linea si è sviluppato l’intervento di Luisa Bocciero, che ha illustrato il lavoro di ricerca e di raccolta delle esperienze confluite nel volume.

Particolarmente significativa è stata la riflessione sulla necessità di superare una narrazione esclusivamente pessimistica dello spopolamento, senza per questo ignorarne la gravità.

Comprendere i problemi è necessario, ma altrettanto importante è individuare le energie presenti nei territori e costruire nuove opportunità a partire dalle persone, dalle associazioni, dal volontariato e dalle reti locali che continuano a mantenere vive le comunità.

Nella parte finale dell’incontro il sindaco Carmine De Fazio è tornato su alcuni dei temi emersi durante la mattinata, richiamando l’attenzione sulle difficoltà che vivono quotidianamente i piccoli comuni e sulla necessità di rafforzare la collaborazione tra amministrazioni locali.

A chiudere l’incontro è stato Giovanni De Feo, autore nel volume del contributo Dentro l’ambiente, dentro la persona: educazione ecologica e immaginazione sostenibile per le aree interne.

Il suo intervento ha assunto i toni di una riflessione che ha intrecciato educazione, ambiente, demografia e responsabilità collettiva.

Partendo dalle parole della celebre canzone Un giorno dopo l’altro di Luigi Tenco, De Feo ha richiamato l’immagine di paesi nei quali il tempo continua a scorrere mentre la popolazione diminuisce lentamente anno dopo anno.

«Un giorno dopo l’altro il tempo se ne va…»

Un verso che diventa particolarmente significativo quando si osserva ciò che accade in molte comunità dell’entroterra, dove il cambiamento non si manifesta con eventi improvvisi ma attraverso una lenta e costante perdita di abitanti.

Da qui la provocazione che ha accompagnato la conclusione della mattinata:

«Siamo passati da “Altrimenti ci arrabbiamo” ad “Altrimenti ci spopoliamo”.»

Una frase che ha suscitato sorrisi ma anche riflessioni profonde.

Per De Feo il rischio più grande è continuare a fare sempre le stesse cose aspettandosi risultati diversi. Occorre invece avere il coraggio di immaginare nuovi modelli di collaborazione tra i comuni, rafforzare le reti territoriali e costruire percorsi condivisi capaci di dare nuove prospettive alle giovani generazioni.

Richiamando il caso di Sant’Angelo a Scala, oggi attestato intorno ai settecento abitanti, ha evidenziato come il problema non riguardi un singolo paese ma l’intero sistema delle comunità dell’entroterra.

«Siamo in pochi a fare troppo e in troppi a fare poco o niente», ha osservato, invitando tutti a diventare protagonisti del cambiamento.

Al termine dell’incontro è rimasta una convinzione condivisa: il futuro dei territori interni non dipende soltanto dalle politiche o dai finanziamenti. Dipende soprattutto dalla capacità delle comunità di immaginare il proprio domani e di costruirlo insieme.

Ed è forse proprio questo il messaggio più importante che emerge dalle pagine di Territori Interni: non limitarsi a raccontare il cambiamento, ma contribuire a realizzarlo.